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Bovalino superiore. La "navi dimenticate" sull'intonaco del castello

  •   Redazione
Immagina tratta dall'archivio diPino Macrì Immagina tratta dall'archivio diPino Macrì

di Annamaria Delfino - A primavera svettano come baluardi e vessilli in festa i nostri castelli, arrampicati e fieri su rupi e colline, fioriti e agghindati di rampicanti e fiori selvatici che li onorano facendo tante volte dimenticare ai più sprovveduti la loro funzione costruttiva, che ne faceva i difensori di un territorio assalto degli “infedeli”. Sono tanti i Castelli di Calabria, ma quelli della nostra terra jonica li conosciamo tutti, li vediamo ogni giorno e sono lì, fondali dei nostri tramonti e immaginario di noi bambine in cerca del principe.

Si sa, per studi e notizie e analisi del territorio che tra loro i castelli fossero collegati.Che tra loro intercorresse un dialogo costante. Soprattutto di notte, nelle buie notti di paura a difesa dei Turchi venuti dal mare, il dialogo avveniva attraverso le piccole feritoie, le guardie si parlavano a distanza di km con le torce e le candele accese. Ne sono testimonianza i segni del fuoco acceso continuamente durante la notte sulle alte e piccole finestrelle del castello di Bovalino Superiore, l’Architetto Domenico Marfia e io, progettisti dell’intero centro storico del piccolo borgo e del castello, analizzando i resti, ormai depredati e smembrati, nel 2003 ci accorgemmo di piccoli dettagli che ci hanno permesso poi di ricostuire quella che era la vita, la linfa vitale che muoveva e animava quel posto dimenticato. Difatti i segni dei fuochi accesi erano per lo più verso la valle in quelle feritoie che guardavano verso il castello di Ardore, di fronte al Borgo di Bovalino.

Era una vita frenetica in quei tempi, il castello di Bovalino edificato all’inizio del periodo normanno, intorno all’anno 1000 nel corso dei secoli fu più volte ricostruito e danneggiato. Un grande crollo lo distrusse quasi parzialmente nel 1222, i Turchi nel 1594 lo incendiarono, dopo averlo saccheggiato, portando via ogni tesoro e bene, anche dalle abitazioni dei poveri residenti. Nel corso dei secoli il terremoto lo danneggia in più parti, ma il danno più evidente, che ne deturpa la fisionomia e la vera essenza costruttiva, avviene attorno agli anni 60 quando viene squarciata totalmente una facciata per fare posto ad una strada di accesso al centro storico, si dice che la moglie del politico di turno si lamentasse per il giro troppo lungo per scendere alla marina e quindi? Abbattuto il castello e la signora è presto accontentata.
Durante la nostra ricognizione per una buona analisi di restauro, ci salta agli occhi lo scempio effettuato dall’uomo che come sempre e più deleterio della natura stessa, più uragano delle intemperie e più terremoto del sisma peggiore. Ci accorgiamo che sono state tagliate dalla costruzione della strada le cisterne, che le tre torri sono ancora li ma ne manca una mai costruita che quel luogo ci ha incantati e ha per noi ha in serbo un regalo. Una sera in cui la luce del tramonto colpisce le facciate e rende più nitidi i solchi e le fenditure, ci accorgiamo che tra i blocchi di pietra l’intonaco attaccato parzialmente come la sottile cialda sui torroncini natalizi, mostra dei disegni incisi nell’impasto dell’intonaco, all’epoca delle decorazioni così fresco da permettere un tale lavoro. Sono navi, stilizzate, con i remi e le vele spiegate, alte e svettanti come una flotta che ne ha perse parecchie di rovinate e corrose dal tempo. Cosa ci fanno lì, chi le ha disegnate e perché.

Scopriamo, il collega e io, incuriositi e affascinati, consultando testi e disegni che sono navi anzi Galee, una forma definita durante il 1500, Galeazza veneziana, denominata cosi perché veniva costruita in cantiere navale veneziano che ne forniva le flotte. Cosa ci fanno delle Galeazze veneziane a Bovalino Superiore lo capiamo presto, studiando e ricostruendo l’epoca con l’aiuto anche del sovrintentendente di allora dottor Claudio Sabbione, che ci aiuta anche poi ad organizzare un convegno e una giornata di studio proprio sul Castello e i ritrovamenti da noi effettuati. Il mare Mediterraneo in quell’epoca era uno scenario di battaglie e sanguinosi assalti da parte dei Turchi che cercavano di depredare e attaccare i paesi della costa, offendendo e saccheggiando i luoghi di fede e la Religione Cristiana. Viene organizzata lungo le coste calabresi, siamo nel 1571, una flotta di difesa del mare a tutela della Fede, con un centro di raccolta presso Tropea.La flotta effettua parecchie tappe, per rifornirsi e raccogliere uomini. Si unisce ai difensori della fede, anche un Bovalinese, il conte Vincenzo Marullo, zio del Beato Camillo Costanzo, che raccoglie un gruppo di abitanti di Bovalino Superiore e imbastisce una galea, fatta costruire proprio a Venezia, partendo e unendosi alla flotta che il 7 ottobre del 1571 che durante la Battaglia di Lepanto scaccia dal Mediterraneo la flotta Turca portando alla vittoria la Lega Santa.

Le navi disegnate sull’intonaco della torre sono uguali a quelle raffigurate nei dipinti della battaglia di Lepanto, fedelissime ai modellini di quelle imbarcazioni conservati nei musei navali. Ma chi le ha disegnate e perché? Il conte le fa disegnare forse al suo ritorno in ricordo di quell’evento dal quale pensava non fare più ritorno. Per ringraziare la Madonna fa costruire la Chiesa della Zopardo sempre nell’antico borgo. Oppure i disegni, sono opera di un manovale del luogo che volle celebrare la presenza del concittadino illustre in quella battaglia, disegnando la flotta vittoriosa sull’intonaco fresco. Una commemorazione della Fede difesa, come gli antichi Romani che nelle colonne incise da bassorilievi celebrano le vittorie sui popoli nemici. Tante le ipotesi, tanto ancora da studiare, piccole e grandi scoperte che aprono la porta ad uno scenario storico che non deve essere dimenticato e negato. Il Borgo in questi giorni finalmente, sarà meta di visitatori, essendo uno dei luoghi di interesse scelto dal FAI. Troppo tempo dimenticato il Castello di Bovalino superiore e i suoi tesori. Le nostre navi vanno salvate e messe in sicurezza prima che salpino per porti lontani senza ritorno, questa volta in una battaglia senza vittoria dove l’incuria e il degrado avranno vinto ancora una volta.