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Nota stampa della Uil Calabria su politica regionale

Uil Regionale Calabria

Via Giorgio Pinna – Sant’Eufemia

Lamezia Terme

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www.uilcalabria.it

Lamezia Terme 1 ottobre 2019  

La giunta regionale della Calabria prosegue il suo lento cammino di stasi amministrativa e, in questo percorso, finisce per trascinare anche il Consiglio regionale che, dopo una giornata estenuante e contrassegnata dalle proposte, ha partorito solo provvedimenti che non potranno cambiare le sorti di questa regione e delle tante vertenze ancora aperte sul territorio. 

Dall’avvio della decina legislatura regionale i calabresi aspettano il tanto auspicato cambio di passo nella vita politica e nell’assetto produttivo di questo territorio. Le promesse elettorali del governatore Mario Oliverio sono rimaste tali. Il territorio è più povero sia economicamente che socialmente. 

Nulla è stato fatto in materia di politiche del lavoro. Relegati nel libro dei sogni stanno gli auspicati interventi di programmazione di una moderna politica industriale. Caos al caos, invece, è stato aggiunto nella già delicata vita del Sistema sanitario regionale, un settore che, sino ad oggi, ha vissuto grazie all’impegno di tante lavoratrici e tanti lavoratori precari che, oggi, rischiano di non vedere riconosciuti i propri sacrifici, che non accoglie le istanze di coloro che un concorso l’hanno vinto ma non hanno fatto nemmeno un giorno di lavoro. Un settore fondamentale per la Calabria le cui sorti i numerosi commissariamenti governativi non hanno risollevato.

Ad oggi, poi, si sono fatte orecchie da mercante rispetto alla non più rinviabile necessità di dare nuova vita alle società partecipate regionali. La vicenda del Corap, delicata per le sue ricadute occupazionali, è solo l’ultima fra le emergenze scoppiate durante la stagione amministrativa di Mario Oliverio. 

Nessuna novità, ancora, si intravede per l’auspicata risoluzione della decennale vertenza dei lavoratori precari che, con sacrifici enormi, fanno funzionare la macchina burocratica di questa regione.

La spesa del Por Calabria è ancora troppo lenta e quella che è stata programmata non ha dispiegato gli effetti sperati su un territorio che ha ancora un alto indice di disoccupazione e occupa stabilmente gli ultimi posti nelle classifiche per la qualità della vita.

La stagione di riforme che era stata promessa non è mai arrivata a compimento. La Calabria pare essere finita ostaggio di ripicche politiche di piccolo cabotaggio, paralizzata da un surreale dibattito tutto interno al partito di maggioranza in Consiglio regionale.

Si deve prendere atto che questa legislatura è ormai finita. La Calabria non può aspettare oltre. E’ necessario avviare il parlamento regionale ad un concreto e profondo rinnovamento della sua classe dirigente. Su questa strada è di fondamentale importanza dare spazio alle forze sane di questo territorio.

Santo Biondo

Segretario generale

Uil Calabria

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Nuovo Governo: Nota stampa del Segretario generale di Uil Calabria

Uil Regionale Calabria

Via F.Crispi 117 – 88100 Catanzaro

Tel 0961/ 061025  fax 0961/721228

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www.uilcalabria.it

Catanzaro 11 settembre 2019  

Con la fiducia di Camera e Senato prende le mosse il secondo Governo Conte. Quello che salta subito agli occhi è la composizione del nuovo Consiglio dei ministri che, almeno sulla carta, per la sua composizione segna una svolta rispetto a quello costruito sull’alleanza ormai fallita fra Lega e Movimento Cinque stelle. Da questo Governo, con undici ministri su ventuno nati sotto il Tevere, ci si attende una seria inversione di tendenza rispetto alle politiche necessarie per favorire la crescita del Mezzogiorno. 

Il Premier Conte, meridionale anch’egli, sembra aver raccolto il messaggio che il sindacato, unitariamente, ha lanciato con forza e determinazione da Reggio Calabria lo scorso 22 giugno: l’Italia può rimettersi sul binario della crescita solo se chi ha in mano le chiavi della cosa pubblica nazionale sceglie di rimettere in moto la locomotiva del Mezzogiorno.

Risolta la crisi estiva, il Governo è ufficialmente e istituzionalmente in carica e nel pieno delle sue funzioni. Dunque, per il futuro del Paese auspichiamo che sia un esecutivo più solido del precedente, che riesca a recuperare il terreno che l’Italia ha perso in Europa e, soprattutto, sia capace di dare risposte alle tante problematiche che assillano il Paese. Ci aspettiamo, poi, che lo faccia riprendendo e dando costrutto ai temi sui quali si era aperto il confronto con i sindacati,  un faccia a faccia che ci auguriamo il Governo voglia riprendere.

Di certo, il primo banco di prova sarà la prossima legge di bilancio. Lo strumento economico, oltre a determinare temi di interesse europeo e nazionale, intreccia temi che riguardano direttamente la Calabria. Per prima la questione lavoro che, nella nostra regione, vede ancora irrisolto il nodo della vertenza precari, una problematica rispetto alla quale l’attuale ministro del Lavoro Nunzia Catalfo, all’epoca sottosegretario, aveva assunto degli impegni precisi che chiediamo vengano trasformati in azioni concrete.

Allo stesso tempo e allo stesso modo sottolineiamo al nuovo Governo la necessità di mettere in atto delle politiche innovative e tangibili che siano in grado di dipanare il nodo rappresentato dalla vertenza dei call center calabresi.

Al nuovo Governo, poi, chiediamo di accantonare qualsiasi progetto di autonomia differenziata che finirebbe solo per allargare il divario già esistente fra il Nord e il Sud del Paese, quel Sud che, invece, ha bisogno di quel piano di interventi straordinario invocato unitariamente dai Segretari nazionali di Cigl, Cisl e Uil da Reggio Calabria lo scorso 22 giugno e che pare essere entrato nel ragionamento del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Questo piano di interventi dovrà essere incentrato sull’avvio operativo delle Zone economiche speciali, sulla promozione dei Piani di sviluppo e sulla costruzione di una solida rete sociale che sia in grado di trasformare la sanità regionale, finita in un pericoloso stallo dopo l’approvazione del “Decreto Calabria”, in un sistema funzionale alle richieste del territorio e di coloro che hanno bisogno di cure. In questo senso il nostro invito è rivolto alla deputazione calabrese che è maggioranza in Parlamento affinché si adoperi a ripensare il “Decreto Calabria” e a promuovere lo sblocco si tutte le azioni necessarie a ridefinire e rendere efficace il Sistema sanitario regionale.

Questa azione di rilancio economico e produttivo del territorio, poi, deve essere accompagnata e sostenuta da una nuova politica fiscale che metta da parte la Flat tax: progetto che finirebbe per penalizzare i redditi più bassi e, dunque, ulteriormente il Mezzogiorno, e rilanci l’idea di una riforma basata sui concetti di progressività, chi ha di più deve dare di più, e solidarietà sociale.

Questa nuova fase politica, poi, deve favorire un mutamento sostanziale anche nella pagina politica della Calabria, una regione che si avvicina a grandi passi alla tornata elettorale e che ha bisogno di un profondo rinnovamento della sua classe dirigente. 

E’ arrivato il momento che i partiti si sveglino dal loro torpore, lascino da parte le beghe interne, selezionino dirigenti slegati da qualsivoglia vincolo clientelare e mettano mano a progetti seri per la rinascita di questo territorio, constatato il fallimento dell’azione amministrativa dell’attuale governo regionale.

Da parte nostra, infine, ribadiamo la disponibilità ad un confronto approfondito su temi e programmi concreti. Allo stesso tempo saremo vigili nei confronti della politica nazionale e rigorosi nel richiedere a chi si appresta a gestire la cosa pubblica Italiana un cambiamento di rotta nelle politiche di cambiamento per il Mezzogiorno d’Italia e, in particolare, per la Calabria. Questo senza interrompere il percorso di mobilitazione unitaria che ci vede impegnati da diversi anni per chiedere e promuovere un cambio di passo del nostro territorio.

Santo Biondo

Segretario generale

Uil Calabria

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Nota stampa di Santo Biondo (Uil Calabria) sullo sblocco delle Zone economiche speciali

Uil Regionale Calabria

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Catanzaro 3 agosto 2019

Lo sblocco definitivo delle Zone economiche speciali, annunciato dal Ministro per il Sud Barbara Lezzi, è un fatto positivo. Lo è in considerazione del fatto che la Calabria attende, da tempo, di vedere finalmente operativa una misura che potrebbe segnare un’inversione di rotta sul piano economico per le aziende che investono in Calabria e per quelle che ancora non lo fanno ma vorrebbero farlo in un contesto produttivo moderno ed efficiente.

La vicenda, in queste ultime ore, sta assumendo dei contorni che ci preoccupano. Sembrerebbe infatti per volontà della stessa ministra Lezzi, che il governo voglia allargare l’istituzione delle Zes anche alle regioni del Nord Italia. La cosa non ci convince e non ci rassicura e pertanto chiediamo alla deputazione parlamentare calabrese e in particolare modo ai componenti della maggioranza di governo, di esprimersi con chiarezza rispetto a questa possibilità che qualora si verificasse andrebbe a depotenziare le prospettive di sviluppo del mezzogiorno e della Calabria. Siamo convinti, infatti, che le Zone economiche speciali debbano essere circoscritte alle regioni meridionali per non svilire il senso di un progetto che, davvero, potrebbe dare una scossa ad un’economia asfittica e in perenne sofferenza qual è quella calabrese.

Un panorama economico e produttivo che, come certificato dallo Svimez, è in recessione nel suo complesso, con la regione Calabria che, nel quadro meridionale, è la regione che soffre di più, che patisce una forte emorragia di giovani che, nell’assenza di prospettive, scelgono di lasciare questo territorio per riscattarsi e costruirsi il proprio futuro.

Davanti a questo quadro desolante il Governo non può continuare a girarsi dall’altra parte. Chi ha in mano la gestione della cosa pubblica italiana non può sottrarsi alle proprie responsabilità, deve accogliere i suggerimenti che come sindacato unitariamente abbiamo rivendicato nel confronto con il governo ovvero la messa in campo di un piano straordinario per il Mezzogiorno. Un piano sostenuto da un ingente investimento di fondi pubblici che si integrino con i finanziamenti europei e stimolino quelli dei privati. 

Un intervento straordinario per le regioni del Meridione d’Italia che è il punto centrale della piattaforma unitaria che Cgil, Cisl e Uil hanno presentato al Presidente del Consiglio Conte e che è stata il punto nodale della grande mobilitazione nazionale che si è svolta a Reggio Calabria lo scorso 22 giugno. Lo ribadiamo con forza: l’Italia riparte solo se riparte il Mezzogiorno.
Investimenti che, fra le altre cose, dovrebbero essere utilizzati per far ripartire concretamente il porto di Gioia Tauro e tutte le attività che ruotano attorno a quello che potrebbe e dovrebbe diventare l’hub intermodale più importante del bacino del Mediterraneo.

Quel porto i cui lavoratori sono finiti, loro malgrado, dentro un vespaio di polemiche sollevato dalle dichiarazioni rilasciate alla stampa dal commissario Agostinelli. Affermazioni che vorremmo analizzare nella sostanza per poterle confutare, attraverso l’apertura di un confronto con azienda e Autorità portuale che abbiamo chiesto da tempo. Il dato dell’assenteismo e della produttività insieme agli investimenti e alla crescita occupazionale sono il cuore della missione contrattuale del sindacato. I problemi si affrontano con il confronto serio e maturo e non nei talk show. Pertanto si apra il confronto sullo sviluppo del porto e il sindacato come sempre è pronto a fare la sua parte. Siamo certi che la forza lavoro operante a Gioia Tauro, spesso sottoposta a critiche ingenerose, sia fortemente qualificata e motivata.

Chi gestisce la cosa pubblica in Italia, infine, deve pensare ad un serio intervento di ricostruzione della rete dei servizi sociali e civili in Calabria, partendo dal settore sanitario che, nonostante il Decreto Calabria, continua ad evidenziare notevoli ritardi e inaccettabili disfunzioni.

Santo Biondo

Segretario generale Uil Calabria

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