Menu
FanduCorriere Locride
Bovalino. Emergenza Covid19, nota stampa del Capogruppo di “Nuova Calabria”: «i Comuni mettano in campo tutte le strategie per fare emergere i bisogni delle famiglie»

Bovalino. Emergenza Covid19, n…

«L’emergenza Covid19 h...

Poste Italiane: lockdown, in provincia di Reggio Calabria volano l’e-commerce e i pagamenti digitali

Poste Italiane: lockdown, in p…

«Le consegne e-commerc...

Bovalino - Problematica rifiuti - Richiesta congiunta dei gruppi consiliari di convocazione di un Consiglio comunale aperto

Bovalino - Problematica rifiut…

Al Presidente del Con...

Anas: bando per l’assunzione di ingegneri strutturisti

Anas: bando per l’assunzione d…

«Il bando, che rispond...

Comune di Bovalino - Emergenza Covid19 - Richiesta attivazione tavolo tecnico per attività produttive e commerciali

Comune di Bovalino - Emergenza…

Al Sindaco del Comu...

Poste Italiane: prima nella top 100 mondiale dei Brand assicurativi

Poste Italiane: prima nella to…

«Il Gruppo guidato dal...

Sant'Ilario festeggia i 100 anni della signora Rosa. Gli auguri dell'amministrazione comunale

Sant'Ilario festeggia i 100 an…

Ha festeggiato 100 ann...

Roccella Jonica. Il Circolo PD scrive al Sindaco

Roccella Jonica. Il Circolo PD…

"Lettera aperta al sin...

Poste Italiane e Microsoft rafforzano la collaborazione per accelerare la ripresa dell’Italia

Poste Italiane e Microsoft raf…

«Lanciato un piano con...

Nota stampa di Cisl Fp: «il lavoro silente del pubblico impiego»

Nota stampa di Cisl Fp: «il la…

«Istituita una Task fo...

Prev Next

Nota Stampa Uil Calabria sulla vertenza Gioia Tauro

«La riunione tenutasi presso il Ministero delle Infrastrutture sulla vertenza Gioia Tauro accresce la nostra preoccupazione sul futuro del porto. L’assenza dell’azienda è gravissima e dimostra quello che stiamo dicendo da tanto tempo e cioè che l’impresa ha scelto di assumere un atteggiamento sfidante nei confronti dei lavoratori e delle Organizzazioni sindacali, così come aveva fatto negli anni passati.

Oggi siamo chiamati a ringraziare il Prefetto di Reggio Calabria, Michele di Bari che ha prontamente raccolto il nostro messaggio e aperto il canale istituzionale utile per convocare il tavolo ministeriale.

Lo stesso dobbiamo fare nei confronti del Ministro Toninelli che, davanti all’ostruzionismo dell’azienda, ha assunto una posizione di netta critica nei confronti di questo atteggiamento.

Adesso, però, non c’è altro tempo da perdere, va data pronta risposta alla richiesta di convocazione di un tavolo a Palazzo Chigi, così come avanzata dai Sindacati confederali calabresi. Questo perché il problema Gioia Tauro è talmente ampio che non può essere affrontato e risolto solo davanti ad un tavolo tecnico.

Al Consiglio regionale della Calabria, poi, chiediamo di attivarsi per convocare una seduta ad hoc per discutere della vertenza Gioia Tauro e dare vita, senza tentennamenti, ad un documento unitario che impegni il Governo alla sua risoluzione.

Invitiamo, infine, la deputazione parlamentare calabrese a mobilitarsi per far sentire forti e chiare, anche a Roma, le richieste dei lavoratori portuali e delle Organizzazioni sindacali che lo stanno supportando».

Santo Biondo

Segretario generale

Uil Calabria

Leggi tutto

Nota stampa del Segretario generale Uil Calabria sul "regionalismo differenziato"

«C'è un pericolo nascosto dietro la richiesta di maggiore autonomia da parte di alcune regioni del Nord Italia. Il rischio, che potrebbe concretizzarsi dopo il prossimo 15 di febbraio, è quello di far ripiombare il Paese, in un passato diseguale in cui attraverso le gabbie salariali, lavoratori che svolgevano la stessa attività, pur vivendo all'interno degli stessi confini nazionali, ricevano salari differenti a seconda della loro collocazione geografica. Quella fase storica superata dagli eventi mossi dai sentimenti di unità nazionale, oggi attraverso il regionalismo differenziato, potrebbe riproporsi, realizzando nel mezzogiorno le gabbie dei diritti sociali, civili e di cittadinanza.

Pericolo che bisognerebbe evitare, anche se non soprattutto in considerazione del momento di grande difficoltà che il Paese sta attraversando, inquinato da sentimenti di intolleranza, che in riferimento ad alcuni argomenti, sfociano addirittura in fenomeni inaccettabili di razzismo e xenofobia.

La lunga fase di crisi economica che la nostra società sta vivendo ha accentuato certamente l'individualismo. Tuttavia compito della politica di governo e di opposizione è quello di lavorare, almeno su alcuni temi, insieme per ricostruire attraverso atti politici e legislativi, quel sentimento di unità nazionale che, con il passare del tempo, si è affievolito. Tutto l'arco politico ha il dovere di ricostruire uno spirito di solidarietà nazionale.

Ed è veramente sorprendente annotare come può un governo nazionale che si dichiara a favore dei più deboli e impegnato a combattere la povertà,  approvare un provvedimento, che  in un ambito come quello  dei servizi essenziali,  estremamente sensibile per le fasce più povere della popolazione, sostanzialmente dice alle regione: chi ha di più avrà sempre di più e chi  a di meno avrà sempre meno.

E sotto questo aspetto è innegabile che questo provvedimento, basato sulla legittima richiesta di autonomia da parte di tre delle più ricche regioni del Paese, penalizza i territori più poveri, nel momento in cui la quantità e la qualità dei servizi in settori quale quelli della sanità, dei trasporti, della scuola, delle politiche sociali, che sono il fondamento del forte legame fra le varie anime della nazione dipenderanno per legge  dal gettito fiscale di ciascun territorio. È così per le regioni del Sud, per la Calabria in particolare, al danno del minore sviluppo si aggiungerà anche la beffa di vedersi ridurre i diritti di cittadinanza già precari,  per via delle minore entrate fiscale dovute agli alti tassi di disoccupazione e alla fragilità del tessuto produttivo. Una prospettiva inaccettabile, come quella che, negli anni 60/70, divise il mondo del lavoro in lavoratori di serie A e di serie B, che finirebbe per allargare il solco fra la parte ricca e quella meno ricca del Paese.

Quella strada è stata già percorsa e non ha prodotto risultati positivi, ma solo una disuguaglianza fra i lavoratori e, soprattutto per questo, venne accantonata e superata.

La proposta di riforma in discussione finirà per incidere in profondità sul tessuto sociale del Mezzogiorno e in particolare della Calabria. In questa regione sono grandi le sofferenze che si registrano, fra gli altri, nei comparti della sanità - dove assai alto è l'indice di emigrazione sanitaria e troppo basso quello dei livelli essenziali di assistenza - delle politiche sociali, del sostegno all'infanzia o all'autosufficienza.

Tutti ambiti fondamentali per i cittadini e la qualità della vita. Questi settori, che segnano la differenza profonda esistente fra la Calabria e il resto del Paese dovrebbero far comprendere al governo e alla politica in generale che non è questo il momento di promuovere nel Paese altri argomenti di divisione.

Basterebbe sottolineare le diseguaglianze ormai note  a svantaggio del Sud del Paese per quanto riguarda i livelli essenziali di assistenza, in questi settori importanti nella vita sociale dei cittadini, per far capire ai molti che lo sforzo, oggi, da mettere in campo, è quello di finanziare un piano straordinario per ridurre le distanze siderali tra le due aree del Paese, piuttosto che agire per differenziarle ulteriormente. Anche la stessa Costituzione sancisce che prima di avviare una legittima discussione sul regionalismo differenziato bisogna garantire,  livelli adeguati di assistenza su tutto il territorio nazionale. E in questa direzione la strada da percorrere è ancora molta e in salita.

Al punto in cui siamo diviene importante che da qui al 15 febbraio e anche dopo si accenda una discussione nel Paese che provenga dagli ambienti dell'Università, della scuola, del giornalismo, della società civile. Un confronto che sia utile a far riflettere il Parlamento sull'opportunità di adottare maggior buonsenso rispetto a questa, ripetiamo, legittima richiesta di autonomia da parte di alcune regioni che, però, certamente non aiuta la nazione in questa fase delicata.

Siamo convinti che il Paese possa uscire dalla crisi solo se è in grado di mantenere quell'unità sancita in Costituzione che è costata un enorme sacrificio al popolo italiano.

Pertanto va salutata positivamente la presa di posizione del Consiglio regionale calabrese che ha diffidato il Governo dall'andare avanti su questa azione dal sapore secessionista. Ma va anche detto che la situazione di ritardo che vive il Sud e in modo particolare la Calabria, non è una condizione naturale, di cui è anche responsabile la classe politica meridionale e calabrese che ha amministrato in questi anni e amministra oggi il territorio, va affrontata con urgenza da parte della politica locale. Non si migliorano le condizioni del Sud e della Calabria scaricando le responsabilità dei ritardi del meridione ad altri. E sotto questo aspetto i calabresi avrebbero gradito che in questa legislatura ormai conclusa, la stessa convergenza politica trovata in Consiglio regionale sul regionalismo differenziarlo, il consesso l'avesse raggiunta in questi anni anche sulle altre questioni di uguale importanza per il rilancio della Calabria e la vita dei calabresi.

Ad esempio sarebbe stato importante ricercare e trovare la stessa unità di intenti sulla riforma della partecipazione pubblica in Calabria, a partire da Sorical: una società all'interno della quale il clima venutosi a creare ultimamente sta complicando la possibilità di un rilancio dell'azienda. 

Cosi come sulla vicenda Gioia Tauro, è inspiegabile il fatto che il Consiglio regionale della Calabria, rispetto a ciò che si sta verificando nella Piana, davanti ad un'azienda che sta mortificando il territorio ed i lavoratori, non metta in atto la scelta di convocare una seduta consiliare ad hoc per dare vita ad un ordine del giorno per impegnare il Governo sulla risoluzione della vertenza.

Purtroppo bisogna prendere atto che un'altro giro di legislatura è passato a vuoto, senza lasciare nessuna traccia di cambiamento. Operiamo affinché le cose possano cambiare in futuro. E sotto questo aspetto ogni cittadino calabrese ha la propria responsabilità che prende corpo già nel segreto della cabina elettorale».

Santo Biondo

Segretario generale Uil Calabria

Leggi tutto

Nota stampa del Segretario generale Uil Calabria

Resilienza è la parola giusta che i calabresi possono utilizzare per descrivere l’anno che si sta per concludere. Quella capacità di sopportazione che ha contraddistinto la fine d’anno con la vertenza che ha coinvolto gli ex Lpu/Lsu della Calabria. Quattromila e cinquecento padri e madri di famiglia che, con una forza incrollabile, hanno, insieme al Sindacato Confederale calabrese, dato vita ad una mobilitazione che è stata in grado di riaprire loro nuovi spazi di manovra, concedendo dieci mesi di tempo per lavorare ad una soluzione che apra loro le porte della tanta agognata stabilizzazione che, anche per noi, rappresenta l’unica via percorribile. 

Il risultato raggiunto, seppur parziale, è stato ottenuto attraverso una lunga fase di mobilitazione sulterritorioculminata con la manifestazione di Roma, certifica quanto sia grande il bisogno di unità che necessita alla nostra regione, per provare a dare alcune risposte alle tante questioni aperte. Questa vertenza ha messo, ancora una volta, in evidenza l’incapacità del Governo nel perseguire un’interlocuzione fruttuosa con i corpi intermedi ed una miopia della classe dirigente nazionale nella lettura dei problemi che attanagliano il territorio calabrese.

La Calabria vive come sospesa, sacrificata da una scarsa attenzione del Governo centrale e dalla negligenza di quello regionale. La storia si ripete ormai da anni nonostante l’alternanza dei colori politici dei governi, sia sul piano nazionale che regionale.

La Legge di bilancio che ci auguriamo, evitando l’esercizio provvisorio,in queste ore venga approvata dal Parlamento, mortifica ancora una volta la voglia di riscatto del Mezzogiorno, quel Sud della Penisolache continua ad avere un ruolo marginale nelle politiche dei governi.

La Manovraeconomia manca di una strategia capace di avviare una stagione di cambiamento concreto per losviluppo del Sud. Questa legge non ha al suo internouna ideasul Mezzogiorno che, sganciata da una visione assistenziale, assegni a questa parte d’Italia una sua missione produttiva a valenza ed interesse nazionale.

Contro questa Legge di bilancio che è miope, sbagliata e mortificante,si ègià proclamataunafase di mobilitazione.Siamo convintidel fatto che quanto previsto dal Governocolpiscelavoratori e pensionati, non stimola gli investimenti privati, riduce gli investimentipubblicie, soprattutto,non interviene a favore delSud e, nel contesto dell’area meridionale,finisceper deprimere ancora di più lo sviluppo della nostra regione. 

Il progettodi politica industriale a favore del Sud attinente alle Zoneeconomichespeciali,pare essere sparito dalle priorità dell’agenda di Governo. Roma continua a tagliare i fondi nei confronti dei territori in cui la ripresa è più lenta, tanto che le statistiche ci offrono l’immagine di un Sud in cui cresce l’emorragia occupazionale, dalle cui terre si allontano sempre più numerosi i giovani più promettenti. Non si procede alla realizzazione di un nuovo piano infrastrutturale fatto di opere pubbliche, che sia in grado togliere dall’isolamento la metà della popolazione nazionale e di ridurre le distanze, ormai siderali, fra la Calabria ed il resto del Paese. E nell’area dei servizi essenziali cresce di più il divario tra il Mezzogiorno e la Calabria, tra il Mezzogiorno è il resto del Paese.

Nella nostra regioneil sistema sanitario regionale vive, ormai da tempo, un pericoloso cortocircuito, le cui conseguenze negative vengono pagate dalle fasce di deboli della popolazione. Sette anni di commissariamento e di piano di rientro hanno prodotto solo problemi per i calabresi costretti, oggi come negli anni passati, a scappare da questa terra per sanare le proprie ferite. Lo Stato ha mandato in Calabria una sua emanazione diretta per ridurre il debito e migliorare i servizi offerti alla cittadinanza ma, ad oggi, si sono solo disperse ingenti risorse pubbliche e non si è riusciti a migliorare nessun servizio. Ma attribuire il deficit di assistenza del servizio sanitario regionale al solo piano di rientro senza approfondire e intervenire sulle condizioni di contesto in cui lo stesso piano deve svolgersi, vuol significare non volere affrontare concretamente la questione.

Questa terra appare, infatti, sempre più bistrattata dal suo ceto politico, il quale non riesce a voltare pagina. La vicenda giudiziaria che ha interessato il presidente della Regione, pur nel rispetto di quel garantismo che contraddistingue la nostra azione, è l’ultimo di una lunga serie di atti giudiziari che, in linea di continuità con il passato, ha portato agli onori della cronaca un sistema contorto che frena lo sviluppo di questa terra. Sintomo evidente che qualcosa non marci per il verso giusto, che ci sia un mondo magmatico fatto di corruttele, dentro il quale si agitano pezzi di mala burocrazia, affaristi di ogni risma, criminalità organizzata ed una fetta di politica incapace di rispondere alle reali esigenze di quella popolazione che le ha assegnato il compito di guidare la cosa pubblica calabrese, pare ormai un fatto assodato. 

Questo blocco eterogeneo è una delle cause, se non la causa principale, delle tante sofferenze con le quali i calabresi sono costretti a fare i conti ogni giorno.

Oggi più che mai la Calabria ha bisogno di un cambio di passo. Oggi più di ieri la Calabria ha la necessità di voltare pagina. Questo è quello che una classe politica e dirigente capace deve capire e mettere al centro della propria azione. Questa regione ha l’urgenza di un profondo rinnovamento della sua classe dirigente. I partiti politici, nel prepararsi alle prossime elezioni regionali, non possono ignorare questo segnale di allarme ma devono adoperarsi per rompere con le pratiche del passato, selezionando donne e uomini che siano in grado di mobilitarsi e rompere quel legame perverso fra politica e malaffare che, in questi anni, ha condizionato la crescita economica, sociale e culturale della Calabria.

Questa regione, la sua gente, ha bisogno di un’alleanza positiva che metta insieme tutte le sue forze sane, moderne ed efficienti e realizzi quella rivoluzione culturale, politica ed istituzionale che è necessaria per cambiare il corso della storia. L’augurio per il nuovo anno è quello che dalla Calabria si avvii una reale voglia di cambiamento sulla quale si possa raggiungere la più ampia convergenza possibile, per provare a dare nel merito alcune risposte ai problemi del territorio. La Calabria ha innanzitutto bisogno di una stagione di impegno civile dei calabresi.

Santo Biondo                                                                                  

Segretario generale Uil Calabria                                                                                                       

Leggi tutto
Subscribe to this RSS feed