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Nota stampa del Segretario generale Uil Calabria: «sulle criticità della depurazione la nostra Regione è in ritardo»

Uil Regionale Calabria

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Tel 0961/ 061025  fax 0961/721228

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Catanzaro 13 luglio 2019

Come ogni anno con l’arrivo della stagione estiva si moltiplicano le segnalazioni, da parte di bagnanti preoccupati, sullo stato di salute dei nostri mari. Fra fake news, dati ufficiali dell’Arpacal sulla balneabilità delle acque, una certezza ci deve preoccupare: la Calabria è ancora in forte ritardo sul fronte della completa depurazione delle proprie acque nere. Non siamo noi a dirlo ma i commissari europei che stanno tenendo sotto controllo i dati del Programma operativo regionale: quello che avrebbe dovuto cambiare in meglio, grazie ai finanziamenti europei, il volto della nostra regione.
Ebbene, durante l’ultima riunione del Comitato di sorveglianza del Por Calabria il ritardo della Calabria su questo fronte è stato, ancora una volta, sottolineato dagli emissari dell’Unione europea. Quello della depurazione, hanno sottolineato i commissari, è un settore in cui bisogna migliorare, in cui la strada da fare è ancora tanta.

Il meccanismo che regola questo settore è complicato, gli ingranaggi che devono incastrarsi alla perfezione sono quelli della Regione e dei vari comuni disseminati sul territorio (ai quali spetta il compito di preparare i bandi per la costruzione dei depuratori), il cammino è irto di difficoltà e disseminato di vari procedimenti di infrazione per la Regione Calabria, ma bisogna provarci. Bisogna ribaltare questa inaccettabile situazione di stallo.

E’ necessario quel concreto cambio di passo che la Calabria attende sull’approvazione della legge di riforma del sistema idrico integrato regionale. Come abbiamo messo nero su bianco già da tempo, infatti, la concreta realizzazione, del ciclo integrato delle acque gestito da un soggetto unico regionale che faccia riferimento alla “AIC” non è più rinviabile, anche alla luce dei diversi punti di criticità che, durante il periodo estivo, ha fatto registrare il sistema di depurazione calabrese. A ciò si aggiunga il ritardo strutturale del ciclo della depurazione che, se non messo a norma in tempi rapidi, potrebbe obbligare il territorio a sopportare il peso economico delle violazioni accertate dalla Corte di giustizia dell'Unione europea.

Lo ripetiamo con forza: lo stato dell'arte di questo settore deve essere maggiormente attenzionato. La questione necessita di un confronto serrato e articolato in più incontri operativi. E' necessario scendere nel dettaglio su Sorical e sul sistema idrico integrato e di tutto il ciclo delle acque bianche e dei reflui. 

Oggi, ancora una volta, chiediamo alla Regione di riprendere il confronto per ragionare sul futuro di Sorical, sul come questa azienda che ha grandi potenzialità, accresciute dalla professionalità impagabile dei suoi lavoratori, possa ripartire. Invitiamo, poi, l'amministrazione regionale a confrontarsi, per superare l'attuale fase di commissariamento, che non è stato capace di programmare concretamente lo sviluppo della Sorical, ripartire e trasformare questa partecipata regionale nello strumento adatto a rifondare il sistema idrico integrato della Calabria e, soprattutto, offrire ai cittadini calabresi l'opportunità di godere appieno della invidiabile dote idrica del nostro territorio.

Santo Biondo

Segretario generale Uil Calabria

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Patto per la Salute 2019/2021: nota stampa del Segretario generale Uil Calabria

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Lamezia Terme 6 luglio 2019

Si è svolta in questi ultimi giorni una riunione fra il Sindacato Confederale e la Conferenza delle regioni che ha avuto come unico punto all’ordine del giorno il nuovo Patto per la Salute 2019/2021. Obiettivo centrale del Patto è quello di ristabilire il rispetto del diritto alla salute e alle cure dei cittadini, messo in discussione da anni di tagli al Servizio Sanitario Nazionale.

Un diritto che deve essere esigibile in tutto il territorio nazionale, come prevede la Costituzione, assicurando ai cittadini l’accesso, in tempi rapidi e certi, ai servizi e a prestazioni di qualità, previsti nei Livelli essenziali di assistenza.

Il riconoscimento di un diritto sancito dalla Costituzione, fra gli altri, è il punto nodale per la Calabria. Questa terra, infatti, in materia di sanità, di servizi sanitari, di rispetto dei Livelli essenziali di assistenza è lontana anni luce da quelle regioni italiane, per lo più quelle del Nord Italia, che possono appuntarsi al petto la medaglia di territori virtuosi e sanitariamente all’avanguardia.

Gli obiettivi principali da perseguire per la sanità calabrese, dovranno essere l’efficientamento del sistema per liberarlo dal malaffare e dalle ingerenze della criminalità organizzata. È indispensabile per restituire ai calabresi il diritto universale alla salute: l’abbattimento delle liste d’attesa, il contenimento della spesa addebitabile all’emigrazione sanitaria, il miglioramento dei Livelli essenziali di assistenza. In sintesi: una riorganizzazione che avendo al centro l’uomo, parta con il saper valorizzare il lavoro svolto dai tanti dipendenti pubblici e privati che operano nel settore.

Sotto questo aspetto, è evidente che occorre migliorare il decreto governativo per la sanità calabrese, attraverso norme chiare finalizzate a sbloccare concretamente il turnover e a definire un piano per la stabilizzazione del precariato e per le nuove assunzioni, ormai non più rinviabili, se si vuole evitare di portare al collasso il sistema per carenza di personale.

Il governo inoltre deve disporre a sostegno del rilancio della sanità calabrese, spesa pubblica corrente e in conto capitale per investimenti infrastrutturali nei presidi sanitari e ospedalieri. Non c’è più tempo da perdere, bisogna mettersi al lavoro, abbandonando inutili protagonismi e dannose lotte di potere, perché in gioco c’è il futuro e la salute dei calabresi, soprattutto di coloro a forte disagio economico e sociale.

In sede di Conferenza delle regioni, come sindacato, abbiamo messo dei paletti precisi sulla programmazione economica del nuovo Patto per la salute, specificando che allo stesso debba essere garantito un finanziamento pluriennale, protetto dai tagli, per programmare in sicurezza il funzionamento del Servizio Sanitario Nazionale. Ecco, crediamo sia opportuno, in questa fase di programmazione, che le istituzioni calabresi prestino molta attenzione alle necessità della sanità regionale.

Il nuovo Patto per la salute deve trovare immediata ed efficace esplicazione in questo territorio, una regione in cui i servizi sanitari rischiano di essere sospesi ed in cui i presidi territoriali sono al limite del collasso. Una discussione nazionale diretta a migliorare il Servizio sanitario nazionale, non può, non partire con il dare risposte concrete al Mezzogiorno e alla Calabria, che rappresenta nel Paese il punto più basso del sistema sanitario nazionale.

Ripartire dal Sud per unire il Paese, iniziando con il ricostruire la rete dei servizi pubblici essenziali, a partire dalla sanità. Lo abbiamo rivendicato unitariamente il 22 giugno scorso a Reggio Calabria, in occasione della grande manifestazione nazionale. Non serve dare attuazione a leggi che istituzionalizzino la differenza tra le regioni italiane, occorre invece attuare provvedimenti legislativi e politiche economiche che siano in grado di favorire la convergenza economica, sociale e civile tra il Centro-nord e il Sud del Paese. Il Patto per Salute 2019/2021 può rappresentare un primo passo in questa direzione.

Alla politica, poi, spetterà il compito di non far entrare in conflitto queste norme con quelle già operative del Decreto Calabria: una provvedimento speciale di cui, però, si tardano a vedere gli effetti sul territorio e sul quale bisogna aprire un confronto di merito e non autoreferenziale. La complessità della situazione sanitaria calabrese dovrebbe suggerire a chi è chiamato a governarne le dinamiche, il coinvolgimento fattivo delle forze sociali in rappresentanza dei lavoratori del settore e dei cittadini calabresi. Nella logica del Patto per la salute sarebbe opportuno che per la Calabria si apra un confronto tra governo, regione, comuni e sindacato.

La deputazione parlamentare calabrese assuma il compito di porre all’attenzione del governo nazionale i problemi della nostra regione, soprattutto quelli legati ad un settore, qual è quello sanitario, determinante per elevare il livello della qualità della vita dei nostri concittadini. Auspichiamo, pertanto, che tutte le istituzioni nazionali e locali trovino responsabilmente al più presto, un punto di sintesi nel governo di un settore che riveste un ruolo fondamentale per lo sviluppo della nostra regione e, che rappresenta al tempo stesso, in tema di legalità, una trincea calda di contrasto alla ‘ndrangheta, alla corruzione e al malaffare in generale.

Santo Biondo

Segretario generale Uil Calabria

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Lavoratori precari, Uil Calabria: «la Regione Calabria traduca in fatti concreti quanto prodotto dal Tavolo tecnico con il sindacato»

«La storicizzazione delle risorse per i Lavoratori socialmente utili e quelli di pubblica utilità da parte della Regione, per quanto sia un'operazione dovuta e di competenza regionale, è un fatto positivo ma già acquisito da tempo.

Adesso è giunto il momento che la Regione Calabria traduca in fatti concreti quanto prodotto dal Tavolo tecnico con il sindacato, dando vita ad un legge regionale finalizzata ad avanzare al Governo nazionale una proposta di stabilizzazione definitiva di questi lavoratori, all'interno di un quadro di efficiente mobilità fra enti e valorizzazione di queste professionalità che, in questi anni, hanno fatto camminare la macchina burocratica di numerosissimi enti locali calabresi. 
Al Governo nazionale, allo stesso tempo, chiediamo di dare seguito agli impegni presi con la Legge di bilancio sul finire dello scorso anno, sull'onda delle forti proteste di piazza dei lavoratori precari calabresi e dei Sindacati confederali, che prevedono l'avvio di un tavolo di confronto presso il Ministero della Funzione pubblica finalizzato a trovare la via corretta per arrivare alla stabilizzazione di questi lavoratori.

A tutti, infine, vorremmo ricordare che la scadenza del 31 ottobre si sta avvicinando e, se non si dovessero trovare le soluzioni adeguate e sperate, per oltre 4000 lavoratori calabresi si aprirebbe, nuovamente, lo spettro del disagio occupazionale. Soprattutto per questo, quindi, chiediamo al Governo nazionale di intervenire nei tempi utili per evitare l'esplosione di nuove tensioni sociali sul territorio calabrese».

Santo Biondo

Segretario generale
Uil Calabria

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