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Uil Calabria: «La relazione del “Tavolo Adduce”, ancora una volta, mette in evidenza le problematiche del Servizio sanitario calabrese»

Sant’Eufemia Lamezia 9 ottobre 2019  

La relazione del “Tavolo Adduce”, ancora una volta, mette in evidenza i gravi ritardi, le ripetute inadempienze e le enormi falle che relegano il Servizio sanitario regionale calabrese  fra gli ultimi dell’intera Nazione. Una situazione resa ancora più complessa dal moltiplicarsi degli scioglimenti per infiltrazioni mafiose all’interno delle strutture territoriali del Servizio sanitario regionale. Una situazione dalla quale si può uscire solo con il confronto, con il dialogo e nessuno può pensare di calare soluzioni dall’alto. Un confronto al quale noi siamo disponibili e che ci vedrà pronti nel non fare sconti a nessuno.

La cosa che sconforta di più è il fatto che il giudizio sia come sospeso per l’impossibilità di comprendere sino in fondo i ritardi del sistema a causa di una cronica mancanza di dati e di una scarsa interlocuzione fra l’organismo di controllo nazionale e le diramazioni regionali del Sistema sanitario. Una carenza di dati che non consente una verifica completa e inficia la possibilità di dare vita ad un’attenta programmazione. Un vuoto che nemmeno la presenza di Commissari governativi, dotati di poteri straordinari, ha saputo riempire. Ma che, nonostante tutto, ha messo in risalto il dato dell’emigrazione sanitaria: stimato in oltre 310 milioni di euro; il deficit organizzativo ed economico delle Aziende sanitarie provinciali e la persistente carenza nell’erogazione dei Livelli essenziali di assistenza. 

Purtroppo anche la programmazione appare in forte ritardo. E’ il caso del Programma operativo 2019/2021 che stenta ancora a decollare e per il quale il “Tavolo Adduce” ha chiesto al Commissario Cotticelli di agire con “tempestività e incisività”.

Proprio questa, invece, potrebbe essere la chiave di volta per rendere efficiente il Servizio sanitario regionale. Al Commissario Cotticelli diciamo subito che non fare sconti davanti ad ulteriori ritardi, convinti del fatto che il protrarsi di questa manchevolezza potrebbe inficiare definitivamente il futuro di questa terra e dei suoi cittadini.

Se le cose non dovessero cambiare, come appare ormai certo, la Calabria e i calabresi dovrebbero sopportare il peso di tasse sempre più alte, di inefficienze sempre più vistose e la riproposizione di quel blocco del turnover che sta frenando la crescita occupazionale di tanti professionisti e frenando la crescita qualitativa dei servizi offerti.

La cronica carenza di personale, infatti, persa sulle prestazioni. E nemmeno il cosiddetto “Decreto Calabria” pare possa risolvere la problematica o applicare un’azione tampone nel breve periodo. 

Secondo la ricognizione effettuata dal tavolo interministeriale in Calabria si prevedevano complessivamente 3508 assunzioni. Ad oggi risultano effettivamente assunte solo 1545 unità. I ritardi sarebbero imputabili, stando a quanto verificato dal tavolo interministeriale, al ritardo con cui sono state avviate le procedure di assunzione da parte delle singole aziende. 

Giova, infine, ricordare che per il futuro tutti i provvedimenti regionali di spesa, come quelli per la creazione di nuovi posti di lavoro, dovranno passare al vaglio dei Ministeri affiancanti e non potranno essere assunti in piena autonomia. “È di tutta evidenza - si legge nella relazione del Tavolo Adduce - che le possibili autorizzazioni alle assunzioni debbano fare riferimento esclusivamente ai Decreti del Commissario ad acta validati dai Tavoli. Ogni ulteriore iniziativa dovrà essere motivata da eventuali ulteriori elementi atti a giustificare una revisione di detta valutazione da sottoporre comunque preventivamente ai Ministeri affiancanti”. 

Una situazione paradossale. Con lo Stato che nomina un Commissario governativo, gli assegna poteri straordinari, ma lo commissaria, lo vincola nella propria valutazione ricordandogli che ogni suo passo deve essere analizzato e validato a Roma.

Biondo Santo

Segretario generale

Uil Calabria

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Nota stampa della Uil Calabria su politica regionale

Uil Regionale Calabria

Via Giorgio Pinna – Sant’Eufemia

Lamezia Terme

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www.uilcalabria.it

Lamezia Terme 1 ottobre 2019  

La giunta regionale della Calabria prosegue il suo lento cammino di stasi amministrativa e, in questo percorso, finisce per trascinare anche il Consiglio regionale che, dopo una giornata estenuante e contrassegnata dalle proposte, ha partorito solo provvedimenti che non potranno cambiare le sorti di questa regione e delle tante vertenze ancora aperte sul territorio. 

Dall’avvio della decina legislatura regionale i calabresi aspettano il tanto auspicato cambio di passo nella vita politica e nell’assetto produttivo di questo territorio. Le promesse elettorali del governatore Mario Oliverio sono rimaste tali. Il territorio è più povero sia economicamente che socialmente. 

Nulla è stato fatto in materia di politiche del lavoro. Relegati nel libro dei sogni stanno gli auspicati interventi di programmazione di una moderna politica industriale. Caos al caos, invece, è stato aggiunto nella già delicata vita del Sistema sanitario regionale, un settore che, sino ad oggi, ha vissuto grazie all’impegno di tante lavoratrici e tanti lavoratori precari che, oggi, rischiano di non vedere riconosciuti i propri sacrifici, che non accoglie le istanze di coloro che un concorso l’hanno vinto ma non hanno fatto nemmeno un giorno di lavoro. Un settore fondamentale per la Calabria le cui sorti i numerosi commissariamenti governativi non hanno risollevato.

Ad oggi, poi, si sono fatte orecchie da mercante rispetto alla non più rinviabile necessità di dare nuova vita alle società partecipate regionali. La vicenda del Corap, delicata per le sue ricadute occupazionali, è solo l’ultima fra le emergenze scoppiate durante la stagione amministrativa di Mario Oliverio. 

Nessuna novità, ancora, si intravede per l’auspicata risoluzione della decennale vertenza dei lavoratori precari che, con sacrifici enormi, fanno funzionare la macchina burocratica di questa regione.

La spesa del Por Calabria è ancora troppo lenta e quella che è stata programmata non ha dispiegato gli effetti sperati su un territorio che ha ancora un alto indice di disoccupazione e occupa stabilmente gli ultimi posti nelle classifiche per la qualità della vita.

La stagione di riforme che era stata promessa non è mai arrivata a compimento. La Calabria pare essere finita ostaggio di ripicche politiche di piccolo cabotaggio, paralizzata da un surreale dibattito tutto interno al partito di maggioranza in Consiglio regionale.

Si deve prendere atto che questa legislatura è ormai finita. La Calabria non può aspettare oltre. E’ necessario avviare il parlamento regionale ad un concreto e profondo rinnovamento della sua classe dirigente. Su questa strada è di fondamentale importanza dare spazio alle forze sane di questo territorio.

Santo Biondo

Segretario generale

Uil Calabria

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Nuovo Governo: Nota stampa del Segretario generale di Uil Calabria

Uil Regionale Calabria

Via F.Crispi 117 – 88100 Catanzaro

Tel 0961/ 061025  fax 0961/721228

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www.uilcalabria.it

Catanzaro 11 settembre 2019  

Con la fiducia di Camera e Senato prende le mosse il secondo Governo Conte. Quello che salta subito agli occhi è la composizione del nuovo Consiglio dei ministri che, almeno sulla carta, per la sua composizione segna una svolta rispetto a quello costruito sull’alleanza ormai fallita fra Lega e Movimento Cinque stelle. Da questo Governo, con undici ministri su ventuno nati sotto il Tevere, ci si attende una seria inversione di tendenza rispetto alle politiche necessarie per favorire la crescita del Mezzogiorno. 

Il Premier Conte, meridionale anch’egli, sembra aver raccolto il messaggio che il sindacato, unitariamente, ha lanciato con forza e determinazione da Reggio Calabria lo scorso 22 giugno: l’Italia può rimettersi sul binario della crescita solo se chi ha in mano le chiavi della cosa pubblica nazionale sceglie di rimettere in moto la locomotiva del Mezzogiorno.

Risolta la crisi estiva, il Governo è ufficialmente e istituzionalmente in carica e nel pieno delle sue funzioni. Dunque, per il futuro del Paese auspichiamo che sia un esecutivo più solido del precedente, che riesca a recuperare il terreno che l’Italia ha perso in Europa e, soprattutto, sia capace di dare risposte alle tante problematiche che assillano il Paese. Ci aspettiamo, poi, che lo faccia riprendendo e dando costrutto ai temi sui quali si era aperto il confronto con i sindacati,  un faccia a faccia che ci auguriamo il Governo voglia riprendere.

Di certo, il primo banco di prova sarà la prossima legge di bilancio. Lo strumento economico, oltre a determinare temi di interesse europeo e nazionale, intreccia temi che riguardano direttamente la Calabria. Per prima la questione lavoro che, nella nostra regione, vede ancora irrisolto il nodo della vertenza precari, una problematica rispetto alla quale l’attuale ministro del Lavoro Nunzia Catalfo, all’epoca sottosegretario, aveva assunto degli impegni precisi che chiediamo vengano trasformati in azioni concrete.

Allo stesso tempo e allo stesso modo sottolineiamo al nuovo Governo la necessità di mettere in atto delle politiche innovative e tangibili che siano in grado di dipanare il nodo rappresentato dalla vertenza dei call center calabresi.

Al nuovo Governo, poi, chiediamo di accantonare qualsiasi progetto di autonomia differenziata che finirebbe solo per allargare il divario già esistente fra il Nord e il Sud del Paese, quel Sud che, invece, ha bisogno di quel piano di interventi straordinario invocato unitariamente dai Segretari nazionali di Cigl, Cisl e Uil da Reggio Calabria lo scorso 22 giugno e che pare essere entrato nel ragionamento del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Questo piano di interventi dovrà essere incentrato sull’avvio operativo delle Zone economiche speciali, sulla promozione dei Piani di sviluppo e sulla costruzione di una solida rete sociale che sia in grado di trasformare la sanità regionale, finita in un pericoloso stallo dopo l’approvazione del “Decreto Calabria”, in un sistema funzionale alle richieste del territorio e di coloro che hanno bisogno di cure. In questo senso il nostro invito è rivolto alla deputazione calabrese che è maggioranza in Parlamento affinché si adoperi a ripensare il “Decreto Calabria” e a promuovere lo sblocco si tutte le azioni necessarie a ridefinire e rendere efficace il Sistema sanitario regionale.

Questa azione di rilancio economico e produttivo del territorio, poi, deve essere accompagnata e sostenuta da una nuova politica fiscale che metta da parte la Flat tax: progetto che finirebbe per penalizzare i redditi più bassi e, dunque, ulteriormente il Mezzogiorno, e rilanci l’idea di una riforma basata sui concetti di progressività, chi ha di più deve dare di più, e solidarietà sociale.

Questa nuova fase politica, poi, deve favorire un mutamento sostanziale anche nella pagina politica della Calabria, una regione che si avvicina a grandi passi alla tornata elettorale e che ha bisogno di un profondo rinnovamento della sua classe dirigente. 

E’ arrivato il momento che i partiti si sveglino dal loro torpore, lascino da parte le beghe interne, selezionino dirigenti slegati da qualsivoglia vincolo clientelare e mettano mano a progetti seri per la rinascita di questo territorio, constatato il fallimento dell’azione amministrativa dell’attuale governo regionale.

Da parte nostra, infine, ribadiamo la disponibilità ad un confronto approfondito su temi e programmi concreti. Allo stesso tempo saremo vigili nei confronti della politica nazionale e rigorosi nel richiedere a chi si appresta a gestire la cosa pubblica Italiana un cambiamento di rotta nelle politiche di cambiamento per il Mezzogiorno d’Italia e, in particolare, per la Calabria. Questo senza interrompere il percorso di mobilitazione unitaria che ci vede impegnati da diversi anni per chiedere e promuovere un cambio di passo del nostro territorio.

Santo Biondo

Segretario generale

Uil Calabria

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