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Una pagina di storia dimenticata: Il campo di Ferramonti di Tarsia

Il 27 gennaio, come è ormai consuetudine, si è celebrata la Giornata della Memoria per ricordare le vittime dell'Olocausto. L'argomento è stato al centro dell'attenzione su tutti i mezzi di comunicazione possibili, televisione, giornali, social network, eppure per molti l'idea stessa della commemorazione è già, di per sé, una presa di distanza: si commemora qualcosa quando fa già parte della memoria, appunto, quindi quando quel qualcosa è percepito come passato e distante, nel tempo ma anche nello spazio. Sul tempo, certamente, siamo tutti concordi, visto che i fatti oggetto di questa commemorazione risalgono a un momento storico ben preciso e - fortunatamente - ormai lontano; anche a livello spaziale, l'idea della detenzione degli ebrei nei lager nazisti ci rimanda a località tristemente note come il campo di concentramento di Auschwitz, ma non si pensa mai che luoghi simili possano essere esistiti anche a due passi da noi, senza andare così lontano. Non sono in molti a sapere, infatti, che un grande campo di concentramento - addirittura il più grande d'Italia - si trovava proprio in Calabria, per la precisione a Ferramonti di Tarsia, in provincia di Cosenza. Si trattava di un'area enorme, costruita ad hoc dalla ditta Parrini di Roma: 160.000 mq su cui erano distribuite 92 baracche, una struttura del tutto simile ai lager nazisti (con tanto di recinzione con filo spinato) la cui gestione era, però, affidata ai fascisti italiani per disposizione di Mussolini e inaugurata il 20 giugno 1940. Vi furono condotti, per primi, ebrei stranieri, che si trovavano in Italia per motivi di studio o di lavoro; in seguito, giunsero anche ebrei italiani e dal 1941 antifascisti italiani e stranieri, gruppi di cinesi e profughi politici. Oltre 2000 furono gli internati, in una struttura che rimase in attività fino al settembre 1943, quando gli inglesi liberarono il campo, ma fu definitivamente chiusa solo nel 1945.

Per molti anni la gente del luogo sembrò dimenticarsi del campo di Ferramonti, prima abbandonato e poi parzialmente utilizzato come deposito per attrezzi agricoli. Nel 1988, il ritrovato interesse per questa realtà è confluito nella Fondazione Internazionale "Ferramonti per l'amicizia tra i popoli" (grazie al lavoro di Carlo Spartaco Capogreco), il cui obiettivo è stato - ed è tuttora - lo studio del rapporto tra storia, memoria e società contemporanea. In seguito, nacque un'altra fondazione quasi omonima, la "Fondazione Museo della Memoria Ferramonti di Tarsia", che ha gestito lo spazio abbandonato e lo ha trasformato in un museo (inaugurato il 25 aprile 2004 e fruibile anche nella sua versione virtuale, il MuViF, al sito http://www.museoferramonti.it).

Se, in un primo momento, non solo la storia ma anche l'esistenza stessa di questo luogo è stata - volutamente? - taciuta, negli ultimi tempi l'interesse mediatico per il "lager" calabrese è cresciuto esponenzialmente, tanto che sono arrivati ad occuparsene giornalisti del calibro di Riccardo Giacoia che ha realizzato un servizio per il Tg2. Ciò che ne è emerso è piuttosto singolare: secondo alcuni testimoni, all'epoca bambini, Ferramonti non sarebbe stato in alcun modo paragonabile a un campo di concentramento nazista, anzi, sarebbe stata una sorta di isola beata, in cui i bambini erano felici e venivano scarrozzati in automobile dal direttore, il commissario di Polizia Paolo Salvatore (cui i fascisti avrebbero rimproverato un atteggiamento troppo benevolo). A confermare questo quadro interviene anche lo storico Mario Rende dell'Università di Perugia, autore di un libro dal titolo "Ferramonti di Tarsia. Voci da un campo di concentramento fascista" (Mursia, 2009), in cui sono state raccolte le testimonianze di persone che hanno vissuto in prima persona la vita nel campo di Ferramonti e che hanno sottolineato anche i rapporti di solidarietà con la gente del posto. Anche secondo il Jerusalem Post, Ferramonti sarebbe stato un "paradiso inaspettato". Altre testimonianze, al contrario, fanno emergere una realtà ben diversa: secondo queste voci, Ferramonti sarebbe stata una prigione in piena regola, in cui si pativa la fame e si viveva in condizioni disagiate, e non era inusuale ammalarsi di malaria.

Naturalmente, non è questa la sede in cui risolvere queste ambiguità e stabilire quale sia la verità, tuttavia è possibile trarre qualche osservazione: non si trattava di un campo di sterminio, bensì di semplice detenzione, una distinzione certamente non trascurabile; è attestata l'esistenza all'interno del campo di un parlamento, di scuole, di servizi sociali e sanitari, di due sinagoghe e anche di un sacerdote cattolico, inoltre è noto che vi si svolgessero numerose attività ludico-ricreative come partite di calcio, concerti e rappresentazioni teatrali. Anche se non è possibile quantificare in che misura giovassero alla condizione degli internati, tali attività potrebbero costituire una conferma della magnanimità e umanità della direzione di cui spesso si parla. Per saperne di più, oltre all'opera del già citato Mario Rende, si rimanda a un documentario firmato da Cristian Calabretta dal titolo "Ferramonti - il campo 'sospeso", che è stato da poco presentato a Roma in Campidoglio e proprio lo scorso 27 gennaio è stato proiettato a Tarsia in occasione della Giornata della Memoria.

Una pagina di storia da sottolineare, questa di Ferramonti, e un'occasione per interrogarsi e interrogare i dati in nostro possesso per ricostruire i fatti in modo critico e senza pregiudizi.

Con la speranza che questo articolo abbia acceso in voi una qualsiasi forma di curiosità, vi rinnovo l'appuntamento al prossimo giovedì, sempre su Corriere Locride!

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Rimemorazione della Shoah

"La ricchezza, la bellezza, tutto si può perdere, ma la gioia che hai nel cuore può essere soltanto offuscata: per tutta la vita tornerà a renderti felice. Prova, una volta che ti senti solo e infelice o di cattivo umore, a guardare fuori quando il tempo è cosí bello. Non le case e i tetti, ma il cielo. Finché potrai guardare il cielo senza timori, saprai di essere puro dentro e che tornerai a essere felice." - Anna Frank
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Ferramonti di Tarsia: Studenti calabresi ricordano la Shoah

  • Published in Scuola

Oltre mille studenti hanno invaso il campo di internamento di Ferramonti di Tarsia per celebrare la Giornata della memoria.

Gli studenti, accompagnati dai loro insegnanti, hanno avuto modo di vedere, con i loro occhi, immagini di una delle pagine più brutte della storia, le immagini della Shoah.

La Giornata della memoria a Ferramonti è iniziata con una cerimonia religiosa e la deposizione di una corona in ricordo delle persone morte nel campo.

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