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Diocesi di Locri-Gerace: Omelia della Santa Messa del Giovedì Santo, del Vescovo Francesco Oliva, nella Casa circondariale di Locri

Omelia Santa Messa del Giovedì Santo

(con la lavanda dei piedi ai detenuti della Casa circondariale di Locri)

Con questa celebrazione iniziamo il Triduo Pasquale, cuore della nostra fede cristiana. Riviviamo i momenti culminanti del mistero pasquale: Cristo dopo aver sofferto la passione e morte risorge dai morti. E’ questo l’evento di cui non solo facciamo memoria, ma che vogliamo vivere con Lui. A cominciare da questa sera: la sera che Gesù trascorre a tavola con i suoi discepoli condividendo con loro l’ultima cena, ma anche il tradimento di uno di loro. Amicizia e tradimento che s’intrecciano drammaticamente. Un momento conviviale in cui Gesù consegna il suo testamento spirituale compiendo due significativi gesti: spezzare il pane con i discepoli e lavare loro i piedi. Sono due gesti che sintetizzano la sua vita spesa per amore.

Il primo gesto: Gesù spezza il pane con i discepoli chiedendo loro di ripetere questo gesto in sua memoria. Il pane spezzato è il segno di una vita interamente donata: Gesù non dona qualcosa di sé, ma dona se stesso, la sua vita. Si offre come vittima sull’altare della Croce. Non c’è amore più grande del dare la vita, tutto se stesso. Ogni volta che farete questo fatelo in memoria di me. Non si tratta di un gesto isolato, ma di un gesto che continua nel tempo e nella vita di ogni uomo. Gesù spezza ogni giorno il suo pane, la sua vita con noi e per noi. Gesù in persona, non una sua rappresentazione, è presente e si dona. E’ il dono dell’Eucaristia che si perpetua nel tempo, il dono di Dio che ama infinitamente. E ci indica la via: "Vi dò un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi". L’amore non può essere comandato, ma quando si segue questa via, si vive la felicità già su questa terra.

Il secondo gesto: la lavanda dei piedi è conseguenza del primo. Gesù manifesta la via dell’amore attraverso il servizio. L’amore vero non cerca onori, privilegi, non chiede di essere servito e non cerca servitori, ma si mette a servizio. “Non sono venuto per essere servito, ma per servire”.

Ecco il grande insegnamento per noi: con l’amore possiamo distruggere il male, ritrovare la speranza, che ci porta a guardare oltre il male commesso. Non ci abbandona a noi stessi e ai nostri peccati. “L’hai fatto, ora devi pagare”. Dio indica la via dell’amore, del servizio e del perdono come via di redenzione e di salvezza. E’ possibile sbagliare, ma abbandonando la via del male e incamminandosi su quella del bene si ritrova la propria felicità. Ecco il vero discepolo del Signore: colui che fa quello che dice il Maestro: "Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se vi amerete gli uni gli altri".

Oltre il male commesso: è possibile passare oltre, guardare oltre il male commesso. Il male commesso non può essere l’ultima parola sulla vostra vita. Rinnegatelo: è possibile! Si può ricominciare. C’è chi vi aspetta e desidera che siate liberi dal male. Cosa il Signore chiede a me, a te, ora ed in questo luogo? Ti dice: “hai peccato? vuoi uscire dal tuo peccato? Io ti perdono, ma non lo fare più”. La volontà di uscire dal male fatto implica anzitutto la riprovazione del male commesso senza cercare di scaricarne la responsabilità sugli altri o andare alla ricerca del responsabile al di fuori di se stessi (“sono io che l’ho fatto, non altri”). Occorre riconoscere che le azioni cattive hanno fatto male al fratello e alla comunità, oltre che a se stessi e alle persone care.

Non avere timore di batterti il petto. Lo facciamo tutti come cristiani. Prima di iniziare la celebrazione della messa ci battiamo il petto tre volte: la prima, perché ho fatto quello che non dovevo fare (il male che fa sempre male); la seconda, perché sono stato cattivo nel fare agli altri quello che non avrei desiderato che gli altri facessero a me; la terza, perché col male che ho fatto ho rovinato ciò che era bello, buono e giusto, ho agito contro la volontà di Dio. Insomma, mi sono rovinato da solo. Il pentimento così espresso porta al cambiamento. Questa celebrazione stasera c’invita a tornare al Signore, lasciando che ci lavi tutto, dalla testa ai piedi: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!», come dice san Pietro.

E’ questo il messaggio della Pasqua: risorgere con Cristo e rinascere con Lui, purificati dal peccato e dal male, passare dalla morte alla vita, dal carcere alla libertà, dalle tenebre alla luce. Sant’Agostino definisce la Pasqua come il passaggio dei cristiani (transitus christianorum). Fare Pasqua è passare, come il Maestro, in quella notte del sabato, dalle tenebre alla luce, dal peccato alla vita nuova.

Francesco Oliva, Vescovo di Locri-Gerace

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Diocesi Locri - Gerace: «Messaggio per la Quaresima 2019»

«Oltre lo sguardo fisso su noi stessi».

Un cammino di quaranta giorni, per entrare nel mistero di una morte che apre alla vita. Ecco la Quaresima! Un tempo da vivere con rinnovato impegno. In una liturgia di lode che ci fa recuperare l’entusiasmo della fede. In un cammino scandito dalla Parola, che nelle Domeniche quaresimali invita a seguire il Signore, che va incontro alla Pasqua, passando attraverso la passione e la morte. E’ il cammino di Gesù, che, nel deserto, “non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati ebbe fame” (Lc, 4, 1-13). Condivisione della sua fame, che non trova soddisfazione nella possibilità che le ‘pietre’ diventino ‘pane’: “Non di solo pane vive l’uomo”. Nessun cibo, nessuna bevanda possono placare la fame e sete del cuore. Solo Dio può colmare questa fame. Donaci, Signore, questa fame e sete di te. E’ questo che dona senso al tempo quaresimale. Vero tempo di grazia, che porta sul Tabor. Laddove Gesù si trasfigura con noi e per noi (discepoli eletti). Laddove il Padre lo proclama Figlio eletto: “Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!” (Lc 9, 28-36). Esortando a tendere l’orecchio, ad aprirsi all’accoglienza: ascoltarlo è accoglierlo. E’ l’ascolto che feconda la vita.

La parabola del fico sterile illumina la terza tappa quaresimale. Tiene in piedi la speranza: “Padrone, lascialo ancora quest'anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai” (Lc 13, 1-9). Non desistiamo dal cammino di fede che apre alla speranza e alla carità. E’ il cammino profumato dalle buone opere, dalle cosiddette opere di misericordia. La vita senza queste opere è senza profumo.

La Quaresima è illuminata dal volto del Padre Misericordioso della parabola, che attende il ritorno del figlio, quando colpevolmente si è allontanato da casa. Di quel Padre che non smette di amare. Quel Padre, che con sguardo fiducioso, ricco di compassione, ci corre incontro, si getta al collo pronto ad abbracciarci e a baciarci (rileggiamo Lc 15, 1-3.11-32). E’ l’abbraccio che ridona vita con la misericordia ed il perdono.

Come è accaduto all’adultera possiamo sentirci dire: “Nessuno ti ha condannata? … Neanch’io ti condanno: va’ e d’ora in poi non peccare più” (Gv 8, 1-11). Possiamo sentire lo sguardo di Gesù, che non ci lascia soli sulla via della vita. Illumina le nostre tenebre e ci apre alla speranza. Non lasciamoci intristire dal ritmo monotono del tempo e dalle paure, che tolgono la libertà, la fiducia e la gioia di vivere. Apriamoci alla vita, rompiamo le catene dell’egoismo e quello sguardo sempre fisso su noi stessi. Rivivendo la passione di Gesù, riassaporiamo il gusto della sua vicinanza: “Io sto in mezzo a voi come colui che serve” (Lc 22, 14-23, 56). Impariamo ad incontrarlo nelle persone che ci stanno accanto, in quelle che la pensano diversamente, nei piccoli e nei poveri. Riappropriamoci della speranza della vita nuova nel Cristo Risorto, facendo sì che tutte le nostre tradizioni quaresimali siano illuminate dalla luce della Pasqua.

Sia il tempo quaresimale una palestra di umanità e di rinascita spirituale, in particolare attraverso l’esercizio del digiuno, della preghiera e dell’elemosina. “Digiunare, cioè imparare a cambiare il nostro atteggiamento verso gli altri e le creature: dalla tentazione di “divorare” tutto per saziare la nostra ingordigia, alla capacità di soffrire per amore, che può colmare il vuoto del nostro cuore. Pregare per saper rinunciare all’idolatria e all’autosufficienza del nostro io, e dichiararci bisognosi del Signore e della sua misericordia. Fare elemosina per uscire dalla stoltezza di vivere e accumulare tutto per noi stessi, nell’illusione di assicurarci un futuro che non ci appartiene” (dal Messaggio di papa Francesco per la Quaresima 2019).

E’ questa la via che restituisce equilibrio e senso a tutta la nostra vita. La auguro a tutti voi.

Monsignor Francesco Oliva

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Diocesi di Locri-Gerace. Domenica 10 e Lunedì 11 febbraio, si terrà la celebrazione della XXVII Giornata Mondiale del Malato

XXVII Giornata Mondiale del Malato

“Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”

La XXVII Giornata Mondiale del Malato, che la Chiesa celebra lunedì 11 febbraio, ha come tema: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt 10,8). E’ quanto scrive papa Francesco nel suo messaggio agli ammalati, agli operatori sanitari, ai medici, infermieri, volontari, ministri straordinari della comunione, diaconi e sacerdoti. La Giornata Mondiale del Malato è una ricorrenza annuale che quest’anno viene celebrata in India, avendo come speciale riferimento la meravigliosa figura di santità di Madre Teresa di Calcutta, che ha speso la propria vita per prendersi cura degli ammalati.

A livello diocesano la Giornata dell’ammalato viene celebrata presso il Santuario Diocesano Nostra Signora dello Scoglio in S. Domenica di Placanica secondo questo programma:

* Domenica 10 febbraio 2019 alle 20.00: Fiaccolata mariana ed a seguire la Santa Messa, presieduta dal vescovo della Diocesi, mons. Francesco Oliva; Adorazione Eucaristica per l’intera nottata.

* Lunedì 11 febbraio 2019, Festa della Madonna di Lourdes: in mattinata sono previste varie pratiche di pietà, quali il santo Rosario, la via Crucis ed a conclusione alle ore 14,00 la Catechesi di fratel Cosimo; alle ore 15.00, Santa Messa presieduta dal vescovo di Locri-Gerace, monsignor Francesco Oliva, cui seguirà la preghiera per gli ammalati e la processione mariana conclusiva.

Come ricorda il Vescovo, “E’ una giornata speciale, che invita a vedere nei fratelli e nelle sorelle ammalati un tesoro prezioso da accogliere ed amare, nonché occasione favorevole per riflettere sul mistero della sofferenza e, soprattutto, per implorare dal Signore una maggiore sensibilità verso i malati, sia negli operatori del mondo della sanità, medici, infermieri, volontari e familiari, che nelle nostre comunità e nella società civile”.

Locri 9 febbraio 2018

L’Ufficio Diocesano per le Comunicazioni Sociali

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