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La riflessione. La missione di Don Mimmo Battaglia

  •   Angelica Squillaci
La riflessione. La missione di Don Mimmo Battaglia

di Angelica Squillaci - Vista da lontano. Da lontanissimo. Da un luogo immaginario. Da dov’è permessa la facoltà visiva e non quella uditiva. Da qui, volgendo uno sguardo di oggettiva interpretazione al mondo, la scena sociale apparirebbe come un sistema muto che agisce per il contributo di tutti. Gli effetti utilitaristici o svantaggiosi che questo “sistema” apporterebbe alla comunità sono merito - o colpa - di ogni singolo, del quale, da lontano, da lontanissimo, si possono ben vedere gli sforzi, ma al contrario sono impercepibili le voci. A proposito di queste ultime, si dice che abbiano un ruolo di fondamentale importanza; talvolta, l’uomo molto più con le parole, che con gli sforzi o con le opere, può trasmettere forza alla comunità, può incitarla, può supportarla o all’inverisimile e all’inverso può scoraggiarla, danneggiando il prossimo e trasversalmente sè stesso. I rapporti che legano gli uomini in una collettività, in una casa comune, si manifestano, dunque, attraverso opere e parole.

Don Mimmo Battaglia, durante un comizio, tenutosi nella cittadina di Ardore, rivolgendosi all’uditorio palesava intensamente il suo fortissimo senso di socialità, pervenutogli - come lo stesso ministrante asserisce - grazie alle molteplici esperienze che lo videro aiutare chi, come tanti, nel corso della vita, facendo uso di stupefacenti, conobbe la faccia della morte. Il monologo aveva lo scopo di sensibilizzare ogni presente ad assumere un atteggiamento di apertura e di interesse al cospetto dei tanti problemi che affliggono la comunità. Nel tentativo di ritrarre verbalmente il profilo utopico di individuo coscientemente integrato nella società, egli suggeriva alcuni accorgimenti, che se applicati universalmente, farebbero di un mondo disattento e trascurato una vera e propria oasi sociale. Quindi, parla Don Mimmo di occhio scrutatore, di spirito di osservanza, di soccorso, soprattutto verso coloro che conducono uno stile di vita poco invidiabile; ci invita, poi all’ipersensibilità o capacità di percepire i bisogni altrui e, una volta individuati, metterli al centro del proprio interesse tentando di escogitare degne soluzioni.

Una sorta di missione a cui nessuno può sottrarsi; vivere in società è una necessità immanente all’uomo: l’effetto di una continua richiesta di mettersi in discussione, di paragonarsi, ed infine di scoprire gli altri per scoprire se stessi. L’interagire con propri simili non dovrebbe avere altro obiettivo al di fuori della socializzazione stessa, bisognerebbe bandire chi agisce per millantare e idoleggiare se stessi, nonché chi compromette il sereno vivere sociale per soddisfare illecitamente i propri interessi a dispetto dell’intera comunità. Angelica Squillaci