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I borghi “più belli” d’Italia. Bilanci e prospettive: parla Bruno Cortese, coordinatore calabrese del Club

  •   Gianfranco Marino
I borghi “più belli” d’Italia. Bilanci e prospettive: parla Bruno Cortese, coordinatore calabrese del Club

Oriolo, Aieta, Altomonte, Civita, Morano Calabro, Fiumefreddo Bruzio, Santa Severina, Stilo, Gerace, Bova e Scilla. Sono undici i borghi calabresi ad oggi inseriti nell’elenco dei 274 comuni italiani del Club dei Borghi più Belli d’Italia, undici realtà divenute negli anni testimoni del brand Calabria, testimoni di un Paese che proprio dalle eccellenze sembra voler ripartire. Lo dicono le statistiche che da oltre un decennio parlano di un ritorno alle periferie, lo dice il Ministero dei Beni Culturali e del Turismo che ha indicato il 2017 come anno dei Borghi, programmando dodici mesi segnati da una miriade di iniziative culturali e di promozione che vedranno protagonisti proprio i piccoli centri italiani. Sono tanti e tutti convergenti i segnali che indicano una tendenza chiara in una fase storica assai delicata per una società che si sta velocemente ridisegnando nella forma e nelle abitudini. La voglia è quella di riscoprire una qualità della vita oggi rintracciabile per alcuni aspetti solo nelle realtà di nicchia, in quei piccoli paradisi fatti di bellezze naturalistiche, gastronomiche e culturali. Quale sia l’obiettivo del Club si capisce subito, sin dalle prime battute scambiate con Bruno Cortese in un soleggiato e freddo pomeriggio di metà marzo nella terrazza naturale di Fiumefreddo Bruzio (CS). Bruno è il coordinatore calabrese del Club, lui, sindaco di lungo corso ed oggi amministratore comunale di Santa Severina (KR) è sul tirreno a testimoniare la vicinanza del Club in occasione della partecipazione di Fiumefreddo al concorso “IL Borgo dei Borghi”. Giusto per la cronaca, l’avventura per Fiumefreddo nell’importante kermesse si concluderà con un lusinghiero sesto posto su ventuno partecipanti.

Ha le idee chiare Bruno su quale debba essere la mission del Club in senso lato ed in Calabria più in particolare, idee chiare come sedici anni fa. Seduti al tavolino di un bar a sorseggiare un caffè di fronte al municipio, da dove lo sguardo abbraccia in un colpo solo tirreno e Catena Costiera, gli chiediamo di ricordare con noi i prodromi di un’avventura lunga oltre un quindicennio. “Ricordo ancora molto bene – dice Bruno Cortese – quando nacque il Club nel lontano 2001 su impulso della Consulta del Turismo dell’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI).

In quella occasione, con Santa Severina fummo presenti assieme a Bova come unici comuni calabresi tra i soci fondatori. In quel momento, pur mossi dai migliori propositi, non potevamo di certo immaginare che negli anni l’interesse sarebbe cresciuto fino a questo punto, possiamo dire di avere letto in anticipo una tendenza oggi esplosa su scala non solo nazionale.

 

Qual è la situazione oggi?

 

“Sono centinaia i piccoli borghi italiani che rischiano lo spopolamento ed il conseguente degrado a causa di una situazione di marginalità rispetto agli interessi economici che gravitano intorno al movimento turistico e commerciale. Per questo il Club si prefigge di garantire, attraverso la tutela, il recupero e la valorizzazione il mantenimento di un patrimonio di monumenti e di memorie che altrimenti andrebbe irrimediabilmente perduto”.

Quali sono gli obiettivi del Nazionale e soprattutto quali quelli del coordinamento calabrese ? “La nostra speranza, negli anni già parzialmente realizzata, è quella che le sempre più numerose persone che ritornano a vivere nei piccoli centri Tra i principali obiettivi fissati c’è sicuramente quello di abbattere idealmente le distanze dal Pollino allo Stretto, coordinando in modo sinergico la programmazione del Club, ragionando non più come singole realtà comunali, ma come rappresentanti di un unico organismo cui è demandato il compito di rappresentare la Calabria nel mondo. Si tratta di un lavoro di rivisitazione culturale, un’inversione di tendenza nel modo di concepire i rapporti tra comuni della stessa regione”.

Qual è la struttura del Club?

“E’molto semplice, attualmente vi fanno parte sul territorio nazionale 274 centri con popolazione inferiore ai quindicimila abitanti (anche se più del 90% è al di sotto dei cinquemila). Oltre al presidente c’è un consiglio direttivo, un comitato tecnico scientifico e un coordinatore per ogni regione che viene eletto dai sindaci dei comuni membri di quella regione e rimane in carica per tre anni”.

Quali le criticità nella nostra regione, se ve ne sono ?

“In Calabria più che in altre realtà l’obiettivo del Club di valorizzare e promuovere le eccellenze si scontra con difficoltà di comunicazione all’interno della nostra regione, figlie di una condizione geografica, infrastrutturale e culturale assai particolare che non permette una programmazione organica”.

Il vostro rapporto con le istituzioni sovra comunali?

“Realtà importanti come il Club dei Borghi, rappresentano per la nostra regione un’opportunità regalando una vetrina di qualità che necessita la giusta attenzione da parte della politica regionale. Per questo, il nostro auspicio è quello di poter quanto prima avviare un’interlocuzione costante con la Giunta e con il Consiglio regionale, programmando assieme alcune tra le più importanti iniziative da svolgersi tra l’estate e l’autunno, ma soprattutto gettando le basi per un percorso comune che non potrà e non dovrà più essere isolato ed occasionale”.