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Guardie mediche in provincia di Reggio. Dalla terza Commissione regionale per sanità nuovi spiragli per Serrata, Sant’Ilario, Feroleto e Bova

  •   Redazione
Guardie mediche in provincia di Reggio. Dalla terza Commissione regionale per sanità nuovi spiragli per Serrata, Sant’Ilario, Feroleto e Bova

Accolta la proposta del consigliere regionale Pedà. Ripristinate a breve quattro nuovi presidi di continuità territoriale (ex guardie mediche) in provincia di Reggio, grazie ad un incremento del 5%, quattro postazioni si aggiungeranno alle 75 già esistenti costituendo un’importante possibilità per i comuni di Serrata, Sant’Ilario, Feroleto e Bova. Ad esprimere tutta la sua soddisfazione è proprio il consigliere regionale Giuseppe Pedà. “sono particolarmente contento - dice Pedà - perché l’accoglimento della mia proposta di ampliamento del servizio in provincia di Reggio Calabria, in maniera tale da assegnare dei presidi ai comuni di Serrata, Sant’Ilario, Feroleto e Bova, quest’ultimo in una situazione organizzativa medico-sanitaria davvero critica, si tradurrà nella presentazione della stessa istanza da parte del direttore sanitario dell’Asp n.5, Pasquale Mesiti al nuovo Commissario ad Acta per l’attuazione del piano di rientro del settore sanitario della Regione Calabria, gen. Saverio Cotticelli. Quanto - continua Pedà – il quadro emerso dall’ultima seduta della Terza Commissione regionale “Sanità, attività sociali, culturali e formative”, alla quale ho preso parte, presieduta dal consigliere Michele Mirabello, che su mia richiesta ha inserito tra i punti all’ordine del giorno la questione relativa al potenziamento ed incremento del numero delle guardie mediche nel territorio della provincia di Reggio Calabria ascoltando in audizione lo stesso Mesiti. L’argomento in esame – da me sollevato – ha fatto seguito all’impegno che nei mesi scorsi mi aveva visto ancora impegnato a sollevare la particolare vicenda anche attraverso gli organi di stampa. In quest’ultima occasione ho inteso ribadire l’intenzione della Commissione di mettere in atto ogni azione utile finalizzata a garantire i presidi sanitari in tutti i comuni, un problema diffuso in tutto il territorio regionale dove insistono tante comunità anche abbastanza lontane dalla prima emergenza: potrei citare, ad esempio, i comuni di Bova, Sant’Ilario, Antonimina, Serrata ma sono certo ce ne siano molti altri. Sarebbe di estrema importanza avere la possibilità di attivare 4/5 postazioni, daremmo così un primo segnale di attenzione e di presenza. Senza dimenticare che ci sono delle sentenze del TAR a cui alcuni di questi Comuni si erano appellati che hanno dato esito positivo”. Attualmente – prosegue Pedà - in provincia di Reggio Calabria, su 96 comuni vi sono 75 postazioni di guardia medica, il che vuole dire che alcune comunità sono inevitabilmente penalizzate. In particolare, i paesi montani più piccoli, con problemi di viabilità e popolazione prevalentemente anziana”. L’analisi sullo stato dell’arte e sulla situazione della continuità assistenziale nella provincia reggina è stato colto a pieno dal direttore sanitario Mesiti: “con l’istituzione del commissariamento per il piano di rientro - ha spiegato proprio Mesiti - negli anni, ci sono stati dei tagli che hanno riguardato anche e purtroppo, non solo il settore della guardia medica causando una riduzione sensibile delle postazioni che ha riguardato una componente essenziale. È stato effettuato un taglio lineare, senza cioè tener conto dell’orografia del territorio. Ciò ha comportato la reazione legittima dei cittadini e di alcuni sindaci che hanno accolto queste giuste manifestazioni e si sono rivolti all’autorità giudiziaria ottenendo delle sentenze di ripristino. Il problema – ha rimarcato Mesiti – è che il mero ripristino delle postazioni significa che devono essere riempite di contenuti e, quindi, di medici di continuità assistenziale. E in una regione sottoposta a piano di rientro una sola unità deve essere autorizzata dall’ufficio preposto. Dunque, l’azienda poteva, si, aprire tre postazioni di guardia medica per sentenza di giudice ma, naturalmente, questo presupponeva la chiusura di altrettanti presidi in altri paesi della provincia. Attraverso la convocazione della conferenza dei sindaci che avrebbe dovuto “dare per tagliare”: un’ipotesi inverosimile con danni devastanti. Ho pertanto sottoposto il problema al Commissario Cotticelli anticipandogli la richiesta di autorizzazione di un incremento pari al 5% (avevo avuto anche la disponibilità dell’ing. Scura, nel frattempo revocato dall’incarico dal Consiglio dei Ministri). A breve, verrà fissato un incontro per discuterne”.