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Diocesi di Locri - Gerace. Ordinazione diaconale di Antonio Peduto: l'Omelia del Vescovo

  •   Redazione
Diocesi di Locri - Gerace. Ordinazione diaconale di Antonio Peduto: l'Omelia del Vescovo

Omelia

“Canterò in eterno l’amore del Signore / di generazione in generazione / farò conoscere con la mia bocca la tua fedeltà” (Salmo 88).

La liturgia della Parola di questa XXVII domenica invita a cantare la fedeltà dell’amore di Dio, un amore che si lascia intravedere nell’amore dell’uomo e della donna che uniscono le loro vite in modo da formare una sola carne. Quello dell’uomo e della donna è un amore fragile, soffre le difficoltà della durata, l’impegno dell’infedeltà e della totalità della donazione. E’ un amore che tende ad essere vero nella misura in cui non pone limiti, riserve, condizioni e si realizza nella fatica di costruirsi giorno dopo giorno. E’ un amore che si ispira ed alimenta nell’amore di Dio: “Il modo di amare di Dio diventa la misura dell’amore umano” (Deus caritas est, 70). Sia dell’amore coniugale tra l’uomo e la donna che dell’amore del consacrato e della consacrata, del diacono e del sacerdote, del missionario e della missionaria.

Caro Antonio, è alla luce di questo amore che devi leggere la storia della tua vocazione. Chi non si sposa desiderando seguire la vocazione sacerdotale vive anch’egli una consacrazione in vista dell’amore di Dio e dei fratelli. In questa prospettiva non c’è contrapposizione tra lo stato sacerdotale, diaconale e religioso da una parte e quello coniugale e matrimoniale dall’altra: sono stati di vita che non si pongono su livelli di inferiorità o di superiorità, ma sono complementari, “in modo tale che uno può essere più perfetto per qualche aspetto e l’altro può esserlo da un altro punto di vista” (AL 159). Verginità e castità rispetto al matrimonio sono modalità diverse di amare. Quello che conta è realizzarsi nell’amore. E’ questo il progetto di Dio su ciascuno di noi. Di conseguenza, “l’uomo non può vivere senza amore. Egli rimane per sé stesso un essere incomprensibile, la sua vita è priva di senso, se non gli viene rivelato l’amore” (RH, 1979, 10). I malesseri del nostro tempo sono legati a quella solitudine, che si viene a creare quando non si è capaci di vivere l’amore, quando non ci si sente amati, quando si scopre attorno a sé uno stato di isolamento e di incomprensione. Non bastano i social network per superare questa mancanza: essi portano ancora di più a chiudersi in se stessi e a non aprirsi alla relazione umana.

Caro Antonio, come gli sposi attraverso la consacrazione coniugale danno vita ad una famiglia, anche tu, ordinato diacono, contribuirai a dare vita ad una famiglia, che è la Chiesa. Anche da te per il dono dello Spirito che ricevi dipenderà l’edificazione della Comunità cristiana. Per fare questo dovrai giorno dopo giorno fortificarti nella virtù della fedeltà a Dio e alle promesse che oggi pronuncerai davanti a me. Essere fedele comporta dire No alle seduzioni del mondo, allo spirito di mondanità, alla comodità. Dovrai essere inquieto nella ricerca quotidiana di Colui che ti ama e ti chiama a seguirlo e a condividerne la missione. Come nelle nozze tra l’uomo e la donna dovrai impegnarti a conservare fedeltà e unità nel vincolo santo. Senza fedeltà, come si distrugge il vincolo coniugale, si spegne anche il vincolo diaconale e sacerdotale, la stessa consacrazione va in crisi. Fedeltà, amore al servizio nella comunità dei fratelli e totalità di donazione della propria vita: ecco le perle preziose del tuo essere diacono prima e sacerdote poi. L’identità diaconale ti farà essere: bocca che annuncia la Parola ed evangelizza; mano che benedice e mostra la benevolenza del Dio vivente nella preghiera, nell’amministrazione del Battesimo, del Matrimonio, del Viatico ai moribondi, nel rito delle Esequie. Compiti che dovrai svolgere sempre nella dimensione dell’amore e in assoluta dedizione a Cristo e alla Chiesa. La fedeltà all’impegno di “celibato” che hai liberamente scelto ti renderà interiormente libero di dare maggiore disponibilità a Dio e alla sua Chiesa ed essere vero segno e richiamo dei valori eterni del Regno di Dio.

Caro Antonio, non dimenticare (ma lo ricordo anche a me e a tutti i sacerdoti e diaconi presenti) che il ministero sacro ha la sua sorgente in Gesù, pastore, maestro e sposo, che si consegna alla Chiesa, sua sposa. In questa nuzialità sei stato generato per il ministero del primo grado del sacramento dell’Ordine ed innestato nel “ministero” del Vescovo, per essere aiuto suo e del suo presbiterio. Non sei più solo. Né pensare mai di poterti realizzarti da solo, senza la comunità sacerdotale, profetica e regale. Ti è vicino il primo diacono nella Chiesa che è il Vescovo. Ti sono vicino sapendo di svolgere un servizio non in modo monocratico, in solitudine, ma facendo largo ad altri (diaconi e presbiteri) nella partecipazione alla “diaconia” del Signore.

Con la tua vita, con tutta la tua umanità, sarai incardinato, ovvero stabilmente inserito in questa Chiesa. Un’incardinazione che ti dà diritto più che ad uno stipendio, ad un servizio. Il servizio vale indipendentemente dallo stipendio, anzi sono i servizi più umili, quelli resi a chi non ti potrà ricambiare mai il favore, assolutamente gratuiti, che daranno senso alla tua vocazione diaconale. Scopri ogni giorno la dignità e bellezza del servire disinteressatamente. Lo stile della giovialità, del rispetto e del dialogo sia il tuo stile. Poniti in atteggiamento umile e gioioso verso quanti incontri. Considera gli altri superiori a te e conservane sempre rispetto. Una buona parola, un buon consiglio pagano sempre, la maldicenza rovina l’animo di chi la pronuncia. Se indosserai il grembiule con cui Gesù si è cinto lavando i piedi ai discepoli, godrai la bellezza del tuo essere diacono e con Gesù potrai dire: sono stato costituito non per essere servito, ma per servire. Versa sui piedi di tutti, “sino alla fine” l’acqua dell’amore e della consolazione. Gesù non ha chiesto ai discepoli di inginocchiarsi davanti a Lui, ma si è inginocchiato ai loro piedi, facendosi servitore loro e dell’umanità! Il giorno in cui smetterai d’indossare il grembiule, sarà un giorno da dimenticare, brutto per te e per la Chiesa, si accenderà una spia rossa che ti dice che il tuo cuore si sta inaridendo. E da pastore che credevi essere, ti scoprirai mercenario.

Caro Antonio, cari diaconi e sacerdoti tutti, la Parola di Dio oggi ci invita anche a guardare la bellezza della realtà coniugale e familiare come Dio l’ha disegnata. Preghiamo per le nostre famiglie, per le coppie in difficoltà. Ringraziamo il Signore per il dono delle famiglie che seppure a fatica vanno avanti e testimoniano la fedeltà dell’amore di Dio. Grazie alla tua famiglia, che ti ha accolto ed accompagnato sin qui, ai sacerdoti ed educatori che ti hanno saputo consigliare e sostenere nei momenti di incertezza e di difficoltà.

Concludo richiamando il pensiero di Papa Francesco che descrive il diacono come persona mite, un servitore che non gioca a “scimmiottare” i preti". Il servizio della carità, in qualunque forma di manifesti, è lo specifico della tua consacrazione diaconale. Sia la caritas il tuo primo ministero, quella caritas che si manifesta in tutti gli ambiti in cui sarai chiamato ad operare. Caritas è lo sguardo attento e premuroso che saprai avere verso quanti incontri, a cominciare dalle persone più vicine.

Chiedo a tutti Voi, fratelli e sorelle carissimi, di pregare per me e per tutti i sacerdoti e diaconi e per le anime consacrate. Ne abbiamo bisogno. Chiedo di pregare per le vocazioni. Oggi sta venendo meno la consapevolezza della dimensione vocazionale della vita. Ma la nostra preghiera in questo momento è per te, Antonio. Chiediamo per te la costanza nel servire il Dio fedele; la costanza nella preghiera, la costanza nel ministero sacro, senza stancarti nel portare avanti l’opera di Dio. E alla fine della giornata possa ripetere con Gesù: ‘Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare’ (Lc 17,10). La Vergine Maria, umile serva del Signore, ti doni il suo cuore per magnificare il Signore con la tua vita. AMEN.

Francesco Oliva, Vescovo di Locri-Gerace