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COVID-19, pericolo focolai nelle carceri. Graziano: «Continuano i trasferimenti dal nord ma non si hanno mascherine e camici»

  •   Redazione
COVID-19, pericolo focolai nelle carceri. Graziano: «Continuano i trasferimenti dal nord ma non si hanno mascherine e camici»

CORIGLIANO-ROSSANO (CS) – Mercoledì, 1 Aprile 2020 – Emergenza Covid-19, massima attenzione alle carceri. Nonostante le stringenti disposizioni nazionali volte ad arginare il contagio, stanno proseguendo ininterrotte le traduzioni di detenuti da penitenziario a penitenziario. Nelle case di reclusione di Cosenza, Paola, Castrovillari e Corigliano-Rossano è forte la tensione perché non si riescono ad effettuare i controlli preventivi di routine sui nuovi carcerati trasferiti da altri istituti. A Corigliano-Rossano, ad esempio, c’è una postazione triage sguarnita di tutti i presidi medici di prevenzione e due detenuti, al momento, sarebbero in stato di isolamento in attesa che si eseguano i controlli sanitari.

È quanto denuncia il consigliere regionale Giuseppe Graziano chiedendo al Ministero della Giustizia chiarimenti sulle procedure di sicurezza adottate, a tutela di detenuti, agenti e personale.

«In questo momento di emergenza – dice Graziano – dove tutti gli apparati dello Stato, i servizi e la produzione nazionale sono fermi per arginare il contagio dell’epidemia, non si riesce a tutelare uno dei settori più delicati del sistema Italia, come le carceri. In questi giorni sto raccogliendo la preoccupazione di numerosi dipendenti del penitenziario di Corigliano-Rossano, all’interno del quale gravitano oltre 500 persone tra reclusi, agenti e personale medico e amministrativo, preoccupati per i numerosi trasferimenti di detenuti che si stanno continuando ad effettuare, alcuni dei quali anche con provenienza dalle cosiddette zone rosse del nord dove, anche nelle case di reclusioni, si sono evidenziati casi di contagio. Non se ne può fare a meno? Non mettiamo in discussione, in tal senso, le scelte del Governo e del Ministero della Giustizia ma che almeno si mettano gli operatori e gli stessi detenuti nelle giuste condizioni di sicurezza per operare. Da quanto risulta, infatti, la quasi totalità delle aree triage allestite nei penitenziari italiani è sguarnita di mascherine, camici e degli stessi tamponi per effettuare gli esami sui detenuti che vengono da fuori e che sono una potenziale minaccia di contagio per tutto il resto della popolazione carceraria residente e per il personale operante. Chiedo, allora, che si faccia chiarezza e che soprattutto si attuino tutte le misure di prevenzione necessarie affinché questi luoghi non diventino focolai di infezione».