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Coldiretti: le difficoltà delle aziende selvicolturali e le richieste alla regione Calabria

  •   Redazione
Coldiretti: le difficoltà delle aziende selvicolturali e le richieste alla regione Calabria

Molinaro: troppi grovigli. Serve , ma non solo, semplificazione amministrativa ed efficienza burocratica. Non c’è alcun dubbio: le aziende boschive contribuiscono all’economia montana legata alla selvicoltura. Certamente fanno i conti con le difficoltà legate alla depressione del settore, all’aumento dei costi di produzione ed alla riduzione dei prezzi di vendita del legname. Coldiretti concentra l’attenzione sulle difficoltà che si incontrano su “scala regionale” che se affrontate possono favorire lo svolgere dell’attività delle imprese boschive nelle aree interne e montane. Ecco le richieste che Coldiretti rivolge al Presidente Oliverio e alla Struttura dipartimentale guidata dall’ing. Siviglia. Per prima cosa occorre dare organicità alle misure che dovrebbero rendere più efficienti e celeri le procedure amministrative in modo darestituire alle aziende  il tempo da dedicare a “quello che conta”. Infatti – sottolinea Coldiretti – c’è un groviglio di  burocrazia e di documentazione nella elaborazione degli strumenti di gestione e di utilizzazione del bosco, accentuata dalla carenza delle strutture amministrative preposte alla istruttoria ed al rilascio delle autorizzazioni previste dalla normativa. Gli adempimenti relativi ai piani di gestione,  nulla osta relativi alle pratiche afferenti il PSR, e le autorizzazioni al taglio – chiarisce -  sono numerosi e complessi e onerosi, mentre il personale è insufficiente, e scarse sono le dotazione di mezzi e strumenti. Spesso  - spiega Coldiretti - dopo una comunicazione di assenso intervengono sospensioni per aspetti di scarso peso o di carattere formale che però bloccano l’attività delle imprese boschive. Cosa fare allora? Uno snellimento reale delle procedure e l’utilizzo delle autocertificazioni rese dal richiedente e dal tecnico. Altro aspetto importante  - prosegue - riguarda lo spostamento dell’epoca di taglio dal 15 al 30 giugno. Negli ultimi anni  - spiega - a causa delle avverse condizioni meteoriche legate soprattutto   alle piogge i boschi sono stati impraticabili sino a circa il 20 maggio, per cui le imprese boschive hanno avuto appena un mese di tempo per le operazioni di taglio e ciò non consente di sostenere economicamente l’attività.  La soluzione è di consentire l’esbosco nel mese di luglio. E’ necessario, inoltre, permettere di utilizzare la comunicazione, oggi prevista per superfici inferiori a 2 ha, fino a 5 ettari. Spesso la comunicazione impone la predisposizioni di elaborati ( planimetria  georeferenziata, relazione ecc. ) per cui bisogna far ricorso ad un tecnico il cui costo non è giustificato dal ricavo del taglio di due ettari. La stessa comunicazione, comunque, dovrebbe essere semplificata e non contemplare la produzione di elaborati tecnici. Anche il ritardo nell’approvazione dei Piani di Gestione, dei Piani di taglio pluriennali ed il rilascio dei nulla-osta relativi ai progetti afferenti il PSR ostacolano l’attività delle imprese boschive che sono spesso impegnate nella esecuzione delle migliorie forestali previste dalle misure attivate con i progetti. Sono problemi a portata di mano che si possono risolvere velocemente – ribadisce -  con il potenziamento delle strutture burocratiche interessate e con leggere modifiche del Regolamento per la utilizzazione dei boschi che dovrebbe meglio chiarire anche gli aspetti relativi alla esecuzione delle migliorie forestali. A volte, basta poco, solo piccole  modifiche - chiosa -  che faciliterebbero molto il lavoro di tante aziende boschive che vogliono operare correttamente in linea con le norme vigenti.