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Siderno. Nominato un nuovo custode dello stadio comunale “Filippo Raciti”: il comitato “Pro Piazza Cavone” ringrazia i Commissari

Un esempio di cittadinanza attiva e di dialogo tra società civile e istituzioni. Come si ricorderà, infatti, lo scorso 15 novembre, un folto gruppo di cittadini indirizzò alla Commissione Straordinaria al vertice dell'amministrazione comunale una lettera con cui si sollevava la problematica della praticabilità dello stadio comunale “Filippo Raciti” nelle ore pomeridiane, venuta meno dopo il collocamento a riposo dello storico custode Vincenzo Pasqualino. Nei giorni scorsi, a seguito di apposita procedura comunale, è stato nominato un nuovo custode, nella persona del dipendente comunale Giuseppe Megna e ora lo stadio di Siderno (l'unico del comprensorio a essere attrezzato per la pratica, oltre che del calcio, di numerose altre discipline di atletica leggera) è di nuovo agibile tutta la giornata. E allora, stamattina, i primi due firmatari della lettera indirizzata a novembre alla Commissione Straordinaria, ovvero il presidente del comitato “Pro Piazza Cavone” dottor Aldo Caccamo e l'avvocato (e podista amatore) Giuseppe Racco, hanno inteso ringraziare con una nuova lettera protocollata di buon'ora, gli stessi Commissari per l'impegno profuso, evidenziando che “L'apertura pomeridiana permetterà ai cittadini sidernesi e a tutto il comprensorio di potere ritrovare nuovamente il fiore all'occhiello della nostra città e di poter perseguire lo sviluppo delle discipline sportive, al fine di sensibilizzare i giovani alle arti motorie, ma soprattutto riscoprire un luogo di aggregazione e socialità”. Fin qui la lettera, che si chiude con l'augurio di buon lavoro al nuovo custode. Ora, non rimane che tornare a godere appieno di questo meraviglioso impianto sportivo, cimentandosi in attività di fitness che ora che le giornate si stanno pian piano allungando, risulta essere ancora più piacevole.

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Siderno. Sabato 9 febbraio, nello spazio culturale “MAG. La ladra di libri”, verrà presentato il libro “Plutonio. Navi a perdere, vincerà chi avrà l'ultima bomba”

Il plutonio non è uno scarto di lavorazione dei materiali necessari per produrre energia nucleare, ma un materiale preziosissimo necessario alla fabbricazione di bombe atomiche. I traffici internazionali di plutonio sulle navi “a perdere” si sono intrecciati, nel corso della storia degli ultimi decenni, con i principali misteri italiani (e non solo): dalla tragedia aerea di Ustica, al sequestro della motonave “Jolly rosso”, fino agli omicidi del Capitano di Corvetta Natale De Grazia, della giornalista Rai Ilaria Alpi e dell'operatore di ripresa Miran Hrovatin. “Plutonio. Navi a perdere, vincerà chi avrà l'ultima bomba” (2018, Città del Sole edizioni) è il titolo del saggio d'inchiesta scritto a quattro mani dalla giornalista Monica Mistretta e dal magistrato Carlo Sarzana di Sant'Ippolito, che verrà presentato sabato 9 febbraio alle 17,30 nello spazio culturale “MAG. La ladra di libri” di Siderno. Un libro contenente documenti inediti su una delel pagine più oscure della storia d'Europa in generale e d'Italia in particolare, quando da un esposto di Legambiente sulla presunta opera di sotterramento di materiale tossico e radioattivo in Aspromonte, partirono le indagini condotte dal pool diretto dal magistrato locrese Francesco Neri, del quale fece parte anche il giovane Capitano De Grazia, scomparso in circostanze tuttora misteriose, la notte del 12 dicembre 1992 quando insieme a due carabinieri dello stesso pool investigativo, morì in autostrada dopo aver cenato in un ristorante nei pressi di Salerno. I tre inquirenti stavano per raggiungere la Liguria, laddove avrebbero dovuto condurre ulteriori verifiche sui traffici di rifiuti tossici via mare. Uno, dieci, cento, mille inganni furono perpetrati in quegli anni in nome dei loschi affari legati allo spaccio di sostanze radioattive da 
utilizzare a uso bellico per produrre bombe atomiche negli stati mediorientali, in particolare Iran e Siria. Il principale inganno riguardò il popolo italiano, che con un referendum sancì il proprio rifiuto della produzione di energia nucleare nel territorio nazionale. Una scelta che non determinò la fine dell'incubo dopo le sciagure di Seveso e Chernobyl, ma finì per dare la stura ai sordidi accordi tra 
faccendieri senza scrupoli e trafficanti internazionali di veleno, perchè, come spiegò un ex ingegnere dell'Enea, nelle centrali nucleari dismesse si lavorava all'arricchimento dell'uranio, presumibilmente per produrre plutonio. Per indagare a fondo su questa pagina nera di storia, il libro di Monica Mistretta (che in questi giorni ha attirato l'attenzione di organi di stampa nazionali come Repubblica, Sky e Radio Capital) rappresenta sicuramente uno strumento utile per chiedere giustizia alle vittime di questi traffici: dai passeggeri del Dc9 Itavia precipitato al largo di Ustica, a Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, ma soprattutto per il Capitano De Grazia. L'appuntamento, dunque, è per sabato 9 febbraio allo spazio culturale MAG. Gianluca Albanese dialogherà con la coautrice Monica Mistretta.

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Siderno. Zona Pantanizzi – Piano di caratterizzazione ennesima incompiuta?

COMITATO a DIFESA della SALUTE dei CITTADINI SIDERNESI

Il 1 giugno 2017, con decreto n. 544 del dirigente della Regione Calabria Arch. Orsola Reillo, sembrava che le preoccupazioni per l’inquinamento delle falde superficiali della zona Pantanizzi di Siderno volgessero ad una svolta positiva.

Le associazioni Osservatorio Ambientale e Comitato per la Salute dei Cittadini avevano svolto un gran lavoro, per portare all’attenzione degli enti preposti il problema del grave inquinamento verificatosi e che apparentemente non trovava una spiegazione plausibile.

Con fondi propri furono fatte analisi delle acque dei pozzi in vasto raggio del territorio intorno alla fabbrica Sika da cui era partita la segnalazione e persino sul pescato nella zona del pontile.

Seguirono analisi ad opera dell’Arpacal e tutte evidenziarono che sostanze altamente inquinanti e cancerogene si trovavano nel sottosuolo della zona. Il 13 giugno 2017 la Regione trasmetteva al Sindaco ed all’ARPACal il decreto con cui veniva approvato lo studio geologico e finanziato il piano di caratterizzazione per un importo di 174.000 euro. Si era pensato ad una svolta perché questo avrebbe permesso di individuare la fonte dell’inquinamento da Tricloroetilene, Tetracloroetilene, dicloroetilene, bromodiclorometano, dibromoclorometano, cloroformio, manganese e ferro.

Parte la gara per l’espletamento delle indagini e a gennaio 2018 viene aggiudicata.

Comincia una fase in cui si definiscono i contorni dell’operazione e bisogna superare molti equivoci a cominciare dal tipo di trivella da utilizzare, passano alcuni mesi e il lavoro prosegue lentamente fino ad arrivare al campionamento delle acque dai nuovi piezometri e dei terreni, siamo a luglio-agosto 2018. Dopo la richiesta d’incontro con i commissari che reggono il comune finalmente veniamo a saper che l’Arpacal ha trasmesso i risultati il 24 gennaio, ma non li conosciamo perché devono essere vagliati prima di diffonderli.

Sembra una di quelle scene kafkiane che avvolgono in un’atmosfera di velato mistero e di cui non si vede la fine.

Perché? Siamo convinti che con 174.000 euro in sei mesi si potevano effettuare almeno tre campionature a diversa profondità e con diverse modalità. Intanto i cittadini o restano spaventati oppure si rassegnano e continuano ad usare l’acqua dei pozzi per innaffiare gli ortaggi e far bere gli animali quando non la usano anche per consumo umano.

Possibile che le analisi fatte dalle associazioni siano state diffuse dopo 20 giorni e quelle fatte col finanziamento regionale impieghino sei mesi ed ancora sono velate dal segreto?

Arturo Rocca, Osservatorio Ambientale “Diritto per la Vita” – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Francesco Martino, Comitato a Difesa della Salute dei Cittadini Sidernesi  cell. 3913929137

Siderno, 5 febbraio 2019

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