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Nota stampa congiunta Feneal e Uil Calabria

«La Calabria che vorremmo. Questo potrebbe essere lo slogan di una qualunque manifestazione a carattere socio-economico, in realtà è molto di più. E’ la necessità del riscatto sociale di una regione che sta morendo, isolata da tutte le grandi vie di comunicazioni, sia immateriali che materiali.

Una terra periferica e marginale della Penisola che, in un passato non molto lontano, si pensava potesse emergere sia culturalmente che economicamente e trainare adeguatamente tutto il Meridione d’Italia in una sorta di riscatto prima culturale e dopo economico, in modo da diminuire il grande divario socio economico esistente tra Nord e Sud.

Dei fiumi di parole spese sui media, è rimasto solo un grande sogno, lontano dal trasformarsi in realtà. Per colpa di chi? è difficile dirlo. Oggi è il momento di ricominciare a riproporre una idea di sviluppo, per non scomparire come identità culturale e sociale. La cosa più importante è avere le idee chiare e progettare per questa Regione un vero cambiamento, in grado di dare speranza ai tanti giovani che, loro malgrado, sono costretti ad abbandonare tutto: affetti, amicizie, la propria terra per cercare altrove, spesso in Paesi Esteri, quella dignità economica che nella propria terra di origine non c’è.

Questa è la realtà della Calabria, il risveglio amaro fatto di disoccupazione, di ricerca di un posto di lavoro qualsiasi, anche da manovale edile, pur di avere un reddito, facendo anche un torto alle capacità professionali acquisite al termine del percorso universitario.

Tutto questo, purtroppo, rappresenta un sogno svanito nel nulla, il sogno personale e quello della collettività, il sogno del rilancio della Regione attraverso la costruzione di grandi vie di comunicazione. Il sogno delle grandi infrastrutture come il porto di Gioia Tauro, che avrebbe dovuto movimentare le merci provenienti da tutto il mondo e che, se non si interverrà radicalmente, rischia di trasformarsi, nonostante la Zes, in un pezzo di archeologia industriale come lo è diventato l’insediamento industriale di Saline Joniche. Di quel progetto, incentrato prima sulla “Liquichimica - biosintesi” e, dopo, sulle Ogr delle Ferrovie dello Stato, oggi rimane un ammasso di ferraglie; una ciminiera, simbolo del fallimento degli interventi per il Sud, accanto ad un porto interrato dalle maree che depositano giorno per giorno tonnellate di sabbia utile solo a coprire lo scempio del territorio.

Per il bene della la Calabria che vorremmo, invece, dovremmo stabilire, una volta per tutte, quale sia la vocazione del territorio. Questa Organizzazione sindacale ha un’idea chiara. Secondo noi i settori trainanti di una economia dinamica ed al passo dei nostri tempi sono il turismo e la logistica.

La bellezza del territorio, la sua conformazione, la sua centralità lungo le rotte dei Paesi emergenti, la sua posizione strategica nel cuore del Mediterraneo, la sua baricentricità anche rispetto alla via asiatica delle merci e della crescita economica dovrebbero essere gli assi portanti della crescita e dello sviluppo.

Nonostante la sua posizione, però, la Calabria è stata esclusa dalle grandi vie commerciali, come la “Via della seta”. Ci chiediamo come mai Gioia Tauro non rientri in questa rotta. Probabilmente, come da tempo diciamo, il porto di Gioia Tauro non è un terminale multimediale cioè, non esiste ad oggi alcun fascio ferroviario adeguato alla movimentazione di merci da e per il porto e che colleghi in modo adeguato le grandi vie di comunicazioni su ferro compreso il nord-Europa, la stessa cosa dicasi per il trasporto su gomma, l’unica via di collegamento è una strada priva di manutenzione e disseminata di buche che sembrano voragini, i collegamenti con i due aeroporti calabresi, Lamezia Terme e Reggio Calabria sono inesistenti.

La lista delle infrastrutture necessarie è un lungo elenco di opere mai progettate e mai finanziate, ad eccezione di pochissimi interventi pronti per partire. Se le cose stanno così forse la colpa è del destino o, cosa più probabile, della volontà di qualche potente di turno che ritiene che la Calabria debba rimanere così com’è, al servizio e con il cappello in mano.

Diciamo ciò perché sembra si cerchi a tutti i costi di non modernizzare la Regione. L’alta velocità si ferma a Salerno, la ferrovia Jonica è a binario unico e non elettrificato da Reggio Calabria fino a Sibari. L’autostrada nella parte calabrese è ammodernata solo per piccole parti, per il resto rimane così come era nata negli anni 70. Altre tratte finanziate sono state o revocate o derubricate in restyling.

La nuova Statale 106, malgrado tutti i tentativi di revocarla, rimane un’opera da realizzare. Il mega lotto 3, nel tratto tra Roseto CS e Sibari in collegamento con lo svincolo autostradale A2, che è utile per deviare il traffico pesante dagli insediamenti urbani e far viaggiare velocemente i prodotti della piana di Sibari verso i mercati del nord, attende di vedere aprire i cantieri per la sua realizzazione. La cosa più importante, però, secondo noi è la multimedialità dei trasporti, sia delle merci che delle persone. I moderni sistemi di trasporto sono interconnessi, ciò al fine di consentire più facilmente lo spostamento ed il raggiungimento del punto di arrivo finale.

In Calabria, invece, le poche grandi infrastrutture sono isolate e non interconnesse, vedi il porto di Gioia Tauro o gli aeroporti della Calabria. Dove c’è un aeroporto non c’è la ferrovia e neppure una strada adeguata e viceversa.

Si parla del ponte sullo stretto di Messina, ma anche questo grande manufatto si può tranquillamente relegare nel libro dei sogni.

Ma allora che fare? Crediamo che la prima cosa da fare sia decidere che tipo di sviluppo potrebbe avere la Calabria, considerando sia la conformazione che la posizione fisica. Avendo le idee chiare su quale progettualità dovremmo fare affidamento, sarebbe necessario preparare un progetto di ammodernamento della Calabria che, partendo dalle infrastrutture, prosegua con l’idea di eliminare radicalmente la burocrazia cattiva, il malcostume e la ‘ndrangheta.

E’ necessario, poi, far ripartire la Cabina di regia regionale sulle opere pubbliche. Questo dovrebbe essere un obiettivo prioritario da perseguire in questo ultimo scorcio della legislatura regionale. Lo si dovrebbe fare prima di aprire la partita elettorale sul rinnovo di Palazzo Campanella, un appuntamento quest’ultimo che riteniamo fondamentale come punto di svolta per aprire una nuova fase nella gestione amministrativa della Regione e, soprattutto, aprire la strada al protagonismo di una classe dirigente giovane e preparata. Attraverso questi strumenti, pochi ma efficaci, pensiamo si possano attirare molti capitali economici in grado di finanziare tutte quelle infrastrutture necessarie a far ripartire la regione, ad avviare attività economicamente vantaggiose, principalmente per i giovani calabresi che sono costretti ad emigrare all’estero per avere un reddito dignitoso.

Tutto questo oggi è un sogno. La speranza è che domani ciò diventi realtà a vantaggio di una comunità, quella calabrese, che a differenza di come viene dipinta dai media nazionale, per la maggior parte è composta da gente laboriosa e con una gran voglia di fare.

Il nostro augurio per l’anno appena avviato è che il libro dei sogni, vergato virtualmente, diventi presto realtà».

Santo Biondo                                                                                               Bruno Marte

Segretario generale                                                                                       Segretario generale

Uil Calabria                                                                                                  FenealUil Calabria      

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Nuccio Azzarà esprime soddisfazione per la nomina del Generale Saverio Cotticelli a commissario della sanità calabrese

Si archivia finalmente, senza rimpianti, il lungo commissariamento a denominazione Scura che rimarrà negli annali come il più disastroso di tutti i tempi ed alla UIL sua antagonista da sempre, con somma soddisfazione non resta che accogliere con favore e speranza, la nomina del nuovo Commissario ad Acta alla Sanità della Regione Calabria il Gen. Saverio Cotticelli. Abbiamo con molta attenzione valutato le parole che il Generale ha scelto per presentarsi: “Restituiremo il diritto alla salute – Se non assicuriamo il diritto alla cura e alla tutela della salute non avremo dignità - Questa sarà una gestione della legalità e dell’impegno a garantire i diritti della gente - Io sono una persona trasparente e con la trasparenza lavoreremo. Chi non è trasparente si farà male - ”ritenendo che  rappresentano un buon viatico, “peraltro”, musica per questa O.S., che della legalità, soprattutto in ambito sanitario con la forte esposizione della nostra UIL FPL, ha sempre fatto il suo cavallo di battaglia. Il nostro pensiero non può che soffermarsi sulla trasparenza e la legalità marcatamente carenti nelle due principali istituzioni sanitarie della provincia di Reggio Calabria: l’ASP e il Grande Ospedale Metropolitano. Il Generale avrà un compito arduo e complicato, in quanto nella sanità si addensano le forze più retrive, pericolose e dedite al malaffare organizzate meticolosamente per fagocitare i 3,5 miliardi di euro che risultano essere la imponente somma destinata alla sanità nel bilancio della Regione Calabria. La ‘ndrangheta e la massoneria deviata specialmente nella sanità calabrese, oramai, si sono pervicacemente annidate e per chiunque si cimenti a risalire la china sarà un compito arduo dividere l’oglio dal miglio, infatti, a tale proposito è conducente ricordare quanto dichiarato dal Procuratore Gratteri: “la ‘ndrangheta è classe dirigente nelle stanze dei bottoni…la ‘ndrangheta ha potuto fare il grande salto di qualità perché è in contatto con medici, ingegneri, avvocati, professionisti…ed in alcune logge massoniche deviate c’erano tre incappucciati e tra questi, ci dice un collaboratore di giustizia , anche dei magistrati”  edproposito dell’operazione che ha riguardato l’elisoccorso regionale: “i manager si muovevano come narcotrafficanti…per scambiarsi informazioni non usavano il telefonino ma usavano pennette USB”. Il risultato di tale vera e propria, aberrante, mutazione “genetica” le Aziende sono divenute luogo dove si è smarrita la certezza del diritto, intere popolazioni sono alla disperazione più assoluta, gran parte del Servizio Sanitario Regionale, salvaguardando le pur insistenti eccellenze, è da rifondare resettando il Sistema fino alle fondamenta. La Sanità ridotta ad un carrozzone clientelare, dove la politica è riuscita a dare il peggio di se allocando nelle direzioni strategiche la più marcata mediocrità “manageriale”, altro che la “Calabria è governata”.

In questi anni se ne sono viste di tutti i colori, oramai siamo al paradosso, al grottesco all’assalto di quello che resta della diligenza. Su tutto quanto appena rappresentato non abbiamo, come sindacato, lesinato critiche, note, denunzie pubbliche, alle varie autorità competenti e pur avendo fatto fino in fondo il nostro dovere non ci sentiamo soddisfatti. Con molta probabilità la provincia di Reggio subirà l’ennesima onta nel vedere l’ASP sciolta per mafia («Le ‘ndrine “infiltrate” nell’ASP»), cosa di una inaudita gravità che rafforza l’impostazione severa e rigida posta in essere dalla UIL in splendida solitudine, di fronte allo scoramento di vedere la corruzione tradotta a  sistema. Un Sindacato degno di questo nome, non può rimanere neutrale, impassibile di fronte a tale disastro, per tale ragione, tanto abbiamo segnalato riguardo a pratiche insane e delittuose che attengono la mala-gestione degli appalti (cucine, lavanderie, cooperative…) dove facendo le dovute distinzioni, il più delle volte trattasi di attività gestite direttamente dalla ‘ndrangheta.   Non sono mancati gli articoli di stampa e gli esposti che hanno riguardato la legittimità delle procedure concorsuali attraverso le quali sono stati selezionati, Direttori di Strutture Complesse, assunzioni di medici, infermieri e dirigenti amministrativi, in ultimo abbiamo informato doviziosamente le Procure di Catanzaro e di Reggio sulle auto-nomine di Direttori Generali dell’ASP e del GOM. Tale doverosa attività sindacale riportata, nonostante le delusioni rappresentate, anche, dall’operato di “uomini di legge” applicati, nel tempo, a dirigere il comparto sanitario ci induce, comunque, a salutare favorevolmente quanto di nuovo, votato al rispetto delle regole e della legalità possa affacciarsi oggi nel panorama sanitario calabrese. La UIL giudicando quale ottima la partenza del nuovo Commissario, aspettando prudentemente i primi atti che ci auguriamo vadano velocemente a invertire l’infausta tendenza, comunica la propria disponibilità, nel rispetto dei ruoli, ad un fattivo dialogo ed a una necessaria collaborazione. In ultimo speriamo che lo stesso Generale si determini affinché, veramente, chi non è trasparente incominci a farsi male, poiché con il precedente Commissario, si sono fatti male solo i calabresi per bene.

Il Segretario Generale

(Nuccio Azzarà)

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Sanità. Nota stampa della UIL - FPL sul trasferimento di personale dall'Ospedale di Locri ad altre strutture ospedaliere

SEGRETERIA TERRITORIALE   UIL  FPL - RC -          

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Prot. n.  07  UIL  FPL

Lì,  09.01.2019    

-Procura  della Repubblica  di Locri

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                  -Commissario ad Acta Piano di Rientro Regione Calabria

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-Dirigente Generale

Dipartimento Tutela della Salute Regione Calabria

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Loro  sedi

-e, p.c. -Dott. Michele di Bari

Prefetto di Reggio Calabria

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Oggetto: trasferimento personale – UOC Medicina  PO  Locri – Segnalazione -  esposto -

Qualunque cittadino venga a conoscenza della commissione di un reato ha l’obbligo di denunciarlo alle Autorità Competenti.

Quanto apprendiamo dalla lettura dell’articolo dal titolo “… dure accuse della FSI- USAE“, apparso  sulle pagine del quotidiano la Gazzetta del Sud pag. 28 di martedì 8 gennaio 2019 e da altre testate GIORNALISTICHE ON LINE a parere di questa Organizzazione rientra pienamente nella fattispecie su rappresentata.

Infatti, tra i doveri di un cittadino è ricompreso quello della denuncia qualora si venga a conoscenza dell’appalesarsi di condotte aventi eventuale rilevanza penale, a maggiore ragione l’obbligo persiste per un dirigente sindacale che è rappresentante istituzionale e portatore di interessi collettivi.

Dalla nota stampa di che trattasi risulta che la Segretaria dell’Organizzazione Sindacale FSI-USAE ha “Denunziato che nonostante la grave carenza di personale medico ed infermieristico all’Ospedale di Locri si continua a trasferire il personale ad altre strutture ospedaliere. La denuncia è firmata dalla Segretaria territoriale FSI-USAE , trasmessa al Direttore Sanitario aziendale dell’ASP Pasquale Mesiti e al neocommissario regionale ad acta per il Piano di rientro Saverio Cotticelli”

 Si tratta del trasferimento di una infermiera in sevizio da circa un anno presso i reparto di medicina Locrese la quale è   stata destinata al Presidio Ospedaliero di Melito Porto Salvo.

Dall’articolo risulterebbe che a parere della Segretaria tale trasferimento “rientra in una serie di palesi illegittimità” e cosa più grave “appare dovuto più a logiche clientelari che ad effettive esigenze di servizio”.

Nei fatti la FSI-USAE tramite la sua legale rappresentante denuncia che materialmente ha disposto  “l’anomalo trasferimento”: “ l’ex Direttore del Dipartimento Ospedaliero Domenico Calabrò che si sarebbe prodigato a trasferire  l’infermiera qualche giorno prima che fossero revocate le sue funzioni di capodipartimento ospedaliero e cosa più grave “MENTRE RISULTAVA IN CONGEDO, QUINDI FUORI SERVIZIO”.

Di seguito la FSI descrive tutte le criticità assistenziali in cui versa il reparto di medicina di Locri e del grave rischio cui sono esposti anche gli operatori ed, altresì, “ DENUNZIA anche altri casi di azioni clientelari”.

“La nota – denunzia si chiude con la richiesta della: “immediata revoca di trasferimento sopracitato” e con l’annuncio che la FSI “si riserva di adire la magistratura competente per valutare se nel comportamento posto in essere dal dirigente si possono ravvisare violazioni di cui al codice penale”.

La UIL FPL prendendo atto che:

  1. la FSI intenderà, eventualmente, produrre definitiva e formale denuncia alla Autorità Giudiziaria solo in caso di non ottenimento della revoca del provvedimento di trasferimento;
  2. la eventuale realizzazione della revoca del provvedimento di trasferimento non sana quanto già denunciato dalla Barbuto in capo al Dr Domenico Calabrò per quanto attiene la già cristallizzata condotta penale posta in essere dal Dirigente Sanitario;
  3. quanto di stretta competenza penale avrebbe dovuto essere con ogni immediatezza formalmente denunciato oltre che pubblicamente anche e soprattutto all’Autorità Giudiziaria;
  4. la Denuncia alla A.G. è un obbligo sancito dal c.p. ancor più stringente per le autorità sanitarie cui è indirizzata la missiva FSI, le quali peraltro hanno il potere di sanzionare disciplinarmente.
  5. La norma tutela il corretto funzionamento della giustizia, nello specifico garantendo che la notizia di reato giunga a conoscenza dell’organismo competente all’esercizio dell’azione penale. Art.361 codice penale – il bene giuridico tutelato è l’acquisizione della notitia criminis  da parte dell’autorità giudiziaria in modo che essa possa correttamente ed efficacemente esercitare l’azione penale.
  6. Le notizie riportate dall’Organo di stampa configurino la commissione di diversi reati di natura penale;

                                                                                 CHIEDE

Alla Spett.le Procura della Repubblica di Locri, di volersi, qualora lo ritenga opportuno, attivare per verificare se quanto contenuto nella denuncia della Organizzazione Sindacale FSI-USAE, sia pertinente ed utile al perseguimento degli eventuali reati commessi dal Dr. Domenico Calabrò.

Questa O.S. nel chiedere ai sensi della normativa vigente di essere posta a conoscenza dell’eventuale archiviazione del procedimento penale, comunica di essere disponibile per fornire ogni altro elemento utile alle indagini.     

  Il Segretario Territoriale  

   *Nicola Simone 

*firma autografa sostituita da indicazione a mezzo stampa, ai sensi dell’art. 3, comma 2, della legge 39/1993

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