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Staiti. La storia di Monsignor Antonino Sgro

Monsignor Antonino Sgro Monsignor Antonino Sgro

di   Fortunato Stelitano - Primo di tre figli, Antonino Sgrò nacque a Staiti il 5 gennaio 1916 dal matrimonio fra Domenico e Domenica Romeo. Intraprese i primi studi in paese e come altri suoi compagni e amici si accostò allo studio della musica suonando successivamente come clarinettista nella locale Banda Musicale.

Poiché nella Diocesi di Bova il seminario era temporaneamente chiuso per mancanza di un numero sufficiente di studenti, il giovane Antonino consolidò la sua prima formazione al Seminario vescovile di Gerace, divenendo ben presto prefetto della camerata “San Luigi”.

Concluso il ginnasio, proseguì i suoi studi al Seminario Pontificio “Pio XI” di Reggio Calabria dove ricoprì nuovamente l'incarico di prefetto. Successivamente frequentò il Pontificio Seminario Regionale “San Pio X” di Catanzaro, per poi conseguire la Laurea in Sacra Teologia presso i Gesuiti della  Facoltà teologica “San Luigi” di Posillipo (Napoli). Grazie alla dispensa pontificia per difetto d'età, il 15 agosto 1939 venne ordinato sacerdote da monsignor Giuseppe Cognata nella Cattedrale di Bova.

Di grande umanità e spiccata intelligenza, Antonino Sgro ricoprì l'incarico di vicario sostituto interessandosi delle parrocchie più problematiche del territorio.

Gli anni 40' furono anni molto difficili per il Nostro: nel 1941 moriva il padre, mentre qualche anno dopo il fratello Giuseppe veniva dilaniato dallo scoppio di una mina.

Nel 1944 andò a insegnare religione e lingua francese al Seminario arcivescovile di Reggio, divenendone anche vice direttore e direttore spirituale; nel capoluogo reggino ricoprì dal 1948 al 1962 la cattedra di storia ecclesiastica presso il Pontificio Seminario “Pio XI” e dal 1959 al 1969 l'incarico di direttore della Scuola superiore di servizio sociale; insegnò religione per alcuni anni anche al Liceo classico “Tommaso Campanella” e divenne consulente provinciale delle ACLI e dell'UCIIM, assistente della FUCI e del Movimento laureati cattolici e vice assistente diocesano del CIF. Fu inoltre vicedirettore e direttore de “L'Avvenire di Calabria”.

Già Decano del Capitolo di Bova, il 1 febbraio 1967 don Sgro divenne vicario vescovile della stessa Diocesi, incarico che mantenne fino al 1969 quando la Santa Sede e la Conferenza episcopale calabra lo invitarono a dirigere il Pontificio Seminario Regionale di Catanzaro; papa Paolo VI lo nominò inoltre cameriere segreto.

Durante l'incarico al Seminario di Catanzaro conobbe mons. Tortora che nel 1972 diventerà Vescovo della Diocesi di Locri – Gerace. Da questa nuova amicizia si fece strada il progetto per il Nostro di diventare Vicario generale di quella Diocesi e il 1 novembre 1975 mons. Sgro si trasferì a Locri.

Nella sua nuova sede prese parte ai lavori di quasi tutti gli organismi ecclesiali, divenendo a poco a poco figura di riferimento per l'intera Diocesi. Fu membro del Consiglio presbiteriale, del Collegio dei consultori, del Consiglio per gli affari economici, del Consiglio pastorale diocesano e dell'Opera di religione.

A due anni dalla nomina di Arcivescovo di Reggio e Vescovo di Bova, mons. Aurelio Sorrentino propose al prelato staitese la carica di rettore del Seminario diocesano Pio XI e di responsabile del Centro vocazioni, ma il presule, per vari motivi, non da ultimo per le condizioni di salute, decise di rimanere a Locri e proseguire il suo lavoro come Vicario generale di quella Diocesi.

Quando il 22 settembre 1988 mons. Tortora si dimise per gravi motivi di salute, la Sacra Congregazione per i Vescovi vide subito in Lui la persona giusta per ricoprire la sede vacante e venne nominato amministratore apostolico.

L'11 marzo 1989 mons. Antonio Ciliberti prese possesso della Diocesi di Locri – Gerace e due giorni dopo nominò don Sgro suo vicario generale. Come conseguenza di questa grande stima,  il Vescovo chiese e ottenne dal Santo Padre che al Nostro gli fosse attribuita la dignità di protonotario apostolico soprannumerario, quindi di reverendo monsignore.

Ritornava spesso a Staiti dalla sorella e dalla sua gente celebrando generalmente alla messa del mattino presso la Chiesa arcipretale di Santa Maria della Vittoria. Lo si incontrava sovente durante le sue passeggiate pomeridiane quando andava a visitare i suoi cari defunti al cimitero.

Portò avanti il ministero sacerdotale come Vicario generale della Diocesi di Locri - Gerace per altri quattro anni ancora, fino a quando la malattia lo ricongiunse al Padre il 5 febbraio 1993.

Le sue esequie presso la Cattedrale di Locri costituirono momento di grande commozione non solo per la Diocesi, ma per l'intera Chiesa calabra. La sua salma giunse a Staiti la sera stessa sotto una fitta pioggia; il figlio prediletto, personaggio indubbiamente eminente del Novecento staitese, faceva ritorno per l'ultima volta nella sua terra natia e dopo altra intensa e commovente cerimonia funebre, circondato dall'affetto della sua gente, il suo corpo mortale venne tumulato nella tomba di famiglia. Come segno di riconoscenza verso la sua prima comunità parrocchiale lasciò in donazione un calice con dedica alla Chiesa arcipretale di Staiti.

Fin da subito si parlò della preparazione degli incartamenti per la causa di beatificazione. Personalmente ritengo che i tempi sono ormai maturi per una riconsiderazione generale dell'opera di mons. Antonino Sgro e del suo ministero sacerdotale sempre e comunque al servizio della Chiesa calabrese. La sua innata semplicità e umiltà gli hanno volutamente precluso una carriera ecclesiastica decisamente più all'altezza delle sue capacità e della sua immensa cultura umanistica e teologica; personalità che avrebbe dovuto meritare maggiore attenzione anche da parte dello stesso Vaticano.

Il suo ricordo rimane inciso nell'epigrafe che l'Amministrazione comunale di Staiti volle dedicare all'illustre concittadino, oltre che nei due volumi che Enzo D'Agostino e Rosanna Orlando gli dedicarono nel 2001 e nel 2004.

I pochi ricordi che conservo di questo grande uomo sono legati soprattutto a quell'alone di spiritualità e di leggerezza che lo contraddistingueva sempre; in Lui, nelle sue parole e nei suoi gesti vi era indubbiamente la presenza vera e autentica del Divino.

                                                                                                      


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