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Il racconto. La guardiola di Villa Pietrosa

  •   Pino Gangemi
Il racconto. La guardiola di Villa Pietrosa

«Arriva, arriva, arriva! Lu piscispaaaaaaaaaata! Arriva!». Giannino guarda dall’alto della guardiola il mare sottostante, le isole Eolie lontane e a sinistra l’imboccatura dello Stretto di Messina. Con l’accesa fantasia di un bambino di sei anni si immagina di essere un pescatore con un arpione in mano pronto a lanciarlo contro un pescespada. 

La guardiola è una struttura di cemento, a strapiombo sulle rocce e la piccola spiaggia, con quasi la forma della prua di una barca. Un piccolo rettangolo di cemento che finisce con un semicerchio ed è delimitato da un rialzo in mattoni di appena venti centimetri. La madre di Giannino è convinta che sia pericoloso andarci. Gli ha dato proibizione assoluta. Ma la tentazione è forte. Appena la madre si distrae, Giannino si avventura sulla vedetta di cemento, si pone a gambe larghe, alza il braccio destro come se avesse un arpione pronto al lancio e getta l’urlo: «Arriva, arriva, arriva! Lu piscispaaaaaaaaaata! Arriva!» 

Stavolta la madre lo sente. Capisce e subito corre verso la guardiola. Mentre si avvicina getta tutte le possibili malanove nei confronti di chi ha costruito quella struttura. Scorge il figlio ancora a gambe larghe sopra il rialzo di mattoni, tutto soddisfatto di sé. Gli urla addosso chiamandolo per nome. Giannino si volta e sale di corsa, a quattro piedi, lungo i gradini. Curvo sulla schiena cerca di passare basso, sotto le braccia della madre, per non farsi afferrare da lei. Ma non sfugge alla madre che lo afferra per un braccio ed ora lo strattona verso casa, rimproverandolo. «Quante volte ti ho detto di non fare quello stupido gioco?». E arriva il primo scapaccione. «Quante volte ti ho detto di non salire su quella vedetta?». Un altro rimprovero e un altro scapaccione. «E stasera il resto te lo darà tuo padre!». A suggello della minaccia, il terzo scapaccione. Finite le botte, la madre ricomincia con gli improperi contro colui che ha voluto costruire quella pericolosa struttura. «Il “grande scrittore” ha fatto costruire per la moglie la Villa Pietrosa: una casa per gli sposi, una casa a fianco per gli ospiti e quella cazzarola di guardiola. Pericolosissima per i bambini. Ma che gliene può fottere a quel malacarne che figli non ne ha?». 

Una macchina a noleggio si ferma sopra Villa Pietrosa. Scendono Leonida Repaci e la moglie, Albertina Antonielli. L’autista porta le loro valigie fino all’uscio della casa principale. La moglie tira fuori la chiave e la avvicina alla porta. Ha un attimo di ripensamento. Si ferma. Si rivolge al marito: «Leonida. Non ti pare che dalla dépendance venga uno strano odore?» «Signora, questa è puzza!». Si è intromesso, non richiesto, l’autista e viene fulminato con lo sguardo da entrambi gli sposi. Lo scrittore annuisce più volte con la testa, estrae un’altra chiave e va ad aprire la dépendance. 

Non ha ancora nemmeno messo un passo dentro la casa che vede decine di galline e qualche gallo saltare spaventati dall’improvvisa luce e dalla sua ombra sulla porta. Per terra uno scivoloso strato di pollina, di letame di gallina. «Nella mia dépendance? Dove avrei potuto portare come ospiti i parenti di mia moglie o personaggi come Curzio Malaparte, Orio Vergani, Ermanno Amicucci? Ma che catenazzo di fratello mi è toccato che mi ha trasformato in pollaio l’appartamento per gli ospiti?». Entra furente dentro la dépendance e prende per il collo due polli, uno per mano. Scende lungo la scaletta che porta alla guardiola. Si affaccia, guarda lo strapiombo e butta in alto e lontano il pollame. Uno, due, tre battiti d’ala per allontanarsi di pochi metri e tentare di planare lentamente. Poi, la stanchezza, la rinuncia e il volo in picchiata sopra le rocce. Repaci ritorna verso la dépendance, insegue ed afferra altri due polli. Ripercorre la strada fino alla guardiola per far fare alla nuova coppia che tiene nelle mani l’identico volo. Torna indietro, ne insegue altri due, li tiene per il collo e li getta via come i precedenti. Finché non finiscono tutte le galline e i pochi galli. Placato se ne entra in casa. 

«Li vitti, li vitti, li vitti! Li gajiiiiini volaaaaaari dalla vidittaaaaaaa! E sfracellaaaaaarisi!». È Giannino che, affacciato alla guardiola, ha inventato un nuovo urlo per il suo gioco.

*Nella foto di visionifantastiche.reggiocal.it la guardiola di Villa Pietrosa.


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