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Rapporto Svimez 2019, nota stampa del Segretario generale Uil Calabria

«La fotografia scattata dalla Svimez non ci stupisce, disegna qualcosa di già visto, traccia i contorni di una crisi senza fine dentro la quale si agitano, ormai da troppo tempo, le regioni del Mezzogiorno ed in particolare la Calabria.

Quello che ci dice il Rapporto 2019 sull'economia del Meridione d'Italia e che la crisi economica si è fatta più profonda e che il divario fra il Nord ed il Sud del Paese si è amplificato a dismisura. Ma soprattutto che, dopo una fase di lieve crescita stimolata da azioni governative interessanti quali la fiscalità di vantaggio, lo sviluppo delle Zes, la corretta programmazione dei fondi europei e gli incentivi al sostegno occupazionale, la parte più estrema dello stivale è precipitata in una fase di profonda recessione.

Fra le regioni meridionali, poi, la Calabria è quella che soffre di più. Quella che ha subito una brusca frenata della sua pur fragile ripresa, la regione che ha patito più delle altre le scelte sbagliate della politica, che ha sofferto per l'interruzione imposta dall'alto di quei provvedimenti legislativi che avevano creato le condizioni per la timida ripartenza economica, produttiva e sociale. Se prima la Calabria stava provando a cambiare passo, lo scorso anno, purtroppo, questa regione ha segnato il passo. I dati forniti dalla Svimez ci dicono, con chiarezza, che quella tracciata era la strada giusta, quella da percorrere per uscire fuori dal tunnel.

Incrociando questi elementi con quelli emersi da diverse inchieste giornalistiche sulle ricadute del cosiddetto federalismo fiscale, poi, emerge con chiarezza che le regioni del Sud, in particolare la Calabria, hanno sofferto e dovuto fare fronte ad un consistente taglio di rimesse pubbliche, smentendo così il falso mito di un Sud spendaccione e improduttivo.

L'arretramento del Sud, invece, non è sganciato dalla riforma del federalismo fiscale che come sostenuto prima ha sottratto risorse agli enti locali del Mezzogiorno, risorse sottratte che i Comuni, gioco forza, hanno sottratto alla spesa corrente in welfare e servizi ai cittadini. Le città calabresi sono state quelle maggiormente colpite dalla scorretta applicazione delle norme statali, con Reggio Calabria che è risultata essere fra le città italiane una delle più penalizzate, dopo Napoli, dalle minori entrate statali pro capite.

Da questa ulteriore fotografia della Svimez che non è scollegata dalla sottrazione di risorse del federalismo fiscale non bisogna soffermarsi sulla fase di analisi, nelle cui more si rischierebbe solo di allargare il divario fra il Nord e il Sud della Penisola, ma è necessario invertire la rotta.

Davanti ad una fase di stagnazione pesante per le aziende e stressante per le famiglie ci pare necessario riprendere, attraverso la Legge di bilancio in discussione alle Camere, il percorso virtuoso che era stato intrapreso prima del 2018, tornando a sostenere quei provvedimenti di sostegno all'economia che avevano evidenziato un tratto di discontinuità con il passato, sostenendolo con l'applicazione immediata della clausola del 34%, accompagnandolo con il recuperoil sostegno ad un Piano straordinario di investimenti pubblici che, come sosteniamo da tempo, parta dalla ricostruzione della rete dei servizi civili, sociali e di cittadinanza a partire dalla sanità.

Questa dovrà essere una battaglia che tutta la politica nazionale, i sindacati e le associazioni datoriali e di categoria, devono fare propria, altrimenti il Sud del Paese sarà condannato ad una decrescita infelice».

Santo Biondo

Segretario generale

Uil Calabria

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Uil Calabria: «La relazione del “Tavolo Adduce”, ancora una volta, mette in evidenza le problematiche del Servizio sanitario calabrese»

Sant’Eufemia Lamezia 9 ottobre 2019  

La relazione del “Tavolo Adduce”, ancora una volta, mette in evidenza i gravi ritardi, le ripetute inadempienze e le enormi falle che relegano il Servizio sanitario regionale calabrese  fra gli ultimi dell’intera Nazione. Una situazione resa ancora più complessa dal moltiplicarsi degli scioglimenti per infiltrazioni mafiose all’interno delle strutture territoriali del Servizio sanitario regionale. Una situazione dalla quale si può uscire solo con il confronto, con il dialogo e nessuno può pensare di calare soluzioni dall’alto. Un confronto al quale noi siamo disponibili e che ci vedrà pronti nel non fare sconti a nessuno.

La cosa che sconforta di più è il fatto che il giudizio sia come sospeso per l’impossibilità di comprendere sino in fondo i ritardi del sistema a causa di una cronica mancanza di dati e di una scarsa interlocuzione fra l’organismo di controllo nazionale e le diramazioni regionali del Sistema sanitario. Una carenza di dati che non consente una verifica completa e inficia la possibilità di dare vita ad un’attenta programmazione. Un vuoto che nemmeno la presenza di Commissari governativi, dotati di poteri straordinari, ha saputo riempire. Ma che, nonostante tutto, ha messo in risalto il dato dell’emigrazione sanitaria: stimato in oltre 310 milioni di euro; il deficit organizzativo ed economico delle Aziende sanitarie provinciali e la persistente carenza nell’erogazione dei Livelli essenziali di assistenza. 

Purtroppo anche la programmazione appare in forte ritardo. E’ il caso del Programma operativo 2019/2021 che stenta ancora a decollare e per il quale il “Tavolo Adduce” ha chiesto al Commissario Cotticelli di agire con “tempestività e incisività”.

Proprio questa, invece, potrebbe essere la chiave di volta per rendere efficiente il Servizio sanitario regionale. Al Commissario Cotticelli diciamo subito che non fare sconti davanti ad ulteriori ritardi, convinti del fatto che il protrarsi di questa manchevolezza potrebbe inficiare definitivamente il futuro di questa terra e dei suoi cittadini.

Se le cose non dovessero cambiare, come appare ormai certo, la Calabria e i calabresi dovrebbero sopportare il peso di tasse sempre più alte, di inefficienze sempre più vistose e la riproposizione di quel blocco del turnover che sta frenando la crescita occupazionale di tanti professionisti e frenando la crescita qualitativa dei servizi offerti.

La cronica carenza di personale, infatti, persa sulle prestazioni. E nemmeno il cosiddetto “Decreto Calabria” pare possa risolvere la problematica o applicare un’azione tampone nel breve periodo. 

Secondo la ricognizione effettuata dal tavolo interministeriale in Calabria si prevedevano complessivamente 3508 assunzioni. Ad oggi risultano effettivamente assunte solo 1545 unità. I ritardi sarebbero imputabili, stando a quanto verificato dal tavolo interministeriale, al ritardo con cui sono state avviate le procedure di assunzione da parte delle singole aziende. 

Giova, infine, ricordare che per il futuro tutti i provvedimenti regionali di spesa, come quelli per la creazione di nuovi posti di lavoro, dovranno passare al vaglio dei Ministeri affiancanti e non potranno essere assunti in piena autonomia. “È di tutta evidenza - si legge nella relazione del Tavolo Adduce - che le possibili autorizzazioni alle assunzioni debbano fare riferimento esclusivamente ai Decreti del Commissario ad acta validati dai Tavoli. Ogni ulteriore iniziativa dovrà essere motivata da eventuali ulteriori elementi atti a giustificare una revisione di detta valutazione da sottoporre comunque preventivamente ai Ministeri affiancanti”. 

Una situazione paradossale. Con lo Stato che nomina un Commissario governativo, gli assegna poteri straordinari, ma lo commissaria, lo vincola nella propria valutazione ricordandogli che ogni suo passo deve essere analizzato e validato a Roma.

Biondo Santo

Segretario generale

Uil Calabria

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Nota stampa della Uil Calabria su politica regionale

Uil Regionale Calabria

Via Giorgio Pinna – Sant’Eufemia

Lamezia Terme

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www.uilcalabria.it

Lamezia Terme 1 ottobre 2019  

La giunta regionale della Calabria prosegue il suo lento cammino di stasi amministrativa e, in questo percorso, finisce per trascinare anche il Consiglio regionale che, dopo una giornata estenuante e contrassegnata dalle proposte, ha partorito solo provvedimenti che non potranno cambiare le sorti di questa regione e delle tante vertenze ancora aperte sul territorio. 

Dall’avvio della decina legislatura regionale i calabresi aspettano il tanto auspicato cambio di passo nella vita politica e nell’assetto produttivo di questo territorio. Le promesse elettorali del governatore Mario Oliverio sono rimaste tali. Il territorio è più povero sia economicamente che socialmente. 

Nulla è stato fatto in materia di politiche del lavoro. Relegati nel libro dei sogni stanno gli auspicati interventi di programmazione di una moderna politica industriale. Caos al caos, invece, è stato aggiunto nella già delicata vita del Sistema sanitario regionale, un settore che, sino ad oggi, ha vissuto grazie all’impegno di tante lavoratrici e tanti lavoratori precari che, oggi, rischiano di non vedere riconosciuti i propri sacrifici, che non accoglie le istanze di coloro che un concorso l’hanno vinto ma non hanno fatto nemmeno un giorno di lavoro. Un settore fondamentale per la Calabria le cui sorti i numerosi commissariamenti governativi non hanno risollevato.

Ad oggi, poi, si sono fatte orecchie da mercante rispetto alla non più rinviabile necessità di dare nuova vita alle società partecipate regionali. La vicenda del Corap, delicata per le sue ricadute occupazionali, è solo l’ultima fra le emergenze scoppiate durante la stagione amministrativa di Mario Oliverio. 

Nessuna novità, ancora, si intravede per l’auspicata risoluzione della decennale vertenza dei lavoratori precari che, con sacrifici enormi, fanno funzionare la macchina burocratica di questa regione.

La spesa del Por Calabria è ancora troppo lenta e quella che è stata programmata non ha dispiegato gli effetti sperati su un territorio che ha ancora un alto indice di disoccupazione e occupa stabilmente gli ultimi posti nelle classifiche per la qualità della vita.

La stagione di riforme che era stata promessa non è mai arrivata a compimento. La Calabria pare essere finita ostaggio di ripicche politiche di piccolo cabotaggio, paralizzata da un surreale dibattito tutto interno al partito di maggioranza in Consiglio regionale.

Si deve prendere atto che questa legislatura è ormai finita. La Calabria non può aspettare oltre. E’ necessario avviare il parlamento regionale ad un concreto e profondo rinnovamento della sua classe dirigente. Su questa strada è di fondamentale importanza dare spazio alle forze sane di questo territorio.

Santo Biondo

Segretario generale

Uil Calabria

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