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Reggio Calabria. Nota stampa di Pierpaolo Zavettieri sulla partenza del Prefetto Michele di Bari

Al Sindaco Metropolitano 

Avv. Giuseppe Falcomatà 

Egr. Sindaco,

mi corre l'obbligo ringraziarLA per il cordiale invito rivoltomi in occasione della partenza del Prefetto Michele di Bari che lascia la guida della Prefettura di Reggio Calabria per altro superiore incarico.

Tuttavia attendo ancora una risposta alla richiesta di convocazione per lo svolgimento di un consiglio metropolitano ad hoc sulla delicata tematica degli scioglimenti dei consigli comunali, propostoLe dal Sottoscritto e mai convocato (richiesta formalmente avanzata per 2 volte nel corso degli ultimi 12 mesi e verbalmente riproposta in più sedute di consiglio metropolitano).

Ciò che risulta più grave da parte sua però è l'aver ignorato l'ultima delle richieste summenzionate poiché sottoscritta da più di un terzo dei consiglieri metropolitani e che, ai sensi del regolamento per il funzionamento del consiglio metropolitano, avrebbe dovuto essere obbligatoriamente convocato. 

Ciò premesso, nonostante il Suo garbato invito, il sottoscritto Le comunica che non ritiene opportuno partecipare (perché sarebbe una presenza esclusivamente formale) ad una cerimonia di saluto al Prefetto di Reggio Calabria Dott. di Bari che passerà alla storia di questa Città Metropolitana come il protagonista del maggior numero di proposte di scioglimento di consigli comunali e di interdittive antimafia ad imprese, provvedimenti, non solo ad avviso dello scrivente, largamente ingiustificati. 

A maggior ragione se consideriamo che i comuni, presenti a pieno titolo nella nostra Costituzione e che l'attuale "Città Metropolitana" ha voluto celebrare con una importante e condivisa iniziativa, non godono più di alcuna reale discrezionalità ed autonomia amministrativa e sono schiacciati dal timore di incorrere in provvedimenti sanzionatori e negativamente etichettanti, che alcune prefetture propongono e/o avallano senza opportune e adeguate verifiche e senza alcun contraddittorio (come voleva simboleggiare la "Spada di Damocle", citata nella famosa lettera dei "51 sindaci" inviata al Ministro dell'Interno nel 2017 e nel 2018).

A fare da cornice a quanto sopra esposto annoveriamo gli ultimi due scioglimenti, occorsi nell'arco di una sola settimana, quello di Palizzi, che si è caratterizzato anche per una tempistica "sorprendente", a liste elettorali presentate ed elezioni già in corso e quello di Stilo giunto in queste ore (ovviamente comunicato prima agli organi di stampa che allo stesso comune) che ha addirittura dell'incredibile se si considera che solo nel marzo 2014, il Ministero dell'Interno aveva  ritenuto di non procedere allo scioglimento per infiltrazioni mafiose, in esito ai sei mesi di verifica effettuati dalla commissione d'accesso agli atti, inviata a Stilo la prima volta.

La cosa più sconcertante sta volta è che a Stilo la Commissione d'Accesso si è insediata dopo che al Sindaco, Giancarlo Miriello, hanno incendiato la casa e a seguito dello svolgimento di un comitato d'ordine e sicurezza straordinario, svoltosi proprio in quel territorio il 25 giugno 2018, dove è emerso, attraverso le parole del Prefetto che la vallata dello Stilaro poteva essere considerata un'isola felice rispetto alla piaga della "ndrangheta" e che  "la delittuosità in quel territorio risultava essere ai minimi storici".

Che dire, salutiamo il Prefetto che sicuramente ricorderà la Calabria, ma che con pari certezza sarà ricordato dalla sana, onesta e stragrande maggioranza dei cittadini calabresi! ...che non vogliono perdere la speranza e continueranno a lottare per questa meravigliosa terra e per lo stato di diritto! 

Reggio Calabria - 08.05.2018 

Cordiali saluti  - Consigiere Metropolitano Pierpaolo Zavettieri 

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Nota stampa di Pierpaolo Zavettieri: «Legge regionale n. 396 – Commissione Sanità batta un colpo!»

All’indomani dell’ampia discussione sul futuro degli “ospedali generali”, di cui la politica locale dell’Area Grecanica si è fatta carico non appena venuta a conoscenza della nuova Legge Regionale (N. 396 del 7 dicembre 2018), ci saremmo aspettati solerzia e soprattutto un maggiore coinvolgimento da parte del “legislatore” nella trattazione della problematica.

Eppure ci è sembrato di aver fatto abbastanza rumore in una sola settimana, se pensiamo a quanto messo in campo, nel tentativo di attirare l’attenzione verso la realtà ospedaliera melitese: presa di posizione dei consiglieri di minoranza di Melito P.S. dei Gruppi “Melito Cambia” e “Una Città da Cambiare”, tentativo informale di conferire con il Presidente della Terza Commissione Consiliare Regionale da parte dei consiglieri comunali di Melito P.S. del Gruppo “Area Grecanica Futura”, sopralluogo in ospedale dei Sindaci di Melito P.S. e Condofuri, lettera del Presidente dell’Associazione dei Comuni dell’Area Grecanica a nome dei Sindaci e nota stampa critica del sottoscritto incentrata sulle carenze della L.R. 396/18.

Ciononostante se consideriamo la recente convocazione della Commissione Regionale “Sanità, Attività Sociali, Culturali e Formative”, prevista per il 14/03/2019 - ore 10:30, in cui al punto n. 8 dell’ordine del giorno viene elencata la discussione della suddetta legge, ci rendiamo conto che i componenti della commissione non hanno ritenuto urgente né discutere dell’ospedale “Tiberio Evoli” come ci era stato fatto credere nelle scorse settimane, né prevedere l’audizione dei sindaci, neppure una rappresentanza della Conferenza dei Sindaci in seno all’ASP-RC. Sembra infatti, a giudicare dalle convocazioni, che la partita sia tutta da discutere fra legislatori e dirigente di dipartimento.

Pertanto ci chiediamo: chi avrà interesse in detta audizione a rilevare e tentare di fare chiarezza sulle vere criticità relative agli “ospedali generali”?

Soprattutto, chi si occuperà delle problematiche sanitarie della zona omogenea grecanica, unica “Area” della Città Metropolitana che non disporrà di un presidio ospedaliero, in grado di erogare servizi atti a garantire i Livelli Essenziali di Assistenza?

L’auspicio, in attesa di registrare la giusta sinergia fra rappresentanti dei civici consessi, oltre che la determinazione a difendere i diritti del nostro territorio senza lasciare nulla di intentato, nei modi più efficaci possibili, è che i rappresentanti regionali tutti, in special modo quelli della terza commissione, battano un colpo!

 11 MARZO 2019                                             PIERPAOLO ZAVETTIERI – SINDACO DI ROGHUDI

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Furfaro e Zavettieri: «quali strategie per combattere la 'ndrangheta?!»

«Da amministratori pubblici, assillati dagli impegni burocratici propri di un fronte di guerra dal nome Calabria, non abbiamo l'abitudine ed il tempo di essere assidui frequentatori di bar ed esercizi pubblici.

Il recente provvedimento di chiusura per 15 giorni di un noto bar di Varapodio, attuato dal Questore di Reggio Calabria e conseguente al lavoro preliminare dei Carabinieri, ci lascia però molto perplessi, non già per le finalità di contrasto alle cosche che lo stesso si prefigge, cui tutti noi miriamo, ma perché si continua, su ogni fronte, a combattere il virus della 'ndrangheta con una chemioterapia devastante per l'intera società anziché con una cura mirata.

Viviamo infatti in un regime alterato di democrazia in cui (ahimè ordinariamente!) vengono attuati scioglimenti di consigli comunali come (solo per elencarne uno fra i tanti) quello di Scilla, in cui l'unico amministratore comunale ritenuto incandidabile dal Ministero dell'Interno, viene successivamente riconosciuto candidabile da un Tribunale della Repubblica, grazie a una sentenza che addirittura ne esalta i meriti in termini di risanamento dei conti pubblici e di rispetto delle normative. 

Siamo altresì quotidianamente spettatori di continue misure interdittive su attività imprenditoriali e commerciali, non perché  colluse, ma perché nel proprio albero genealogico c'è un lontano parente condannato o indagato o più banalmente perché qualche pregiudicato é passato per questo o quel bar.

Volendo però accendere i riflettori sulla specifica vicenda, riteniamo che le forze dell'ordine e la Questura sarebbero dovute intervenire sui soggetti pregiudicati, ritenuti responsabili del potenziale disordine pubblico o contaminazione mafiosa e non sull'esercizio commerciale (uno dei pochi ancora rimasti "aperti" alle nostre latitudini).

Non è pensabile che l'eventuale violazione del singolo pregiudicato, reo (se così dovesse essere confermato) di non aver rispettato una prescrizione di legge, debba ricadere sull'economia di un piccolo centro e  ancor peggio sulla onorabilità ed il buon nome della stessa attività commerciale.

Pertanto,

a meno che l'intervento restrittivo non sia stato indirizzato direttamente alla condotta personale del titolare dell'attività, dato non emerso sino a questo momento, cosa avrebbe potuto fare il povero esercente per evitare quanto occorsogli? 

...Conoscere l'anagrafica giudiziaria di tutti i potenziali clienti oppure cacciare dal proprio esercizio pubblico dei cittadini in stato di libertà?!

Se la lotta alla 'ndrangheta deve sacrificare i titolari di pubblici servizi e imprese o pezzi di Stato quali per esempio i comuni od anche la sanità pubblica anziché i "pregiudicati contaminatori", già destinatari di misure restrittive, si rischia il deragliamento sociale e democratico. 

Principio pericoloso che di questo passo potrà riguardare anche i centri di recupero, di riabilitazione, di reinserimento, le chiese, gli oratori etc etc poiché trasferisce tutti i poteri dell'ordine pubblico in capo alle forze dell'ordine, principio è prassi contrapposta persino al decreto Salvini che riconoscerebbe poteri notevoli in capo ai sindaci.

L'unico appello che in queste ore ci sentiamo di rivolgere ai grandi sistemi istituzionali e alle forze politiche, troppo distratte su questi temi, è di riconoscere la massima considerazione ai punti tracciati dalla relazione del Procuratore Generale calabrese Oreste Lupacchini, in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario. In essa, guarda caso, con grande dignità e non poco coraggio viene evidenziato sia il numero abnorme di scioglimenti di consigli comunali che gli errori giudiziari ad ogni livello. Non ci stupisce più di tanto che le testate giornalistiche nazionali non abbiano voluto dare rilievo alla notizia».

Di Caterina Furfaro Sindaco di Agnana Calabra e Pierpaolo Zavettieri Sindaco di Roghudi

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