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Nota stampa di Pierpaolo Zavettieri sullo scioglimento del consiglio comunale di San Giorgio Morgeto

«ANCHE SAN GIORGIO MORGETO SCIOLTO PER INFILTRAZIONE MAFIOSA ..TO BE CONTINUED!»

Lo scioglimento del comune di San Giorgio Morgeto, IL 2° NEL GIRO DI SOLI 20 GIORNI,  dimostra ancora una volta come la CONSIDERAZIONE del Ministero dell'Interno e dell'intera classe dirigente nazionale nei confronti del Mezzogiorno e della prima linea degli amministratori locali sia NULLA.

A San Giorgio Morgeto, come nella quasi totalità dei casi, è stato "colpito" un Sindaco onesto e innamorato della sua comunità. 

Su tali premesse ho ritenuto necessario ribadire immediatamente al Sindaco Metropolitano l'urgenza di riproporre, a nome dei 77 sindaci ANCORA RIMASTI IN CARICA, una nuova richiesta d'incontro con il Governo (Ministro dell'Interno e/o Presidente del Consiglio dei Ministri), considerato che quella già formulata in precedenza dai "51" non è stata considerata.

Convinto che la trattazione di questa spinosa tematica sia ormai indifferibile, sono dell'idea che il PRIMO FIRMATARIO della richiesta appena indicata debba essere il SINDACO DELLA PRINCIPALE CITTÀ DELLA CALABRIA.

Avendo altresì registrato in queste ore l'opinione di molti colleghi su questa  tematica, posso affermare senza tema di smentita che per tutti sia giunto il momento di UNIRE LE FORZE NON BADANDO ALLE APPARTENENZE POLITICHE di ognuno, ove queste esistano ancora! Garantendo la massima compattezza con l'unanimità degli amministratori in carica, nell'intento di avviare un ragionamento sul ruolo delle autonomie locali costituzionalmente previste, dei rappresentanti istituzionali eletti dal popolo e dei sindaci in particolare. 

Di più, la convinzione di ogni i sindaco interpellato, anche in questa nefasta occasione, "spinge" verso una nuova ridefinizione/riconquista di ruoli, doveri, diritti e tutele, al fine di "puntellare" un sistema ormai esposto a gravi rischi. 

Si ravvisa a tal proposito la necessità di modificare la normativa sugli "scioglimenti" divenuta strumento inefficace contro la criminalità e fortemente punitivo, specie per gli amministratori onesti e per le comunità da questi ultimi guidate.

Dal canto suo il Sindaco Metropolitano, toccata con mano la difficoltà da parte di tutti i colleghi ad operare democraticamente e sempre nel pieno rispetto delle leggi, in via preliminare, ha accolto la presente richiesta e la necessità di fissare al più presto una riunione di Consiglio Metropolitano aperto e ad hoc sugli scioglimenti per mafia, così come più volte richiesta dal sottoscritto, unitamente ad altri colleghi consiglieri.

Da ultimo il mio augurio, oltre che di sereno natale a tutti, è che non ci sia bisogno di un nuovo scioglimento per suonare la SVEGLIA e costringere i primi cittadini e la società intera a riaprire ad intermittenza l'argomento.

...Se proprio ciò fosse necessario con un po' di fede e qualche mese di pazienza saremo certamente serviti!

Pierpaolo Zavettieri - Sindaco di Roghudi 

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Scioglimento Africo. Pierpaolo Zavettieri scrive al sindaco Falcomatà

COMUNE DI ROGHUDI

(Città Metropolitana di Reggio Calabria)

via Roma, 1 89060 ROGHUDI tel. 0965/789140 – fax 0965/771327

Prot. n.  4221   -   del  06.12.2019     -      

AL SIDNACO METROPOLITANO

AVV. GIUSEPPE FALCOMATA’

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Oggetto: lettera al Sindaco Metropolitano – richiesta di convocazione Consiglio Metropolitano 

Gentile Sindaco Metropolitano, 

in qualità di Consigliere Metropolitano e di componente della Conferenza Metropolitana di Reggio Calabria, all’indomani dell’ultimo “scioglimento” di Consiglio Comunale, l’ennesimo nella nostra Città, ritengo sempre più inderogabile una discussione franca ed aperta, presso una qualificata ed autorevole sede istituzionale, sull’urgenza di modificare l’attuale normativa che regola gli scioglimenti per infiltrazione mafiosa. 

Risulta al contempo necessario effettuare un bilancio dei progressi eventualmente raggiunti in esito ai commissariamenti: sul versante della lotta alla ‘ndrangheta, relativamente alla crescita sociale e civile delle comunità interessate ed in termini di miglioramento della qualità della vita. 

Considerata l’assenza di dibattito su questi temi, sia in Consiglio Regionale che in Parlamento, se non in ordine sparso o a ridosso delle campagne elettorali, sarebbe opportuno (finalmente!) dare seguito alla mozione consiliare approvata ad unanimità nella seduta di Consiglio Metropolitano del 15 maggio 2018, che “impegnava il Sindaco Metropolitano a convocare una riunione ad hoc per discutere della legge sugli Scioglimenti”.

È opportuno inoltre ricordare che, in data 5 marzo 2019, cinque (5) consiglieri metropolitani (più di un terzo dell’intera assise!) hanno richiesto la convocazione del Consiglio per trattare il medesimo argomento, che si sarebbe dovuto convocare entro i successivi 15 giorni, ai sensi del regolamento per il funzionamento dell’Ente. È inutile rimarcare come sia andata a finire!

La vicenda che di recente ha riguardato il comune di Africo non è certamente più grave delle altre precedenti ma, a mio avviso, per la storia che ha caratterizzato questa comunità negli ultimi sessanta/settanta anni, ha in se un maggiore potenziale mediatico da utilizzare per favorire la lotta alla criminalità nel rispetto dello stato di diritto del cittadino.

L’apertura e la disponibilità al dialogo che l’attuale Prefetto di Reggio Calabria ha mostrato in varie occasioni pubbliche nei confronti degli amministratori eletti dal popolo e più in generale del territorio, mi sembra un’opportunità non secondaria da incoraggiare nella logica di sostenere, su questi temi, una visione della Calabria più giusta e democratica rispetto al passato.

Da ultimo, il mio invito a voler considerare come le proteste di questi giorni, esercitate ad Africo con la restituzione delle tessere elettorali da parte di moltissimi cittadini e con l’allontanamento di fatto dalle istituzioni pubbliche, possano generare un gravissimo vulnus democratico che potrebbe essere “curato” o quanto meno “attenuato” con l’ascolto e la proposta. Per tali ragioni, 

Ti esorto a non voler sprecare questa importantissima opportunità!    

                                                                      

Pierpaolo Zavettieri

Sindaco di Roghudi 

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La piazza di Africo e la Democrazia!

di Pierpaolo Zavettieri - Appena ieri mi sono trovato nella cittadina ionica di Africo, ci sono stato per l'ultimo saluto ad Antonio Favasuli, medico odontoiatra in quel di Modena, cresciuto in Calabria dove ancora oggi continua a vivere la sua famiglia. Con Antonio avevamo in comune "Zio Enzo" ma anche altri affetti come il suo caro fratello Giovanni, poeta dialettale di prima risma che più di tutti è riuscito rappresentare in modo plastico la condizione difficile dei nostri luoghi. 

...Una giornata triste quella di ieri, già segnata da un altro tragico lutto, avvenuto a qualche decina di chilometri da lì, sulla Statale 106, ma di questo la politica nazionale non se ne occupa.

In piazza ad Africo, seppur in una triste occasione, ho ricevuto l'affetto e la cordialità di molti cittadini del luogo con i quali nel corso della mia vita lavorativa, politica e familiare ho avuto l'opportunità di incrociare i passi. Con alcuni di loro inevitabilmente abbiamo commentato la condizione "sub judice" dell'amministrazione comunale, convinti di un epilogo già scritto e ahimé non ci siamo sbagliati!

Con altri ci siamo limitati a chiedere notizie di circostanza sullo stato di salute e di benessere dei nostri congiunti.

In un primo momento mi sono chiesto: chissà se fra le persone incontrate in quella piazza e salutate da vicino qualcuno di loro avesse avuto precedenti penali o di polizia? ...Continuando a riflettere però mi sono interrogato se non fosse superfluo porsi questo tipo di domande, considerate le motivazioni che tipicamente vengono addotte per lo scioglimento di un comune. Mi viene da ricordare ad esempio la vicenda di Cassano allo Jonio in cui, secondo lo Stato, il sindaco non avrebbe dovuto partecipare al funerale di un'anziana signora che da giovane lo aveva amorevolmente tenuto fra le braccia, sol perché la stessa avrebbe celato in se la "controindicazione" di avere un figlio con precedenti penali.

Oggi leggendo il comunicato stampa del Ministero dell'Interno in cui viene ripoortato lo scioglimento del consiglio comunale di Africo, ancora una volta, prendo atto che (nonostante le nostre strade statali e provinciali somigliano sempre più alle vecchie mulattiere, le infrastrutture dei servizi cadono a pezzi, gli ospedali vengono ridimensionati o addirittura chiusi) lo Stato centrale, anziché impegnarsi a garantire i servizi, almeno quelli di prima necessità, continua falcidiare la democrazia anche quando la stessa è giovane e di belle speranze come in quest'ultimo caso.

Lo scioglimento dell'amministrazione africese infatti risulta sin troppo scontato e prevedibile nonostante la comunità sia stata più volte messa in ginocchio dalla storia, basti pensare alle alluvioni del 1951 e del 1971 e solo per questo meriterebbe tutt'altro trattamento.

Continuare a confinare la Calabria solo nell'angolo virtuale della 'Ndrangheta significa condurre, da parte dello Stato, una politica razzista e di comodo, ben lungi dall'occuparsi degli squilibri economici e sociali fra nord e sud come imporrebbe la nostra Costituzione. La disparità di trattamento raggiunge dei casi limite (forse neanche tanto limite) come per i trasferimenti dello Stato agli asili nido che fra Reggio Emilia e Reggio Calabria hanno un rapporto di 200:1 o come i recenti aiuti del Governo per danni da maltempo che assegnano alla Calabria solo lo 0,6 per cento  della risorse pur essendo una delle regioni maggiormente colpite.

In questa cornice generale, agli amministratori di Africo non mi resta che manifestare la mia vicinanza e rivolgere loro l'invito a non farsi cogliere dalla rassegnazione, seguendo gli esempi di Lamezia Terme, Cassano allo Jonio e Sant'Ilario dello Jonio in cui gli amministratori ingiustamente "Sciolti" hanno reagito, anche presso le sedi giudiziarie, superando lo scoglio delle incandidabilità e riaffermando con determinazione la democrazia.

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