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Nota stampa unitaria di CGIL, CISL e UIl

  •   Redazione
Nota stampa unitaria di CGIL, CISL e UIl

«La Calabria ha bisogno, al di là dei buoni propositi, di politiche del lavoro e dello sviluppo concrete ed efficaci».

L’esito dell’incontro con la Regione sul Piano per il Lavoro, ci lascia perplessi sul merito e sul metodo del confronto. Se da una parte, infatti, possiamo considerare positivo il fatto che il neo assessore regionale al lavoro abbia deciso di riaprire e accelerare il confronto con il sindacato sui temi del lavoro, che deve rappresentare l’asse portante della auspicata ripartenza economica e sociale della Calabria, dall’altra, però, ci chiediamo da dove intenda partire la Regione per declinare un moderno e organico progetto sul lavoro.

La Regione, alla presenza del Segretario Generale della CGIL Calabria, Angelo Sposato, del Segretario NIDIL CGIL Calabria, Antonio Cimino, del Segretario Regionale della CISL Calabria, Enzo Musolino, del Segretario Generale della FELSA CISL Calabria, Carlo Barletta, del Segretario Generale della UIL Calabria, Santo Biondo, del Segretario Regionale UIL Calabria, Pasquale Barbalaco,  ha presentato una bozza delle linee generali di un piano operativo di azione basato su fondi strutturali europei, e su fondi regionali da individuare e reperire che seppure animato da buoni propositi e da un evidente sforzo di elaborazione, è cosa totalmente diversa dal Piano per il Lavoro, per come inteso già nell’accordo istituzionale del 7 dicembre 2016. Ci domandiamo se la volontà della regione sia quella di costruire un piano per l’occupazione che travalichi la naturale scadenza del mandato elettorale o se il governo regionale preveda solamente la messa in campo di misure sul lavoro che non vadano oltre la naturale scadenza di questa legislatura regionale? Oggi purtroppo non siamo stati nelle condizioni di comprenderlo fino in fondo.

Un piano per il Lavoro che ci si aspettava dovesse avere carattere  interdipartimentale e di ampio respiro, e che toccasse gli ambiti su cui il Sindacato, unitariamente, ha concentrato negli ultimi anni le sue richieste: Zes, dissesto idro-geologico e messa in sicurezza del territorio, manutenzione delle infrastrutture, edilizia scolastica, beni archeologici e stabilizzazione del Precariato pubblico istituzionalizzato ma che ha visto invece il protagonismo del solo dipartimento del Lavoro, quando appare evidente essere una questione che, per importanza e ricadute, deve essere coordinata  dalla Presidenza.

L’incontro ha avuto carattere interlocutorio, con un quadro economico ipotetico  delle risorse che si intendono investire, e  lascia intatte le preoccupazioni sul percorso di stabilizzazione del precariato regionale  istituzionalizzato.

Sui percorsi già avviati per gli ex LSU- LPU, non è stato evidenziato nessun passo avanti ed anzi si è registrata, per il prossimo anno, la mancanza di fondi nazionali rispetto al 2018 per almeno 28 milioni di euro, la firma, della convenzione quadriennale con il Ministero del Lavoro (peraltro senza alcuna storicizzazione della spesa!!!) al pari delle altre Regioni laddove i lavoratori sono ancora in utilizzo e non ancora contrattualizzati, riporta indietro di anni la vertenza, anche rispetto ad una iniqua distinzione  fra Lsu ed Lpu ormai da anni parificati per Legge. Sebbene la regione abbia manifestato la disponibilità della storicizzazione delle risorse di propria competenza pari a 38 milioni di euro, la qual cosa necessita della promulgazione della Legge regionale sul tema

Sugli ex art 7 vibonesi contrattualizzati in Calabria Lavoro, che hanno peraltro già maturato i requisito per la stabilizzazione, non sono però emersi da parte della Regione elementi che vadano in questa direzione, il rischio di possibili ricorsi al Giudice del Lavoro appare a questo punto quasi inevitabile.

Su Legge 15 il ritardo sulla applicazione della Carta dei diritti dei lavoratori interessati ha toccato ormai i 18 mesi dalla firma, e le cause non possono certo essere fantomatiche sentenze   di appena poche settimane fa, le responsabilità della burocrazia regionale hanno di fatto reso inutilizzabile, una eventuale riproposizione, in quanto per questi lavoratori dal 1 gennaio ci aspettiamo che con la agognata contrattualizzazione si superi lo stato indegno e non dignitoso dell’uso in utilizzo nei comuni e negli enti, come dovrà avvenire anche per la legge 40.

Sui diversi bacini di precariato, non esclusa la Legge 28, occorre che la Regione eserciti e senza ulteriori indugi la prerogativa della proposta che gli è propria,  al  Sindacato il compito di esaminarla, di emendarla e se il caso di accoglierla o rigettarla, ma nessuno pensi di poter individuare nel Sindacato il capro espiatorio per la mancanza di una proposta  strategica organica di superamento del precariato pubblico regionale.

Serve la volontà politica di affrontare le questioni e le emergenze, a cominciare dall’analisi dei risultati degli strumenti e delle azioni messe finora in campo, per evitare il ripetersi di corti circuiti come quelli relativi alle politiche attive per il lavoro.

Se non si giungerà nelle prossime settimane  alla definizione di una  nuova , efficace ed effettiva modalità di relazioni e confronto istituzionale che dia, nel breve termine, risposte alle questioni sollevate, la  risposta del sindacato calabrese non si farà attendere e la ripresa ed il rilancio della mobilitazione sarà inevitabile.

Catanzaro 9 Ottobre 2018

                                                                                  Le Segreterie Regionali

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