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Fatti e misfatti della Regione Calabria: «la marcia indietro è un’ammissione di colpa»

  •   Redazione
Fatti e misfatti della Regione Calabria: «la marcia indietro è un’ammissione di colpa»

«Come dire, quando l’ammissione di colpa è più grave della colpa stessa! È questo il sentimento che si prova nell’apprendere che in tutta fretta (il prossimo 3 giugno in seduta “straordinaria”) si farà marcia indietro in merito al recente provvedimento che ha, di fatto, reintrodotto i cosiddetti “vitalizi” perché anche se con termini diversi èdi ciò che si tratta.

Vitalizi a pioggia per i Consiglieri Regionali… tutti, nessuno escluso, vecchi e nuovi, eletti o destituiti anche se in Consiglio ci hanno messo il piede per un solo giorno o per l’intera legislatura!

Oriana Fallaci ebbe a dire: “Vi sono momenti, nella Vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre” Sarà stata proprio questa necessità a far si che dopo la bufera mediatica deflagrata all’indomani dell’obbrobrio politico perpetrato ai danni dei cittadini calabresi, che il Presidente del Consiglio, Domenico Tallini, ha annunciato un immediato dietrofront motivandolo così: “Comprendo bene, in un momento così drammatico per le famiglie, la diffidenza dell'opinione pubblica, ma posso assicurare i cittadini calabresi che non c’è stata e non ci sarà in futuro nessuna intenzione di reintrodurre privilegi già cancellati e che “l'errore di valutazione” compiuto dall'Assemblea sarà responsabilmente sanato”.

Peccato che a guardare il video, e ancor più ascoltando l’audio, appare chiara ed evidente la volontà del Presidente di archiviare la “faccenda” in tutta fretta, come quando chi lancia la pietra vuol nascondere subito la mano. Queste le sue parole, proferite come quando si recita un rosario: “passiamo alla votazione del provvedimento: art.1 favorevoli, contrari astenuti…articolo 1 approvato; art.2 favorevoli, contrari, astenuti… articolo 2 approvato; art.3 favorevoli, contrari, astenuti… articolo 3 approvato”, il tutto nel raggio temporale di appena due minuti, in pratica come se a presiedere il Consiglio ci fosse stato Cetto la qualunque che avrebbe, sicuramente aggiunto senza cambiare la sostanza: “Nto culu a tia e tutta a to famigghia”.

Ricordiamo che la legge è nata su proposta di Giuseppe Graziano esponente dell’Udc che alla richiesta del presidente Mimmo Tallini di spiegare all’uditorio la norma prima di metterla ai voti, ha con sorprendente nonchalance risposto: “Si illustra da sé”, e via con l’unanimità che certifica una delle pagine più buie ed imbarazzanti del Consiglio regionale calabrese. Un voto ai limiti del grottesco che ci ha reso lo zimbello d’Italia.

Una cosa è altrettanto certa, non meno grave è stata la colpa dell’opposizione, rappresentata da Pippo Callipo, che in proposito ha detto: “Mi hanno fatto firmare un documento non veritiero e per questo mi tutelerò nelle sedi opportune”, mentre Fdi e Lega, battono clamorosamente in ritirata: "Depositeremo una proposta di legge per ripristinare l’inammissibilità"… ed intanto continuano a prenderci in giro.

Nella realtà questi soggetti non si pentono né si fanno problemi ad aver ricorso all’inganno per tutelare i loro sporchi interessi, in parte perché sono politicamente abituati ad elaborare questo diabolico processo ed anche perché l’inganno, per loro, non ha più limiti imposti neanche dalla coscienza, anzi tendono a renderla sempre più sfumata ed appannata per disarticolare la cruda realtà. In tutto ciò cembra che l’“effetto Macbeth” abbia fatto presa, infatti, il senso di colpa accumulato fa scattare, inevitabilmente, il bisogno di “lavarsi la coscienza” sopraffatta inesorabilmente dai sensi di colpa accumulati.

Ahimè povera Calabria! in appena tre mesi sei passata dalla dirompente musica della gioiosa tarantella ai lamenti pietosi dei funerali, peccato che il funerale stavolta è quello dei cittadini calabresi».

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