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Un abbaglio su Mamadou Aboubakar

  •   Sandra D'Aquino
Un abbaglio su Mamadou Aboubakar

Nell’agosto del 2011, nell’ambito dell’Emergenza Nord Africa, arrivano a Caulonia 30 minori stranieri non accompagnati da collocare in 2 strutture “ponte” create proprio in quel periodo, dato il cospicuo numero di minori arrivati durante i flussi migratori. Tra questi il nigerino Mamadou Aboubakar che viene inserito nella struttura “Baglio” di Caulonia superiore. Aveva da poco compiuto 17 anni quando Aboubakar arriva in struttura. Lo ricordo bene, lavorando io all’epoca presso quella struttura. Ragazzo diligente e responsabile verso tutti, si dimostra da subito predisposto ad amalgamarsi con i coetanei della comunità stessa, a socializzare con i cittadini del luogo e a instaurare un ottimo rapporto con gli operatori che diventano i suoi familiari. Impara subito la lingua italiana, nonostante il suo scarsissimo livello di alfabetizzazione avvenuto in Niger. Anche nelle attività extra scolastiche, ad esempio il calcio, emerge sulle varie personalità all’interno del gruppo, per interesse e partecipazione. Insomma, un ragazzo brillante molto più impegnato a divertirsi con i suoi coetanei che attento alle pratiche religiose. Terminato il percorso nella comunità minorile, al suo diciottesimo anno, con l’aiuto degli operatori impegnati nei progetti di accoglienza di Caulonia, viene inserito in progetti di integrazione che gli consentono di seguire brillantemente due tirocini formativi per l’inserimento lavorativo presso piccole aziende del territorio (Albatros e Relar). La sua mancata assunzione nelle stesse non è certo da addebitare a carenze del ragazzo, ma a quelle delle politiche di inserimento lavorativo in generale in Italia… ma questa è un'altra storia.

Da mesi, pertanto, Aboubakar, tra aiuti volontari da parte di benevoli cittadini e lavoretti casuali, si arrangia a vivere alla meglio, come del resto molti suoi connazionali.

Ieri mattina, in pieno centro cauloniese, Aboubakar aggredisce, invocando il nome di Allah, una ragazza nigeriana e ferisce un carabiniere intervenuto per placare la lite. Il reale motivo dell’aggressione in sostanza rimane un punto interrogativo.

Ma da questo spiacevole e grave episodio, iniziano a pullulare accuse verso il ragazzo di essere un “fondamentalista islamico” e accuse verso i progetti di accoglienza che non farebbero integrazione, secondo alcuni.

Mi pare si siano presi due grossi abbagli.

L'obiettivo dei fondamentalisti è quello di abrogare tutte le norme sociali e tutti i codici giuridici importati e stabilire e applicare interamente la legge islamica, le sue regole, le sue sanzioni, la sua giurisprudenza e la forma di governo che prescrive.

Dalla descrizione sopra fatta del ragazzo, sembrerebbe improbabile che lui abbia potuto coltivare e maturare in questi anni, a Caulonia poi, un atteggiamento riconducibile fondamentalismo islamico. E, a onor del vero, ritengo giusto precisare che, premesso da parte mia il rispetto verso qualsiasi fede religiosa professata, l’unico ambiente religioso da Aboubakar frequentato da tempo è la chiesa Evangelista. Questa sottolineatura per smentire le assurde affermazioni relative a un collegamento con il fondamentalismo islamico che rischiano di provocare allarmismi inutili e inopportuni, considerando che, tra l’altro, è luogo comune associare il fondamentalismo con il terrorismo.

Il ragazzo da giorni dava chiari segni di disagio mentale attraverso messaggi telefonici e azioni rivolte ad operatori e cittadini e la cosa era stata anche posta all’attenzione delle forze dell’ordine, le quali, però, costrette a sottostare alle regole legislative che impongono l’evidenza dei fatti e delle prove concrete, non hanno potuto evitare il gesto violento e pericoloso scaturito da un inspiegabile stato di squilibrio mentale del ragazzo.

Credo che la follia che può colpire improvvisamente qualsiasi mente umana non abbia né nazionalità, né religione, né colore politico e non dipende certo dalla gestione di un progetto di accoglienza. Se il gesto fosse stato fatto da un ragazzo italiano probabilmente nessuno ne avrebbe parlato in questi termini.

Noto, invece, da quanto apprendo dalla stampa o dai social network, che quanto accaduto, palesemente distante da argomenti relativi ad “accoglienza” o “integrazione”, sia stato strumentalizzato per sferrare l’ennesimo attacco contro i progetti di accoglienza, presi di mira in questo periodo guardando solo alla ricaduta negativa in una società calabrese per certi versi ancora ottusa per certi versi e non cogliendo, invece, il positivo riscontro socio-culturale e produttivo sul territorio, se non additando quest’ultimo aspetto esclusivamente come speculazione o business.

Facile parlare di accoglienza sotto forma di beneficienza, tutti bravi in questo a fare i moralisti.

Ma migliaia di bocche da sfamare e da vestire non si accolgono, in maniera degna, con la sola beneficienza. La dignità umana viene prima di tutto.


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