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La riflessione di "un cittadino Locrese": «La Biblioteca Comunale di Locri non ha bisogno di inaugurazioni»

  •   Redazione
La riflessione di "un cittadino Locrese": «La Biblioteca Comunale di Locri non ha bisogno di inaugurazioni»

Riceviamo e pubblichiamo - «Mi sono sempre immaginato il paradiso come una specie di biblioteca”.

Jorge Luis Borges esprimeva questo pensiero, nel voler esaltare l’importanza di un luogo altamente educativo in una società moderna come quello della biblioteca.

A Locri c’è (stata) una biblioteca comunale, fondata e inaugurata da Guido Laganà nel 1960, che ne ha raccontato brillantemente le origini nel suo libro "Piccole storie del nostre paese", ma che oggi è praticamente morta.

Morta ammazzata oserei dire.

Ma per un attimo, qualche giorno fa, mi sono rincuorato, leggendo la locandina di un convegno del 14 settembre 2017 alle ore 18:30 a Palazzo Nieddu Del Rio in cui si parlava di “biblioteca comunale”. Leggendo meglio però si trattava di una “inaugurazione” di biblioteca comunale intitolata al prof. Gaudio Incorpora, che mi ha lasciato perplesso.

Nonostante fossi in tenera età, mi sono subito tornati in mente quei pomeriggi passati alla biblioteca, che si trovava, in quel periodo, in un’ala dell’Istituto Mazzini di Locri, con costante viavai quotidiano di persone (di cui molti giovani) con libri in mano.

Il direttore era mio padre Umberto Giannotti.
Dalla sua morte, nel 1998, è stato sotto gli occhi di tutti i cittadini locresi più attenti che nulla è stato fatto per preservare quel “tesoro” che era stato creato, quel gioiello che mio padre era riuscito a valorizzare con grande spirito di abnegazione formandosi come bibliotecario a Siracusa, inventariando volumi acquistati grazie alla lungimiranza del già citato Guido Laganà, donando, come alcune famiglie fecero, tantissimi volumi della collezione personale della famiglia Giannotti, coinvolgendo giovani in circoli di cui si parlava (e non solo) di cultura, di poesia e di teatro ogni settimana, affiancandosi a personale competente come Piero Palermo, Maria Stella Brancatisano, a cui vanno i mie cari ricordi, e Peppe Spadaro, informatizzando i sistemi di catalogo con computer nei primi anni ’90, quando a Locri pochissimi sapevano come far funzionare quegli strumenti che sembravano magici, almeno agli occhi miei che avevo 8 anni.

E molto altro ancora…

Un “molto altro ancora” che però non credo sia stato colto, indagato e approfondito da chi oggi vuole “inaugurare” un biblioteca comunale. Inaugurazione di cosa? Di decine di migliaia di libri (ormai diventati centinaia) che sono stati abbandonati, trasferiti, bistrattati, ritrasferiti negli ultimi 20 anni per poi finire ammucchiati in alcuni scaffali?

Assieme a mia madre e a mia sorella Viviana siamo rimasti interdetti da tale decisione politica, ancor più rispetto a tutte quelle scelte dei nostri amministratori che, negli anni, hanno de facto assassinato la biblioteca comunale di Locri.

Un’ultima considerazione va comunque fatta ai miei cari concittadini locresi.
Non credo sia giusto che essi non conoscano molte delle storiche vicende che hanno reso, finché è stato in vita mio padre, la biblioteca di Locri un pupillo tra tutti i poli culturali calabresi.
E non credo sia nemmeno giusto che essi desumano da questo fantomatica “inaugurazione” la bella notizia di una rinascita della biblioteca, ma solo la constatazione di quello che poteva essere, di quello che sembra, ma che invece oggi non è».

Un rammaricato cittadino locrese.

Ivan Giannotti


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