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In Aspromonte
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In Calabria il cielo è blu solo per la politica

  •   Gioacchino Criaco
Foto Giuseppe Chiodo Foto Giuseppe Chiodo

Una divisione millimetrica del potere, una spartizione granello per granello dai posti in tribuna fino ai predellini. “Nulla cambia”, il nostro mantra si autorecita perenne, continua in questa strana estate, di afa e piogge. Chi più amici ha, più se ne mette a debito collettivo. E continua il pane agli amici e solo a quelli. Una pioggia di sussidi a sagre ed eventi vari si spaccia per svolta epocale dell’industria culturale, che al di là del valore reale di singole e belle iniziative, prosegue a non assurgere a elemento progettuale complessivo, restando nella mera sfera dell’intrattenimento estivo. Sono svanite le lotterie pre-festive, decantate come metodo divino per portare il meglio ai vertici del bene pubblico. L’alluvione di novembre mostra ancora i suoi effetti in giro per la Calabria, fratellastri in attesa dei propri congiunti che arriveranno puntuali, alcuni già lo hanno fatto, al prossimo scroscio d’acqua. Autostrade e strade, annunciate e già finite. E scarichi in mare a bizzeffe di cui continueranno a godere gli autoctoni, che i milioni e milioni di turisti, attesi e promessi a ogni pseudo cambio politico nemmeno quest’anno si sono visti, e tomi, tomi se ne sono andati in Salento a due passi e due secoli da noi. A San Ferdinando, un manipolo di fessi si sta opponendo all’ennesimo disastro ambientale, che il colpo finale è prossimo a venire, con rigassificatore e termovalorizzatore. A Vibo l’acqua sta in vacanza per le strade, mentre nell’Alaco ribolle la merda e i cittadinicontinuano a comprarla ai supermercati. La politica se ne sta al fresco, a Reggio, a smaltire le sudate della città metropolitana. Le maestre guardano con terrore all’arrivo di settembre, preparano le valigie mettendoci dentro il profumo ingannevole di una Calabria che non c’è più; partono per forza, altro che ciance, perché non vanno ad arricchirsi col bello di fuori; vanno per campare la famiglia, e partire per forza non lo si deve chiamare scelta. ​Ma le nuvole d’agosto, si sa, sono solo un inganno, lo Zefiro si alzerà presto a ovest, porterà via le brume, lasciando un cielo intonso che è sempre più blu, ma solo per la politica.


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