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In Aspromonte
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Antonella Italiano

Antonella Italiano

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Sabato 21 luglio p.v. mobilitazione Coldiretti contro gli sprechi sul terzo megalotto della Ss.106 Jonica Sibari - Roseto Capo Spulico

Molinaro: «chiediamo l’intervento del Ministro Toninelli». Sabato 21 luglio p.v. dalle 8,30 prenderà il via la mobilitazione della Coldiretti Calabria contro gli sprechi del terzo megalotto della SS.106 jonica Sibari- Roseto Capo Spulico. Mega…lottiamo è lo slogans scelto. Il concentramento delle persone e dei trattori avverrà nell’area antistante il Bar Guelfian a Villapiana Scalo. Il corteo di mezzi agricoli percorrerà il tratto Villapiana Nord fino a Trebisacce Sud, percorrendo la SS 106 bis. Con questa mobilitazione, Coldiretti  vuole riportare l’attenzione di questa fondamentale arteria sullo spreco di risorse e al grave impatto ambientale. Infatti denuncia Coldiretti: sono oltre 500 gli ettari di consumo di suolo agricolo, disattendendo quindi le finalità delle Leggi Regionali  19/2002, 40/2015 e 31/2017; circa 526 Milioni di Euro i maggiori costi per la realizzazione del tracciato scelto. Ed ancora: immediata perdita diretta ed indiretta di 260 posti di lavoro in agricoltura, nell'agroalimentare ed attività multifunzionali; forte impatto ambientale, nei dieci anni previsti per la  realizzazione si arreca un danno al turismo e la perdita dei Siti Natura 2000; oltraggio paesaggistico permanente con il tracciato sopra elevato e gallerie artificiali in superficie; dubbi di legittimità sulla delibera Cipe n°3/2018 che non prevede il completo stanziamento ed il progetto definitivo, ma tutto sarà deciso in sede di progetto esecutivo e che ancora per la seconda tratta non è stato mai pubblicato. Per tutto questo Coldiretti chiede al Governo ed in particolare al Ministro alle Infrastrutture Danilo Toninelli ed all'ANAS di revisionare il Progetto che prevede il raddoppio del numero di corsie dell'attuale E 90 nel 1° Tratto e con gallerie profonde e viadotti di altezza modesta sul 2° Tratto come da progetto preliminare (Delibera Cipe 103/2007). Certamente Coldiretti è per dire SI all'ammodernamento della SS 106 SIBARI - ROSETO e al risparmio di risorse da utilizzare perla connessioneeil    miglioramento della viabilità provinciale dei centri storici   e delle aree interne.

Caulonia. Redazione del piano di zona dei servizi sociali distretto Nord Locride: parte la fase di programmazione in collaborazione con le parti sociali

Con lo scopo di avviare un processo partecipato di costruzione del piano di zona dei servizi sociali, il Distretto Nord della Locride con capofila il Comune di Caulonia ha organizzato una partecipata riunione tenutesi presso l'Ufficio Servizi Sociali a Marina di Caulonia. Obiettivo dell'iniziativa è predisporre, in rispondenza alle normative di legge, un piano di zona triennale che possa partire agli inizi del 2019 attraverso un comune lavoro con il Terzo settore e le organizzazioni sindacali. Un piano di zona che sia un innovativo strumento di programmazione delle politiche sociali del territorio, organizzando un sistema locale integrato di servizi sociali che mobiliti e coinvolga gli attori territoriali pubblici e del privato sociale costruendo insieme una reale partnership per condividere, nella diversità degli specifici ruoli, la responsabilità di governo delle politiche sociali del territorio, posto da Siderno a Monasterace.

In tal senso è intervenuta la consigliera M. Elisabetta Cannizzaro, delegata dal Sindaco Caterina Belcastro, che ha dichiarato come sia fondamentale realizzare dal basso un sistema che risponda alle esigenze della cittadinanza. Tutte le parti sociali sono chiamate a collaborare per individuare i bisogni e le risorse della comunità al fine di programmare gli interventi. In questa direzione si inserisce l’incontro voluto dal gruppo tecnico e dagli operatori del Distretto Nord che stanno alacremente lavorando per individuare gli obiettivi strategici e le priorità di intervento. La responsabile del Distretto dott.ssa Francesca Papaleo affiancata da Nicodemo Pacifico Agostino hanno illustrato il percorso intrapreso e gli obiettivi già centrati dal Distretto che si distingue in tutto il territorio regionale per il percorso virtuoso intrapreso, sia in termini di adeguamento alle normative che per i servizi e la programmazione.

Nel presentare gli elementi che sono considerati fondamentali per la redazione partecipata del piano, gli assistenti sociali Sonia Bruzzese e Stefania Mazzaferro, portavoci del gruppo di lavoro costituito in seno al Distretto per la programmazione, hanno dichiarato che l’analisi dei bisogni del territorio e la mappatura ed analisi dei servizi offerti alla popolazione saranno gli elementi centrali per lo sviluppo del piano zonale che si intende costruire in stretta collaborazione con il terzo settore e con tutte le parti sociali attraverso tavoli tematici che serviranno alla raccolta dei bisogni con l'uso di varie metodologie quali questionari, interviste, focus group, raccolta dati. La governance del piano sarà diffusa fra i diversi soggetti, pubblici e della società civile, che svolgono funzioni di rappresentanza e tutela dei diritti di gruppi sociali avvicinando i linguaggi e promuovendo corresponsabilità sulla costruzione delle politiche sociali.

In tal senso Francesco Mollace, portavoce del Forum Territoriale del Terzo Settore, nel suo intervento, riconoscendo la validità dell'approccio, ha specificato come sia necessario distinguere e separare la funzione e la fase programmatoria da quella gestionale. Nella funzione programmatoria i soggetti di rappresentanza del terzo settore e dei sindacati che partecipano ai tavoli territoriali apportano le proprie competenze e la propria capacità di rappresentanza e tutela dei diritti di gruppi sociali, ad un livello di responsabilità comunitaria, partecipando alla co-costruzione del piano, mirando esclusivamente agli interessi dei cittadini. Mentre i soggetti erogatori di servizi potranno successivamente concorrere con altri alla eventuale acquisizione di compiti gestionali in una fase distinta e diversa da quella della pianificazione.

I rappresentanti delle organizzazioni sindacali –Lacopo, Brilli e Zito, intervenuti in rappresentanza rispettivamente della Cgil, Cisl e Uil hanno constatato che già rispetto al precedente incontro, dagli stessi promosso, il percorso per la redazione del piano triennale di zona è stato avviato, esprimendo soddisfazione e la massima collaborazione. Nel dibattito sono altresì intervenuti i rappresentanti di Lega Coop, del Consorzio Goel e delle associazioni Comma Tre, Mediterraneo e Ambiente, e Don Milani che hanno espresso la disponibilità a collaborare fornendo i dati, frutto delle singole esperienze. Al termine dell'incontro sono stati definiti i primi tavoli tematici che serviranno per il lavoro di programmazione con l’obiettivo di rincontrarsi a breve ed avviare, con i dati già in loro possesso, la fase operativa.

Africo. Anche il vescovo Oliva partecipa al pellegrinaggio per San Leo

  • Published in Eventi

È stata molto attesa, anche quest’anno, la festa di San Leo, protettore di Africo.

La messa è stata celebrata alle 10.00 di mattina nel piccolo santuario del borgo antico, meta di fedeli e pellegrini; ed essi si è unito il vescovo della Diocesi di Locri Gerace, monsignor Francesco Oliva che, accompagnato da altri devoti, ha raggiunto a piedi la chiesetta, seguendo il tradizionale cammino che, dai Piani Litri di Monte Iofri, attraversa l’Aposcipo e porta all’antica mulattiera che sale lungo Africo antica.

Un gesto che ha commosso cittadini e amministratori, e che manifesta la vicinanza della Diocesi ai giovani e alle piccole realtà aspromontane.

La novità di quest’anno, infatti, è stata la veglia organizzata dalle associazioni “Insieme per Africo” e “Devoti di San Leo”, insieme alla parrocchia “Santissimo Salvatore”; che ha portato decine di ragazzi in montagna per una due giorni di preghiera e tradizione.

Durante la veglia, iniziata venerdì 4 maggio dalle ore 18.00, è stato esposto il simulacro della statua di San Leo; sono seguiti i Vespri e, alle 22.00, la musica popolare presso il villaggio Carrà.

Questa grande affluenza, questo nuovo modo di “sentire” l’Aspromonte, nasce anche grazie all’Accordo di programma stilato tra Comune e Parco nazionale d’Aspromonte che, con la presidenza di Giuseppe Bombino, ha investito un finanziamento importante per adeguare il Casello Carrà a struttura di accoglienza di scuole, scrittori, studiosi, pellegrini; recuperare i paesi abbandonati e la frazione Campusa di Saverio Strati; ristrutturare la scuola elementare e l’asilo voluti da Zanotti Bianco; costruire un ponte tibetano di collegamento tra Africo e Casalinuovo. Molti di questi interventi verranno completati e inaugurati tra qualche settimana.

Il programma civile proseguirà ad Africo nuovo venerdì 11 maggio con i Giganti che sfileranno per le vie del paese, e - alle 21.00 – con lo spettacolo in piazza di musica folkloristica.

I festeggiamenti del santo patrono si chiuderanno sabato 12 maggio con l’esibizione dei giocolieri di strada e il concerto in piazza.

Africo e l’Amministrazione comunale ringraziano la Diocesi di Locri-Gerace e il vescovo Oliva, accompagnato dal sindaco Francesco Bruzzaniti e da alcuni consiglieri per tutto il pellegrinaggio; l’Ente Parco con il presidente Bombino e il tecnico Nino Siclari per la sensibilità e l'attenzione dimostrate da sempre nei confronti della cittadina; i dirigenti e gli operai di Calabria Verde e il responsabile Domenico Cordova per il sostegno avuto nella sistemazione e la messa in sicurezza delle strade sterrate che portano al Santuario.

Lettera al Presidente Giuseppe Bombino

Caro Presidente,

camminiamo assieme da ormai cinque anni e di cose, con questo nostro giornale, ne abbiamo scritte e dette tante.

Confronti duri, tutti tesi all’Aspromonte: tra Lei stretto dalla burocrazia e dai passaggi ufficiali, doverosi per un’istituzione; e noi che ci sentivamo liberi, ribelli, veloci di agire, di parlare, di sognare.

E intese straordinarie, tutte tese all’Aspromonte, perché il cuore infondo è sempre stato lo stesso e le vittorie lo hanno dimostrato: dalla malinconia dei borghi abbandonati alle luci dei Festival più ambiti; dai laboriosi orti di casa all’Expo di Milano; dalle capre lasciate - secondo costume - a pascolare ovunque agli ovili controllati e a norma; dalle piccole produzioni famigliari a delle vere e proprie scuole per pastori e produttori con cui si è ottenuto il rispetto delle regole e il giusto mercato per i prodotti.

La sua intuizione, Presidente, è aver compreso che l’Aspromonte non era solo una montagna, e in quanto tale caratterizzata da flora e fauna e planimetrie, ma era in primo luogo gente che aveva voglia, necessità di tornare a casa. Il suo coraggio, Presidente, è di essersi mosso ai limiti del potere che la carica all’Ente prevedeva per concedere alla gente, per ridare dignità a quegli uomini sgarbati che, con scarpe grosse e polverose, bussavano con insistenza alla sua porta. La sua sfida, Presidente, è di avere riacceso il fervore culturale riportando la vita in montagna, impegnandosi a costruirne soprattutto l’intelligenza, chè un popolo diviso, un popolo senza cervello sarebbe stato - fin da subito - un popolo destinato a morire.

Ed era quello l’unico modo per evitare che la nuova idea racchiusa nel termine – finalmente collettivo - di “aspromontani” venisse ancora frammentata nelle marine, defraudata della terra e dell’anima, uccisa come settant’anni prima l’alluvione aveva ucciso l’Aspromonte orientale.

È stato Lei, Presidente, a immaginare e a forgiare questo popolo resistente e previgente dei pericoli; giovane, colto, laborioso e benestante; e a fare in modo che le storie immortalate dal nostro Zanotti Bianco, tanto citato e amato nei convegni e negli articoli, siano quel passato da tenere lontano.

Presidente, Professore, Uomo: potrei chiamarLa in mille modi senza mai sbagliarmi. Ma di Lei io ho in mente il ragazzo, piombato all’improvviso nel cuore della montagna con quell’accento reggino che i provinciali detestavano, perché aveva un suono doloroso per chi - della città - ricordava l’abuso e il continuo esercizio di supremazia. Il ragazzo pronto, per questo, a dimostrare affrontando ogni prova: sia stata essa una strada sterrata, un dirupo, un preconcetto, un confronto arduo con gente diffidente e ferita.

Lei già sapeva, Presidente, che l’Aspromonte non era un nostro capriccio, una due giorni chic da fotografare e condividere sui social come esperienza unica, indimenticabile, dura ma da provare; che l’Aspromonte non era mai stato difficile, impenetrabile, oscuro, raggiungibile per “gentile intercessione”.

L’Aspromonte esigeva normalità, era un mondo con i suoi percorsi in salita e con quelli in discesa; con la polvere che preparava al piacere di fonti e cascate e fiumare in cui trovare sollievo; con le spine e le ginestre a tappeto nei boschi, e con frutti maturi e colori mutevoli in ogni stagione.

Erano gli uomini ad essere difficili per la montagna, quegli uomini da ella stessa partoriti ma talmente mutati negli anni, in vizi e costumi, da esserne divenuti inadeguati.

Per noi, e per i pochi che lo vivevano in totale dedizione, l’Aspromonte era l’essenza. E arrivare all’essenza voleva dire arrivare alla vita, quella depurata dai luoghi comuni e dalle chiacchiere.

Lei – all’improvviso - ci camminava in mezzo.

Silenzio. Ricorda la strada che portava ad Africo antica? L’Aspromonte pretendeva, imponeva il silenzio. Attenzione, sguardo attento e piedi saldi alla terra per potersi lanciare all’improvviso a superare un masso, un dirupo, una lingua d’acqua.

Fiato ed energia. Perché l’Aspromonte non era un albergo, un pranzo all’ostello, un punto d’arrivo; non è mai stato un porto in cui attraccare ma mare aperto, braccia, cielo e Dio a cui affidare l’ultima bestemmia.

Nel torpore delle notti che non conoscevano luce diversa da quella delle stelle, contavamo gli affetti volati via e se ci fosse qualcuno per cui valesse la pena tornare; ripercorrevamo gli anni, stando immobili per ore, seduti su un qualche masso, come bambini stanchi del gioco e del tempo perduto; quel tempo ci insegnava che proprio le amarezze nutrivano e ingrandivano i sogni, e che i grandi sogni per realizzarsi non potevano restare abbarbicati in montagna: dovevano passare dalla marina, dove tutto si scriveva e si compiva.

Li affidammo a Lei.

Oggi, Presidente, è tempo di stime e, a qualche giorno dalla fine del suo mandato, Lei sa già per certo che sarà ricordato per una serie di atti che hanno reso giustizia al territorio.

Tra questi l’elezione del sindaco di Africo a presidente della Comunità del Parco, Comune che sapeva bistrattato e mai premiato per l’importante fetta di territorio concesso all’Area Protetta; l’istituzione del Premio letterario Saverio Strati, strutturato insieme al giovane sindaco di Sant’Agata del Bianco con l’intento di dare lustro al Supercampiello, dimenticato per anni dalla sua terra. E sarà ricordato per avere acceso le luci su Precacore, borgo che – nascosto all’ombra della sua Samo - solo Lei avrebbe potuto scovare; e per l’incredibile gioco diplomatico che ha tessuto ottenendo 10 milioni di euro da investire sulla viabilità; e per i numerosi progetti e accordi di programma avviati in questi anni a discapito di sagre e di luoghi comuni.

Ma è l’attenzione con cui Lei ha raccolto ogni istanza a lasciare sgomenti; imparando a distinguere, pesare, valutare sul campo. È quel “noi” ribadito in ogni evento che ha fatto sentire finalmente grandi e degni gli aspromontani, persino giù alla marina.

È per avere camminato insieme ad essi, per cinque anni, guardando l’uomo prima che il lupo o il castagno, perché l’ambientalismo o l’idea di “area protetta” non diventasse fanatismo a discapito delle persone.

È una traccia importante, pesante, che non si è fermata alla terra ma ha scavato la roccia. E che resterà indelebile sull’Aspromonte orientale così come nella tradizione orale degli aspromontani. Il più grande atto d’amore che questo popolo può regalarLe.

antonella italiano

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