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Antonella Italiano

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Visita ad Africo. Enzo Siviero, l’Aspromonte e una strada per il Mondo

  • Published in Eventi

C’è una leggenda custodita nella tradizione orale dei cittadini di Samo, piccolo centro abitato in provincia di Reggio Calabria: l’Aspromonte, ovvero il greco “monte lucente”, scruta severo il diavolo fumante oltre lo Stretto; solo una lingua d’acqua lo divide dall’Etna, la fucina dell’inferno, e secoli di storia li vedono contendersi il predominio sul territorio.

È una dicotomia frequente da queste parti, l’esempio più famoso lo incarna la Madonna di Polsi che - dal piccolo santuario nel cuore della montagna - non può distogliere lo sguardo dalla rocciosa Sibilla; lo tengono ben presente i fedeli quando, al principio di settembre, la accompagnano in processione.

Il Bene e il Male, in queste terre, vivono in perenne equilibrio: a gravi episodi di sangue si alterna una genuinità quasi dolorosa e alla diffidenza atavica dei nostri popoli fa da contraltare una disarmante generosità.

La Bellezza struggente di forme, panorami e colori ha il sapore di una beffa, quaggiù, in Aspromonte.

E c’è da immaginarseli i pastori, i caprai, fissare la Sicilia dalle alture di Montalto o dai Campi di Bova; perdere lo sguardo in quella terra così uguale alla Calabria, così imponente e vicina da sentirne addosso il fiato, e allo stesso tempo chimera, ché il mare - scorrendo nella ferita tra Reggio e Messina - diviene gelido e profondo e, nelle giornate di vento, spaventoso. Soprattutto per dei poveri caprai! Inquietante, di una calma stregata, nelle giornate in cui la fata Morgana stende il suo velo.

E perché non farci un ponte? avrà esordito qualcuno, con la praticità del bifolco abituato a misurarsi con querce e abeti. Magari un ponte di tronchi di pino, come si era soliti fare nelle fiumare Aposcipo e Amenodelea, ché il pino resiste ed è stabile e con pochi balzi si può conquistare l’altra sponda.

E pare di sentirle le risposte “pratiche” degli africoti e dei ghoriati vestiti di stracci di ginestra, e le imprecazioni volgari contro la miseria: senza strade, senza pane, costretti a svendere i prodotti del lavoro per ricavare qualche soldo e nutrirsi di erbe e castagne; poveri, tanto da non potersi permettere il divagare.

Certo, quel punto di vista molto sopra “al livello del mare”, sarà stato un privilegio nelle noiose giornate dedicate al pascolo, e chissà quali sogni, quali utopie, quale abbondanza e varietà di progetti avranno concepito per afferrare la Sicilia prima che scappasse via. Pensieri tutti tristemente ridimensionati dal richiamo della fame.

Oggi quassù restiamo noi, eredi indegni dei poeti-pastori e dei poeti-contandini, di cui portiamo addosso il destino di miseria ma non lo stesso estro: il meglio fugge sulle immutate littorine dei padri, il peggio resta dormiente ad attendere una svolta.

Ma sarà l’Etna - benevolo come una fiera quando è sazia - a fare un dono all’Aspromonte.

Un rivoluzionario, anzi un visionario, da Catania arriverà a Reggio per una tre giorni calabrese che, dal 12 al 14 giugno, lo vedrà in giro per le montagne aspromontane per una serie di sopralluoghi; poi in Città metropolitana a parlare della centralità che dovrebbe avere l’Italia nei traffici del Mediterraneo, e del suo sogno di collegare l’Africa alla Sicilia per aprire la via del commercio e rendere il Meridione, grazie anche al ponte sullo Stretto, il volano dei traffici d’Europa. Un’idea condivisa col Papa, qualche mese fa, che ora il Professore vorrebbe consegnare alla gente di Calabria, che ancora associa al termine “globalizzazione” l’ambiguo andirivieni di migranti di cui è stata protagonista. Poi partirà alla volta di Catanzaro, per affrontare la delicata questione del ponte Morandi.

Enzo Siviero, ingegnere ed architetto, è detto l’uomo dei ponti, perché esperto internazionale in recupero e progettazione degli stessi, professore ordinario allo Iuav di Venezia, rettore di E-campus. È conosciuto alla cronaca nazionale per le sue teorie coraggiose e per le battaglie contro l’abbattimento del ponte Morandi di Genova: il primo ad ergersi in difesa del progettista che fu orgoglio italiano e dell’ingegneria, che - contrariamente ai luoghi comuni dettati dalla disconoscenza delle leggi fisiche - è madre di strutture “vive”, in continuo divenire. Perché è materia anche la più preponderante fisicità: e la materia - che non si crea né si distrugge – sempre si trasforma.

Un’antitesi molto simile a quelle aspromontane, che ci aiuta a comprendere come le astratte leggi fisiche rispondano, persino nelle accezioni più alte, ai principi basilari della vita e della morte.

La matematica è uno strumento perfetto, un linguaggio raffinato e globale, e – come in tutte le lingue - si può scegliere di parlarlo o di farne poesia.

Siviero va oltre le scienze e le geografie, perfezionandosi nel continuo controllo della gravità, perché i suoi ponti – che del territorio sono figli – portino il più possibile i tratti della gente e dei paesaggi, e siano metafora di incontro e di scambi culturali. Partoriti prima dal cuore che dalla mente, incarnano un lavoro dettagliato, teso alla sintesi del mondo scientifico con quello umanistico: una teoria innovativa, “l’architettura strutturale”, recitata come un mantra in ogni angolo del mondo. Dalla forma alla sostanza, e poi ancora oltre fino all’essenza, tanto da guadagnarsi l’appellativo di “poeta”. Il poeta dei ponti.

Per Enzo Siviero sarà una nuova sfida l’Aspromonte, quello nero, quello inaccessibile, conosciuto per la cronaca dei sequestri e della ndrangheta? Oppure la più impervia montagna d’Italia, se guardata nel suo lato ionico meridionale, non farà gola al grande teologo del cambiamento e dell’abbattimento di barriere?

E Africo, centro di questo universo, che della sua triste storia ha fatto Bellezza nei racconti, nei film, nei servizi giornalistici, riceverà mai la tenerezza che gli è stata negata? Saverio Strati, nel descriverla, usò un linguaggio crudo, diretto; Umberto Zanotti Bianco tirò fuori immagini che ancora oggi lasciano sgomenti. Forse l’unica carezza gli venne da San Leo più di mille anni fa; santo bizantino mai canonizzato dalla chiesa latina ma di cui fu riconosciuto il culto; santo guerriero armato di pece e ascia, orogliosamente aspromontano; santo che per tutta la vita si mosse tra l’Etna e l’Aspromonte.

Le strade per Africo e la montagna sono però lunghe e dissestate, tanto da richiedere l’uso del fuoristrada e la guida di noi locali, trattati un po’ come gli sherpa dell’Himalaya, ma senza introiti nè gloria. I posti sono ostili seppur stupendi, e solo in pochi conoscono la Bellezza di pianori sospesi che sanno di paradiso, di grotte che paiono opere di attenti scultori, di laghi e torrenti e cascate in cui – ne siamo certi – vivono ancora le ninfee.

La nostra speranza - come africoti, calabresi e cittadini italiani - è che il poeta trovi in Aspromonte la sua musa, e con ingegno e nuova poesia ci costruisca una strada per il Mondo.

L'editoriale. Noi il gregge

Rossella non aveva compiuto vent’anni, che fu costretta a partire. La candelina a dire il vero la spense in quella stanza d’ospedale, e questa sembrò quasi una beffa, che si aggiungeva al già grande dolore. La storia che vi voglio raccontare però non è la sua, perché Rossella trascorse una vita serena, allegra e rassicurante e l’incoscienza del male gliela mantenne tale fino alla fine. Anche se arrivò troppo presto. Sua madre l’aveva tenuta sempre accanto a sé, aveva giocato con lei, le aveva parlato, le aveva insegnato tutte le arti che conosceva, a lavorare a maglia, a cucinare, a ridere delle cose a cuor leggero. A camminare forte e sicura per le strade.

Ecco, c’è sempre una prova che ci mette davanti ai nostri limiti di uomini, alla consistente differenza tra le parole - predicate ad ampio raggio - e i fatti. Ed è là che viene fuori il volto vero, lo spessore dell’individuo. E insospettabili “tutti d’un pezzo” si riscoprono codardi o meschini, e i più deboli, sulla carta, dei cuori d’acciaio.

La mamma di Rossella più che il cuore ebbe forte lo stomaco, perché chiuse in esso le lacrime e le paure, non confidò a nessuno quale terribile sorte la stesse attendendo, e accompagnò la figlia fino al suo ultimo giorno, sempre sorridendo. E le prospettò un gioioso ritorno a casa, le disegnò un futuro e dei progetti, e persino quando la sua bimba accennò a chiudere gli occhi lei, pilastro di quella vita spezzata dal male, le fece credere che fosse solo sonno, facendo pratica la teoria. E Rossella camminò forte e sicura sulla sua nuova strada. Ed io, dopo quasi trent’anni, resto sbalordita dinnanzi alla prova di questa mamma. E mi chiedo cosa si possa pensare, provare, davanti a un dolore del genere, e come inventarsi tanta forza. Ma ogni volta che solo mi avvicino all’ipotesi, un carico di angoscia mi schiaccia il petto, e scendono svelte le lacrime, si stringe la gola.

Incredibile, piango per nulla. Ma non è nulla, è paura. La paura che qualcosa di invisibile, incontrollabile, divori le certezze che faticosamente tento di costruire. O peggio ancora che esso tocchi le persone a me più care.

Non è il destino. Il destino può fare ben poco quando siamo noi, con i nostri “politici per professione” e i nostri “uomini d’onore”, ad avvelenare l’acqua, l’aria, la terra. E ci facciamo incantare dai giochi di prestigio di chi ci sta svendendo, nel frattempo, al migliore offerente. Gente dal cervello corto, la crema che ci siamo scelti, così tanto vorace da non accorgersi, a sua volta, di starsi ingozzando dello stesso nostro veleno. E di averlo dato in pasto ai figli, insieme alla macchina e al vestito nuovo.

Io ho paura di questo cancro. Perché vedo troppi ragazzi in lista negli ospedali, e tanti amici che ancora combattono, intervento dopo intervento. E mi spaventa che tanti problemi ambientali vengano sottovalutati, tenendo per capro espiatorio la sorte. Si sono presentati alle nostre case politici inutili, attratti dalle poltrone perché incapaci di fare altro mestiere: e li abbiamo votati. Sono stati stampati giornali faziosi, riempiti dalle loro belle facce, e da pettegolezzi e infamità per vendere meglio: e li abbiamo comprati. E nonostante i noti susseguirsi di fallimenti e ristampe - nel secondo caso - e nonostante i commissariamenti e le delusioni - nel primo - siamo stati sempre coerenti, noi, il popolo. A leggerli. A votarli. Noi siamo il gregge che attende con ansia i premi in piazza, intitolati a questo o a quello scrittore, che sempre in meno sanno chi sia stato, spesso neanche gli organizzatori. E dietro all’ingenuo entusiasmo del gregge, che serve solo a fare numero, o degli ospiti, che fanno numero anche loro, si giustificano migliaia e migliaia di euro. Invisibili. Così nascono associazioni, fondazioni, liste “civiche”, così si assegnano gli appalti, così è tutto.

Questo nostro giornale, che ha un immenso rispetto e una grande coscienza della forza del mezzo stampa, è destinato a spegnersi presto, proprio perché non battezzato. Ma desideriamo, finché sarà possibile, che sia una voce forte contro le centrali, contro le discariche, contro le trivellazioni, contro l’ignoranza dei fatti e l’ignoranza culturale, contro ogni tipo d’inquinamento, materiale e morale, che potremmo facilmente evitarci. Contro il male che divora questa terra, e che divora gli uomini che la abitano. Da troppi anni ormai. Io ho paura di questo cancro, perché vorrei vivere abbastanza per veder crescere mia figlia, ma non così a lungo da vederla andare via.

Sabato 21 luglio p.v. mobilitazione Coldiretti contro gli sprechi sul terzo megalotto della Ss.106 Jonica Sibari - Roseto Capo Spulico

Molinaro: «chiediamo l’intervento del Ministro Toninelli». Sabato 21 luglio p.v. dalle 8,30 prenderà il via la mobilitazione della Coldiretti Calabria contro gli sprechi del terzo megalotto della SS.106 jonica Sibari- Roseto Capo Spulico. Mega…lottiamo è lo slogans scelto. Il concentramento delle persone e dei trattori avverrà nell’area antistante il Bar Guelfian a Villapiana Scalo. Il corteo di mezzi agricoli percorrerà il tratto Villapiana Nord fino a Trebisacce Sud, percorrendo la SS 106 bis. Con questa mobilitazione, Coldiretti  vuole riportare l’attenzione di questa fondamentale arteria sullo spreco di risorse e al grave impatto ambientale. Infatti denuncia Coldiretti: sono oltre 500 gli ettari di consumo di suolo agricolo, disattendendo quindi le finalità delle Leggi Regionali  19/2002, 40/2015 e 31/2017; circa 526 Milioni di Euro i maggiori costi per la realizzazione del tracciato scelto. Ed ancora: immediata perdita diretta ed indiretta di 260 posti di lavoro in agricoltura, nell'agroalimentare ed attività multifunzionali; forte impatto ambientale, nei dieci anni previsti per la  realizzazione si arreca un danno al turismo e la perdita dei Siti Natura 2000; oltraggio paesaggistico permanente con il tracciato sopra elevato e gallerie artificiali in superficie; dubbi di legittimità sulla delibera Cipe n°3/2018 che non prevede il completo stanziamento ed il progetto definitivo, ma tutto sarà deciso in sede di progetto esecutivo e che ancora per la seconda tratta non è stato mai pubblicato. Per tutto questo Coldiretti chiede al Governo ed in particolare al Ministro alle Infrastrutture Danilo Toninelli ed all'ANAS di revisionare il Progetto che prevede il raddoppio del numero di corsie dell'attuale E 90 nel 1° Tratto e con gallerie profonde e viadotti di altezza modesta sul 2° Tratto come da progetto preliminare (Delibera Cipe 103/2007). Certamente Coldiretti è per dire SI all'ammodernamento della SS 106 SIBARI - ROSETO e al risparmio di risorse da utilizzare perla connessioneeil    miglioramento della viabilità provinciale dei centri storici   e delle aree interne.

Caulonia. Redazione del piano di zona dei servizi sociali distretto Nord Locride: parte la fase di programmazione in collaborazione con le parti sociali

Con lo scopo di avviare un processo partecipato di costruzione del piano di zona dei servizi sociali, il Distretto Nord della Locride con capofila il Comune di Caulonia ha organizzato una partecipata riunione tenutesi presso l'Ufficio Servizi Sociali a Marina di Caulonia. Obiettivo dell'iniziativa è predisporre, in rispondenza alle normative di legge, un piano di zona triennale che possa partire agli inizi del 2019 attraverso un comune lavoro con il Terzo settore e le organizzazioni sindacali. Un piano di zona che sia un innovativo strumento di programmazione delle politiche sociali del territorio, organizzando un sistema locale integrato di servizi sociali che mobiliti e coinvolga gli attori territoriali pubblici e del privato sociale costruendo insieme una reale partnership per condividere, nella diversità degli specifici ruoli, la responsabilità di governo delle politiche sociali del territorio, posto da Siderno a Monasterace.

In tal senso è intervenuta la consigliera M. Elisabetta Cannizzaro, delegata dal Sindaco Caterina Belcastro, che ha dichiarato come sia fondamentale realizzare dal basso un sistema che risponda alle esigenze della cittadinanza. Tutte le parti sociali sono chiamate a collaborare per individuare i bisogni e le risorse della comunità al fine di programmare gli interventi. In questa direzione si inserisce l’incontro voluto dal gruppo tecnico e dagli operatori del Distretto Nord che stanno alacremente lavorando per individuare gli obiettivi strategici e le priorità di intervento. La responsabile del Distretto dott.ssa Francesca Papaleo affiancata da Nicodemo Pacifico Agostino hanno illustrato il percorso intrapreso e gli obiettivi già centrati dal Distretto che si distingue in tutto il territorio regionale per il percorso virtuoso intrapreso, sia in termini di adeguamento alle normative che per i servizi e la programmazione.

Nel presentare gli elementi che sono considerati fondamentali per la redazione partecipata del piano, gli assistenti sociali Sonia Bruzzese e Stefania Mazzaferro, portavoci del gruppo di lavoro costituito in seno al Distretto per la programmazione, hanno dichiarato che l’analisi dei bisogni del territorio e la mappatura ed analisi dei servizi offerti alla popolazione saranno gli elementi centrali per lo sviluppo del piano zonale che si intende costruire in stretta collaborazione con il terzo settore e con tutte le parti sociali attraverso tavoli tematici che serviranno alla raccolta dei bisogni con l'uso di varie metodologie quali questionari, interviste, focus group, raccolta dati. La governance del piano sarà diffusa fra i diversi soggetti, pubblici e della società civile, che svolgono funzioni di rappresentanza e tutela dei diritti di gruppi sociali avvicinando i linguaggi e promuovendo corresponsabilità sulla costruzione delle politiche sociali.

In tal senso Francesco Mollace, portavoce del Forum Territoriale del Terzo Settore, nel suo intervento, riconoscendo la validità dell'approccio, ha specificato come sia necessario distinguere e separare la funzione e la fase programmatoria da quella gestionale. Nella funzione programmatoria i soggetti di rappresentanza del terzo settore e dei sindacati che partecipano ai tavoli territoriali apportano le proprie competenze e la propria capacità di rappresentanza e tutela dei diritti di gruppi sociali, ad un livello di responsabilità comunitaria, partecipando alla co-costruzione del piano, mirando esclusivamente agli interessi dei cittadini. Mentre i soggetti erogatori di servizi potranno successivamente concorrere con altri alla eventuale acquisizione di compiti gestionali in una fase distinta e diversa da quella della pianificazione.

I rappresentanti delle organizzazioni sindacali –Lacopo, Brilli e Zito, intervenuti in rappresentanza rispettivamente della Cgil, Cisl e Uil hanno constatato che già rispetto al precedente incontro, dagli stessi promosso, il percorso per la redazione del piano triennale di zona è stato avviato, esprimendo soddisfazione e la massima collaborazione. Nel dibattito sono altresì intervenuti i rappresentanti di Lega Coop, del Consorzio Goel e delle associazioni Comma Tre, Mediterraneo e Ambiente, e Don Milani che hanno espresso la disponibilità a collaborare fornendo i dati, frutto delle singole esperienze. Al termine dell'incontro sono stati definiti i primi tavoli tematici che serviranno per il lavoro di programmazione con l’obiettivo di rincontrarsi a breve ed avviare, con i dati già in loro possesso, la fase operativa.

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