Menu
In Aspromonte
Artigiani e produttori insieme al Parco dell’Aspromonte ad Artigiano in Fiera

Artigiani e produttori insieme…

Oltre un milione di vi...

Nel Parco dell’Aspromonte vive una delle querce più vecchie del mondo

Nel Parco dell’Aspromonte vive…

Una Quercia di oltre 5...

Ente Parco. Il Consiglio Direttivo ha approvato il bilancio previsionale per il 2020

Ente Parco. Il Consiglio Diret…

Il Consiglio Direttivo...

Domenica a Sant’Agata “immagini d’autunno” e il cortometraggio “Tibi e Tascia”

Domenica a Sant’Agata “immagin…

Nella stessa piazzetta...

Moleti in festa per piccini e grandi

Moleti in festa per piccini e …

Si è svolta domenica 4...

Torna il “Parkbus”, dal Museo in Aspromonte con le Guide Ufficiali del Parco

Torna il “Parkbus”, dal Museo …

Anche nella stagione e...

Parco dell’Aspromonte, il 21 luglio la Giornata dell’Amicizia con escursione “speciale”

Parco dell’Aspromonte, il 21 l…

Tutti insieme in cammi...

A Sant’Eufemia d’Aspromonte celebrata la sesta edizione della Giornata della Riconoscenza

A Sant’Eufemia d’Aspromonte ce…

«L’esempio quotidiano ...

Ente Parco. Rondoni e divertimento: il 23 giugno torna il Festival in Aspromonte

Ente Parco. Rondoni e divertim…

È ormai diventata una ...

“In Cammino nel Parco”: domenica prima escursione a Zervò. Aperte le iscrizioni

“In Cammino nel Parco”: domeni…

Tra i piani di Zervò e...

Prev Next

“Luci della memoria” poesie di F. Blefari

di Bruno Salvatore Lucisano - Quando Franco mi manda un messaggio e mi chiede se ho letto il suo ultimo (per ora) libro di poesie, è evidente, che vuol sapere cosa ne penso. E allora io, per prendere tempo, gli ho risposto che lo sto leggendo. In verità, l’avevo già letto “Luci della memoria” e lo sto rileggendo, non per dare un giudizio (non sono all’altezza), ma per far sapere a un amico cosa ne penso.

E prima di parlare di poesia, perché “Luci della memoria” è un libro di poesie, voglio dirvi cos’altro è, questo libro.

E allora in queste 448 pagine vi è riposta, la storia, la geografia, gli usi, i modi, i costumi, i detti, i comportamenti, le abitudini ecc. ecc. di una civiltà in via d’estinzione. Di una civiltà, nell’accezione più gloriosa del termine, che mai più tornerà. In questa struggente nostalgia, nelle ferite mai rimarginate, nella gioia e nel più profondo e infernale dolore, è risposta la poesia di Franco Blefari. Perché in queste pagine di poesia popolare e non solo, c’è la cultura e la storia di un paese e quindi della Calabria. C’è la memoria che racconta una storia. E Franco è, prima d’essere un grande poeta, memoria storica.

È poeta popolare, è ironico, è scherzoso. Ha l’abilità di mettere in rima, qualora gli venga richiesto, anche una scopa poggiata sulla porta d’ingresso di una baracca. Anche lo starnuto di un cane. Solo uno così può scrivere farse.

Ma è poeta dell’anima Franco. Di un’anima che esce fuori, ferita e distrutta, quando è costretta a raccontare quella che può considerarsi la più grande disgrazia che possa capitare a un genitore, e cioè, la perdita di una figlia.

Da questo stato di sofferenza, da questo stato di dannazione che trova sollievo, solo nella sua fede e nell’amore della famiglia, nascono le sue migliori poesie.

Non c’è dubbio che le strofe dedicate alla figlia, siano le più intense e commoventi. Franco la piange con la poesia e, dalla poesia, trova conforto. Quando mette il punto all’ultimo verso, tira un sospiro di sollievo, tra una lacrima e l’altra. Pensa in cuor suo che la figlia l’abbia ascoltato. E in questa speranza, trova sollievo. In questa illusione trova consolazione. Nella fede, trova riparo.

Franco è nella storia della poesia popolare calabrese, per la sua produzione infinita e per le sue qualità. Franco è nella storia perché, e questo lo dico io, è tra i primi poeti polari e dialettali di sempre della Letteratura Calabrese, dal 1600 ai giorni nostri. Ma non tra i primi cento…tra i primi cinque.

Certo di quest’ultima affermazione me ne assumo la grande responsabilità e, sono sempre pronto a confrontarmi con chi dovesse pensarla in modo diverso. Ma le straordinarie prefazioni di C.A. Pascale e di Lucia Perri, mi fanno capire che non sono il solo a pensarlo. Anche se questi, essendo persone serie, non fanno classifiche.

E ora un piccolo segreto che mi sono tenuto fino a questo momento in cui scrivo.

Parlando un pomeriggio con il compianto Professore Crupi, pochissimi giorni prima della sua dipartita, tra l’altro mi ha detto: Ma perché si ostinano a mettere titoli in italiano a libri in dialetto?

Io l’ho guardato e gli ho risposto: Ma chi cazzu sacciu!

Dalla risposta e dalla parolaccia, è chiaro che la penso come lui.

È questa l’unica critica a un libro che dovrebbe essere presente in tutte le librerie delle scuole calabresi.

Se librerie soldi e cultura viaggiassero insieme.

È la fede che traspare in ogni verso, il malessere, la nostalgia, la pena, la poesia…: “Elena comu fazzu senz’e tia/ammondavanzi, comu ndaju a fari?/Si spiju a Cristu, ch’è a bacchetta mia,/pammi ripigghiu ammata…a camminari."

E tu, con fatica, continua a camminare e, ovviamente, a scrivere.

Un caro saluto.

Leggi tutto

Sabato 17 marzo l’Unione Poeti Dialettali Calabresi sarà ospitata dalle scuole di Marina di Gioiosa Ionica

  • Published in Eventi

«Salviamo la nostra lingua partendo dalle scuole». L’Unione Poeti Dialettali Calabresi, costituita nel mese di febbraio 2015, con sede nel comune di Bianco, vanta, tra i propri adepti, la presenza delle voci artistico-letterarie più autorevoli della fascia jonica e nasce, non solo con il fermo proposito di salvaguardare e di veicolare il dialetto calabrese, ma anche con quello di portare nelle piazze e soprattutto nelle scuole la voce di tanti nostri illustri scrittori e poeti conterranei, la cui opera, altrimenti, rischia seriamente di finire nel dimenticatoio.

Dopo vari convegni, manifestazioni culturali e rappresentazioni poetiche dialettali in diversi comuni della locride (Bianco, Samo, Ferruzzano, Africo, Bovalino Superiore, Ardore, Benestare…) e in altre scuole della provincia, l’Unione Poeti Dialettali Calabresi, sarà ospitata, Sabato 17 marzo 2018 alle ore 10,30, dall’Istituto Tecnico Turistico di Marina di Gioiosa Ionica e dal Liceo Scientifico di Gioiosa Ionica, facente capo all’Istituto d’Istruzione Superiore “Umberto Zanotti Bianco” di Marina di Gioiosa Ionica. Destinatari dell’incontro, fortemente voluto dal Dirigente Scolastico Prof. Antonino Morfea e dai docenti dei due Istituti scolastici, saranno gli studenti delle quarte e quinte classi.

Leggi tutto

La riflessione. Poeti dialettali e scrittori

Ovvero, u saziu non cridi o diunu.

Cosa è cambiato da quando mastro Bruno Pelaggi, scalpellino analfabeta denunciava un secolo e mezzo fa i mali e le storture della nostra terra?

Egli interpretava il pensiero dei calabresi e, la costante emigrazione dei giovani in cerca di lavoro, al tradimento politico.

È cambiata qualcosa da questi quattro versi che seguono scritti da un analfabeta?

La fami cu la pala

Si pigghia e cu la zzappa:

cu è giuvini si la scappa

a Novajorca.

Lo scalpellino di Serra, denuncia i mali, lotta contro le disparità e contro lo sfruttamento:

Non spirari cchiù nenti

Calabria sbinturata…

Jio mo’ parru cu bui,

ministri e deputati,

chi cazzu predicati pro Calabria?

La fratillanza ndi la riduciru

Mi ndi sbranamu comu tanti cani:

cca cu’ s’acchiappa l’uossu e si lu spruppa

e cu’ mora di fami e si strafutta!

E aggiunge: In Calabria ormai la luna/ va sempi a la mancanza.

Dopo mezzo secolo, Corrado Alvaro indica invece i caratteri dei calabresi: cavalleria, senso della ragione e del torto (?), gerarchia della vita, struttura familiare ecc. Non parla però di tradizioni confessando testualmente: “quale sia la tradizione dei calabresi è difficile dirlo”. Minchia!

Perché ho voluto fare l’esempio dello scalpellino e dell’uomo di cultura (agiato) per dirvi come oggi non è cambiato nulla. Certi scrittori legati culo e camicia con la politica dalla quale ottengono, pubblicità e prebende, si guardano bene dal denunciare i mali che affliggono il nostro territorio, si guardano bene dal criticare chi comanda, anzi, chi comanda (non importa destra sinistra o centro) va bene se a loro va bene. A loro agio con Scopelliti e felici con Oliverio. Certo oggi, rispetto ad un Alvaro che volava alto è più facile spiegare quali siano le “tradizioni” dei calabresi. Sono le stesse che erano al tempo dello scalpellino e al tempo del grande scrittore, uguali: “Emigranti, sfruttati, poveri turlupinati dai politici e per ultimo (ma per primo) tutti, o quasi, ndranghitisti.

Quindi state alla larga da quanti vi dicono che tutto va bene e tutto funziona, perché sono quelli con la pancia piena che lo affermano. Sono quelli che difronte questo frantume vi parlano di fate. Sono i ruffiani che in fondo, sono quelli che: “sa cumpaciunu cu tutti”.

Futtitavindi!

Leggi tutto
Subscribe to this RSS feed

  • fb iconLog in with Facebook