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In Aspromonte
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I palmenti…spirituali

di Bruno Salvatore Lucisano - Continua la polemica sulla scelta di Bianco (RC), come capitale dei palmenti del Mediterraneo. I contestatori dell’idea, sostengono che a Bianco, in verità, non sussista alcun palmento. Nei comuni vicini invece, e in particolare a Ferruzzano ne esistono più di 700. Insomma, è stato come scegliere un comune di sordi, capitale della musica!

A tanti questa scelta può meravigliare, ma essendo il PD, diventato l’espressione più malefica della peggiore Democrazia Cristiana, a me (prenu e fijjatu), non mi meraviglia affatto questa scelta, anzi, mi conferma ancora senza alcun dubbio, che il partito dei benestanti (PD), che si riempie la bocca di popolo, di rosso ha solo il sangue…succhiato alla plebe.

Vorrei tanto scrivere quello che immagino, e spiegarvi (senza dubbio) il motivo di tale scelta, ma non potendo dimostrare quello che penso, mi tocca stare zitto. Perché poi, le malignità, per essere tali, debbono avere il loro fondamento. Qui, invece…immaginiamo.

Però muoio dalla voglia di raccontarvi una favola:

“Tanti anni fa, vivevano nel Castello di Catanzaro, tanti Principini che avevano dei feudatari sparsi per il territorio. Quest’ultimi agivano a volte in favore del popolo, a volte per il proprio tornaconto. I Principini, quando avevano qualcosa da assegnare, non potendola impartire a se stessi, si rivolgevano ai valletti dei vari paesi, per distribuire rendite o prebende. Nel Castello di Catanzaro, i principini si alternavano (più o meno) ogni cinque anni, appartenevano a varie e diverse famiglie nobili che col passare del tempo hanno perso l’originale scorza e si sono ingentiliti (sbucciati), se non altro, nella sacchetta, che una volta era piena di ideali e di bandiere rosse, ora è piena di soldi, di palmenti e di trappeti!”.

Certo che, se il sindaco di Ferruzzano si fosse chiamato Aldo (come l’On. Moro) e i palmenti, in luogo di 700 fossero stati, zero, la scelta sarebbe stata diversa. E se, a Brancaleone, invece di uno studioso e ricercatore (vero) come Orlando Sculli (insegnante di Liceo), vivesse un Professore Universitario del Nord, la scelta sarebbe ricaduta su altro feudo. Ma siccome i principini non ci sono più e nemmeno i feudatari, questa volta si è proceduto per sorteggio!

E come si sa, la fortuna è cieca e feudataria. E: ”Ognuno porta uva al suo palmento!”.

Non pensate che quanto quivi è scritto sia la verità. Questa appartiene ai Principini che, quasi sempre hanno ragione, sino a quando non si dimostri il contrario. Di solito, qui in Calabria, ogni cinque anni!

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Sognare non costa nulla

Quindi, Ruggero, per liberarci del lago di fogna davanti la casa di tua madre, dovremmo iniziare a sognare? Oppure, che so io, mettere una bella discoteca su una zattera? Mi spiace, sei fuori tema. Perché per sognare (senza acqua, senza luce, con le fogne e con i topi) bisogna avere tanta immaginazione, e tu, nel tuo scritto ne hai dimostrata abbastanza. Peccato che anche tu, sei uno dei tanti, scappato da questa Terra. Visto che volevi citare un qualcosa in dialetto, mi permetto di farlo io: “U parrari è arti leggia” e “U cunsijjari, non cunzuma sacchetta” (questo detto, è mio).

Quelle cose che sogni, ci sono state già da tempo in questo paese ma sono scomparse con le persone, le idee e le prospettive dei giovani, che come te, continuano a scappare via. Qua si parla di realtà. Cappuccetto Rosso con lo Scudo Crociato e col Garofano, questa Terra, se la sono già pappata, l’hanno oramai sbranata tutta. Ma forse hai ragione tu, bisogna sempre sognare, peccato però che bisogna pure vivere. Mai visto nessuno, sognare a stomaco vuoto… e con l’acqua minerale per la pasta. 

E poi, guarda che anche noi sogniamo, come te, ogni giorno: l’aeroporto a Reggio Calabria con gli aerei, l’Ospedale di Siderno e di Locri con i medici e gli infermieri, qualche strada, qualche binario ecc. ecc.

Un abbraccio e auguri per tua madre. Tu continua a sognare che le denunce le faccio io… (e forse le prendo).

Ti voglio bene (apposta non ti ho mandato a quel paese dove si sogna). Ma comunque, quando diventerò famoso (tra mille anni) faranno delle ricerche per vedere chi fosse “Il sognator Ruggero”,  e scopriranno che i suoi, di sogni, li ha realizzati fuori da qui. Tutti!

Ciao

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Bastava poco… per raggiungere il mare

di Bruno Salvatore Lucisano - È operazione vana trovare colpevoli. E vana è ogni giustificazione. Moltiplicare i se e i ma non serve a far tornare in vita nessuno. Purtroppo. C’era la morte in attesa e ha trovato il tempo e il luogo. La morte in quel posto transita una ventina di volte al giorno, e passa per pochi secondi. Poi c’è bisogno di tanta sfortuna per andare a incontrarla. Sarebbe bastato un pneumatico sgonfio, un piccolo tamponamento, due camion che s’incontrano sul Corso… per arrivare in ritardo all’appuntamento. Bastava fare una colazione più lunga…o più breve. Ma tutto è andato liscio, perché lei, la morte, era in attesa. E allora ci si chiederà perché la ferrovia in quel tratto è incustodita, ci si domanderà perché mancano pezzi di guard rail su quella strada che si ostinano a chiamare “statale” e che bene rappresenta lo S(s)tato in cui siamo e viviamo. Ma è operazione inutile cercare di opporsi al destino che stavolta (come tante) è stato orbo e vile. 

Servono preghiere, per una madre in coma che nulla sa (per ora) di quanto le è capitato. Servono milioni di abbracci, a una sorella, che si porterà per il resto della vita, attaccata alla pelle, questa vile tragedia. Serve al caro amico Tonino, tutta la forza che gli è rimasta (io so che gli è rimasta) per riprendere a vivere e amare.

 

È muto il paese perché non si può morire così, in questo modo. Non si può morire a quell’età.

 

Servirà tempo, tanto tempo, per mitigare il dolore. Servirà tempo, tanto tempo per cambiare le cose.

 

Stralunata è la morte, distratta e vile.

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