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In Aspromonte
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O migranti o briganti

L’alternativa è la stessa, quella di sempre, come una bestemmia, come una condanna. Noi non possiamo crescere e semmai volessimo riuscirci, dovremmo fare i conti con l’oste che, alla fine du cuntu, è l’unico che non si ubriaca mai. È l’unico che bada che le cose vadano come devono andare e, cioè, allo stesso modo. Nel modo in cui ci troviamo: senza lavoro, senza risorse, senza treni, senza strade… e senza speranza. E, in questo concetto, in questa maniera di vivere, è racchiusa la nostra impotenza, la nostra incapacità finanche a chiedere quello che ci spetta. Per diritto, per legge, per onestà. E, quei pochi che restano, che non sono briganti, si scavano, giorno per giorno e, a loro insaputa, una fossa o (visto che non si usa più), una più confortevole tomba.

Ma un giorno, viva Dio, finiranno i briganti e spero di essere vivo per guardare le vostre facce, quando non sarete più protagonisti, quando nessun giornale e nessuna Tv vi cercherà. Quando vi accorgerete che vi siete scelti un lavoro da eroi, ma di eroi non ce ne sarà più bisogno. Quando il mondo diventerà come quello che dite vorreste che fosse, ma, in realtà, se così fosse, voi non sareste chi siete. Mentite…mentendo!

Ecco, fino a ieri, le Tv e persino la BBC, venivano per Mimmo, Filippo e Nicola. Mimmo con i suoi migranti, Filippo con le sue tartarughe e Nicola con i non suoi briganti. Indovinate chi è rimasto? Il Dott. Nicola, i suoi libri e i briganti.

Era ritornata a vivere la stazione ferroviaria dopo la chiusura per mancanza di treni e viaggiatori. Era ritornata a vivere, specie nel periodo estivo, con la creazione di un centro per l’assistenza alla tartarughe ferite. Un ospedale. L’unico funzionante sulla fascia Ionica. Era tornata a vivere grazie all’intuizione del povero Filippo Benavoli.

Da ieri non c’è più il centro, né le tartarughe, né la stazione. C’è l’ennesima casa disabitata vicino ai binari. C’è il nulla.

Non c’è alcuna speranza per questa Terra. Nessuna!

L’unica tartaruga rimasta è quella disegnata sulle mattonelle della piazza, calpestata dai ragazzi che giocano al pallone. Calpestata dalla inazione degli uomini.

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La cura del mostro di Casignana

Ma perché scrivi? Per chi scrivi? La gente se ne fotte! Ci avvelenano l’acqua e l’aria… e nessuno muove un dito.

E allora qualcuno prova a scrivere, a protestare. Forse non serve a nulla se non a placare la rabbia.

Ma allora che facciamo, stiamo zitti, aspettiamo? Aspettiamo chi?

Ma quando arriva la notizia, quella che agognavi da tempo, quella per cui hai lottato, quella per cui non hai dormito. Quando trovi una giustificazione a quei fogli di carta riempiti d’inchiostro, senza sapere chi li legge e quanti li leggono. Digrignando i denti davanti a chi ti ripete: chi te lo fa fare?

Quando arriva la notizia, per un attimo, solo per un attimo, ti accorgi di aver trovato una giustificazione alla tua esistenza. Per un attimo, ti senti vivo e importante. Per un attimo, solo per un attimo, hai tolto i piedi che facevano da parrucca alla tua testa piatta.

Per un attimo, solo per un attimo, hai dimostrato all’arroganza, alla prepotenza, che ci sono degli argini, delle barriere che non sono valicabili.

Hai dimostrato che in fondo, nel più profondo, c’è qualcosa di più importante dei soldi, della fama, della ricchezza. Hai dimostrato di essere un padre premuroso e un figlio fedele a questa Terra.

Finalmente metteranno mano alla bonifica della discarica di Casignana. Finalmente ci sono i soldi.

Fiero di aver partecipato con la mia coscienza alle battaglie del giornale “InAspromonte”. Per stavolta, l’inchiostro sarà indelebile.

Per una volta, forse, non ho sprecato il tempo assegnatomi!

Per una volta, forse, non ho sprecato un dono di Dio!

Per una volta, forse, non ho sprecato il mio voto.

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Il comandamento della felicità

di Bruno Salvatore Lucisano - Se riflettete bene, vi accorgerete che tutti i Comandamenti, o quasi, si riassumono nelle parole: ”Amerai il prossimo tuo come te stesso”. Il problema è quando uno non ama se stesso, e tutto quanto capita non è altro che il frutto del malessere che accompagna gli uomini. Anche quando sono i più ricchi, i più potenti. Non amano se stessi perché sono infelici, perché credono di poter star meglio con qualche milione in banca…staranno meglio sì, ma economicamente non certo spiritualmente. Va bene, i soldi non fanno la felicità, ma a questa affermazione, Peppi Scapparruni, rispondeva così: “Mancu i debiti”. Era un modo per dire che difficilmente, le difficoltà, i pensieri, le malattie e quanto la vita ci riservi, possano dare la felicità. E allora ci sarà un modo per trovarla la felicità? E sennò, ci sarà un modo per cercarla? Ci sarà un modo per mantenerla nelle tragedie? Ci sarà un modo per non perderla?

Se conoscessimo tutti la maniera per cercarla, probabilmente riusciremmo a trovarla…e allora?

Credo che come tutte le cose, anche la felicità alberga dentro di noi, e sta nelle piccole cose, nella vita di tutti i giorni. Sta nella carezza di una mamma, nel sorriso di un bambino, nei colori del cielo. Sta in quell’infinito d’acqua che hai la fortuna di guardare, quando ti affacci alla finestra. Sta in quella palla rossa che tutti i giorni emerge dal mare e infuoca l’orizzonte infinito. Sta nella tua mente, se però riesci a trovare qualcuno in cui credere. Qualcuno a cui puoi affidare i tuoi pensieri e i tuoi tormenti, le tue gioie e le tu ansie. C’è sempre, basta cercarla. La vedrai anche nelle notti più buie. In un letto spinato. La felicità è nella vita, perché è vita.

Troverai la felicità se alberga in te la speranza. Troverai la felicità se non smetterai mai di cercarla.

E quando l’avrai trovata, la tua più grande felicità, sarà quella di poterla cercare ancora. Sarà quella di poterla spiegare agli altri. Sarà il trucco per vivere meglio, per vivere in pace.

Ecco, la felicità non è altro che un trucco, una finzione. Diventa un mago…e fingi. E ridi, ridi sempre, anche se ti dovessero prendere per scemo. Ridi come uno scemo perché lui è sempre felice. La nostra infelicità sta nel voler capire tutto e di voler dare a tutto una spiegazione.

Certo poi c’è quello che dice. “Siamo nati per soffrire”. Questo è un altro scemo, quello pericoloso, non dargli retta…e fatti una risata.

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