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Serpente contagioso, al tempo del Coronavirus

  •   Cosimo Sframeli
Serpente contagioso, al tempo del Coronavirus

di Cosimo Sframeli - Conosco benissimo questo tipo di personaggio e lo considero veramente pericoloso. In genere, riesce sempre a farla franca perché è un attore consumato, capace d’ingannare anche le persone più esperte. La sua caratteristica principale è di essere un moralista totalmente privo di senso morale. In pratica è un inquisitore, ma soltanto verso gli altri. E’ veramente difficile che ammiri o elogi qualcuno. Nei suoi amici, vicini di casa, concittadini, ammalati, vede solo difetti, mancanze, errori. Perciò insinua, condanna, invoca ogni momento giustizia e punizioni esemplari. Nello stesso tempo ruba, imbroglia, mente, opprime, tesse intrighi, inganni. Ma si auto elogia, si pavoneggia, fa di tutto per convincere gli altri della sua bravura e della sua rettitudine. Tutto questo lo fa recitando e si può, perciò, applicare a lui il detto del Vangelo: “vede la pagliuzza nell’occhio del fratello e non vede la trave nel proprio”. Sa benissimo di essere un lestofante e sa benissimo che le persone da lui accusate non hanno fatto nulla di grave. Lo sa ma recita la parte della persona buona, onesta, simpatica che lotta contro i malvagi. Brama per avere potere, successo, ma soprattutto per il piacere di manipolare gli altri, di ingannarli, di tenerli in pugno. Quando accusa qualcuno innocente e convince l’interlocutore pensa fra sé e sé: “Com’è imbecille questo qui, vedi come riesco a manipolarlo!”, e si sente potente, importante, invincibile. Il Serpente prova piacere quando compie un’azione malvagia e riesce a nasconderla, facendo credere che cattivi siano gli altri. Per questo motivo egli è così crudele, spietato verso tutti coloro che non ubbidiscono prontamente, che non lo servono, che vogliono pensare con la propria testa. E per tenere in piedi questa falsificazione della realtà ha bisogno di complici, certamente non di uomini.  

Ma la maggior parte delle persone prova piacere solo quando agisce bene e vede che la sua capacità è riconosciuta. Quando è meritevole e il merito apprezzato.

Il più grande disastro della Calabria è il modello educativo. La nostra gente avrà sempre e comunque più difficoltà degli altri, che vivono altrove, per riuscire ad ottenere gli stessi risultati. Il rispetto nelle relazioni umane, l’amore per la vita, propria e altrui, non si coltiva in astratto ma crescendo accanto ad adulti, ricchi di esperienza e di sogni, innamorati della vita. Ciò nondimeno, la nostra comunità avrà grande difficoltà a liberare la sua grande forza del bene nascosta abilmente dal male


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