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La Calabria assassinata dal potere locale

  •   Gioacchino Criaco
La Calabria assassinata dal potere locale

di Gioacchino Criaco - La necessità dei servizi televisivi, per mostrare lo scempio della sanità calabrese, non c’era. Tutti ne siamo al corrente. Da sempre. Un po’ più, un po’ meno, non c’è settore pubblico calabrese che non versi in condizioni simili. Viabilità, scuola, giustizia, amministrazione piccola o grande che sia. Dovunque si entri in ciò che è di tutti se ne esce smarriti. Tanti, troppi hanno tradito. Schiere di noi calabresi abbiamo messo la nostra terra sotto i piedi, non c’è stato nemmeno bisogno di un intervento da fuori, si sono limitati e si limitano a raccogliere i cocci dei disastri indigeni e a ghermire le vite giovani e i cervelli buoni per portarseli via. E anche se spesso si dimenticano di dire che grazie alle macellerie nostrane godono delle nostre spoglie ad altre latitudini è solo con noi che dobbiamo prendercela. Di centinaia di milioni di euro divorati dalla sanità, una buona metà partono con i nostri malati in cerca di speranza altrove. Nei grandi lavori i leoni calano da terre lontane. La Calabria è un sacco immenso, dentro ci mangiano lupi calabrotti e fiere d’altrove. I calabresi, ignavi, tengono aperto il sacco. La verità è lampante, il potere locale a cui lo Stato ha concesso di farsi classe dirigente si divora le risorse: una parte la concede fuori perché il flusso non si arresti, un po’ di frattaglie le concede ai picciotti perché si prendano le colpe dell’intera rapina, perché intimoriscano le proteste e perché alzino polveroni che obblighino investigazioni e intelletti a occuparsi solo di loro. E poi una polvere fine di pane raffermo sparsa a volo alto sulle bocche spalancate dei pennuti calabresi. È il potere locale che controlla i gangli amministrativi, che sta a capo degli uffici pubblici, che dirige ogni spartizione. La ‘ndrangheta serve, e si paga i servigi, tradisce il popolo e per far da palo si fa pagare lautamente: a volte alza la voce, si fa più arrogante, tira sul prezzo. Ma la mafia è sempre stata subordinata a un potere, la sua vocazione è parassitaria, non anti e non sostitutiva. Il meccanismo infernale per cui a capo del male c’era la mafia ha consentito all’organismo che se la è coccolata nel ventre di proseguire con la propria devastazione. E la signoria che controlla il bene pubblico è sempre stata chiamata a interpretare la realtà, a risolvere il problema. Quando il problema vero della Calabria, da sempre, è la sua classe dirigente messa a capo di ogni risorsa pubblica. Data la dimensione del dramma, la soluzione è complicata. Per provarci bisogna però dedicarsi al problema partendo dalla causa. Continuando a concentrarsi sugli effetti si continuerà a garantire lunga vita al mostro vero. 


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