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Il mondo è di tutti

  •   Gioacchino Criaco
Il mondo è di tutti

Perlomeno, avrebbe dovuto esserlo. Poi è sempre appartenuto alle bestie più forti. Che nel caso dell’uomo, all’appropriazione si è dato un contesto di regole per legittimarne l’uso in proprio. Ma non è che ciò che sia conforme alla legge sia, sempre, giusto. Chi l’ha creata la terra non può aver pensato a figli e figliastri –ad alcuni sì e ad altri no. Legittimità e giustizia coincidono poche volte. Nemmeno bontà e giustizia vanno sempre di pari passo. Che però la giustizia secondo natura è un principio assoluto e regole e sentimenti stanno nella variabilità. E pure rivolta e pagnotta stanno sovente in contrasto, che se è naturale ambire ai beni materiali, la rivoluzione a volte risponde a regole di giustizia e altre a convenienze di parte. In Italia, l’unica rivoluzione vera è stata, forse, quella di Spartaco, che mirava a sovvertire un sistema per soddisfare la giustizia. Poi, anche le rivolte più nobili, sono quasi sempre state di una parte, non per sovvertire il sistema: per dirigerlo. E oggi, la rivolta in atto è per la pagnotta, non per la giustizia: per sostituire la classe dirigente, non per far saltare il sistema. Per togliere un po’ a quelli che hanno tanto e darne a chi ne ha meno, che in se sarebbe una cosa giusta, se la redistribuzione fosse per tutti. Ma non lo è, perché non si vuole dare a tutti. Si dà ai cittadini della nazione. I cittadini del mondo si cerchino porti adatti. E il mondo alcuni se lo sono preso e ci hanno fatto leggi per darsi una proprietà legittima. La questione non è il buonismo o il cattivismo, ma l’uscita dall’ipocrisia del sentirsi legittimati al sopruso. Il fatto di avere la forza di stare meglio degli altri, e a danno degli altri, non fa di noi dei giusti. Che magari se gli altri avessero più forza di noi farebbero lo stesso con noi. E con gli italiani molte volte la forza della legge nazionale è stata utilizzata come sopruso. Ma noi siamo di memoria ottusa. L’Italia del dopoguerra è stata del molto ai pochi e poco agli altri, che con un sentimento e una lotta di sinistra hanno strappato un’ampia concessione di diritti. L’Italia degli anni a seguire dopo il 68 al 77, è stata quella dello smantellamento dei diritti conquistati, col condono tombale delle garanzie dei lavoratori operato dal berlusconismo e dal renzismo. Leghisti e stellisti legano l’egoismo del nord stellandolo alla fame del sud, ma la loro rivolta sembra muoversi sulla strada della pagnotta non su quella della rivolta. Perché la rivoluzione non può vivere solo di fame, deve avere un cuore carico di idee, deve avere una testa che abbia in mente una visione del mondo. Poveri e ricchi ragionano solo col portafoglio, e il mondo dei deboli deve trovarsi un porto per non finire in fondo al mare. Sì, la questione non è buono o cattivo, di legittimo o fuori regola. Ma giusto o ingiusto, di Giustizia secondo natura.    


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