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Il dia(vo)letto e il linguicidio

Il dia(vo)letto e il linguicidio

di Bruno Salvatore Lucisano - L’estinzione completa di una lingua avviene quando non rimane più alcuno che la parla e/o la scrive. L’estinzione linguistica riguarda tutte le lingue, inclusi i cosiddetti dialetti. Quando un dialetto non viene più parlato in casa, per strada, durante le attività sportive e quando non viene promosso dalle scuole, dalla politica, inesorabilmente muore. E non muore di morte naturale, come potrebbe sembrare (considerata l’estinzione di centinaia di lingue) ma muore per nostra colpa, esattamente come avviene per tutte, o quasi, le tradizioni.

Nel caso del dialetto si può quindi parlare, senza ombra di smentita, di linguicidio. Un termine, questo, che è sconosciuto anche al correttore automatico del pc, che me lo segna in rosso. Ma esiste eccome e, non è altro, che l’omicidio dei dialetti, dei vernacoli.

Prima c’era (e non c’è più) chi s’interessava alla divulgazione del dialetto attraverso la poesia popolare, il compianto professor Pasquino Crupi. Ora i poeti che hanno perso questa preziosa guida, per divulgare il dialetto, si sono riuniti in una Associazione. Insomma una sorta di cooperativa che aiuta, con i versi, a mantenere vivi dialetto e tradizioni.

E qui (anche qui), si consuma il linguicidio del nostro dialetto che invece di scriverlo in modo corretto, si è pensato di scriverlo come il dialetto veneto, e cioè troncando le parole con un susseguirsi di apostrofi e accenti che se solo qualcuno si azzarda ad avvicinarsi, abbandona subito la partita perché si accorge di avere davanti una lingua come il Cinese Mandarino o il Polacco.

Vorrei però che fosse chiaro, che il mio riferimento (critica) è solo al modo di scrivere il dialetto da parte della cooperativa dei poeti e non ai contenuti. Ci mancherebbe! Quindi mi aspetto che i colpi di fucile che arriveranno, siano indirizzati solo alla scrittura, e non altro…

Del resto, io non so scrivere l’italiano e quindi…

Buon dialetto e buona poesia a tutti. Intanto aiutatemi a scrivere i termini che seguono in dialetto:

Gujji (capre senza corna) – Gujji (acqua che bolle) – Gujji (aghi).

Grazie.


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