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Cari sudici il destino non esiste

  •   Gioacchino Criaco
Cari sudici il destino non esiste

di Gioacchino Criaco - E se volete alibi, giustificazioni, ne potrete trovare a centinaia. Ingiustizie ne abbiamo subite infinite, ma è questa la regola, che non esistono poteri buoni è noto, il potere non riconosce diritti, concede libertà che il popolo gli estorce. E un popolo finisce quando si arrende, la nostra resa già s’intravede dietro l’angolo dell’ultimo muro costruito con i mattoni della viltà. Chi comanda sarà cattivo, ma noi non siamo buoni. No, la colpa non è degli altri se noi sudici continuiamo a caricarci di valigie e partire. Siamo noi a non esserci conquistati la scelta, la possibilità di restare, per chi lo volesse, e di andare in modo dignitoso per chi ne avesse voglia. E che ci scannano da secoli è noto, ma i migliori di noi sono morti da tempo con la spada in pugno, noi siamo la semenza dei vinti, di quelli che si sono piegati. Noi siamo quelli che abbiamo accettato di misurare la vita con regole che ci sono state imposte. E rivoltare il tavolo non è cosa da poco, siamo convinti che per noi sia giusto quello che un mondo opposto al nostro ci ha insegnato. Siamo bestie da carne, latte e lana, li diamo volentieri per un benessere stupido, di cui noi bruchiamo le briciole. Ci dicono che tutti possiamo arrivare in vetta, e a parte che in cima non ci arriveremo mai davvero, e che tutti non vi potranno mai salire. Chi lo ha stabilito quale sia la vetta, e perché deve essere buona per noi?

Il fato è una balla per come ce lo stanno raccontando, tutto s’innesca e accade per come agiamo. Le azioni responsabili costruiscono il destino. E fra le ingiustizie grandi che ci hanno fatto, quelle dei paesani sono più grandi di quelle dei forestieri: ci hanno convinto che il passo è segnato, tanto vale accomodarsi in una capanna di frasche e fango e attendere che i torrenti ci portino al mare e le corriere ci menino a nord. E forse noi sudici ci stiamo caldi in questo piagnisteo. Lacrime e lamentele sono le prerogative dei vinti, le balle peggiori. Ma il destino è la bugia più grande che ci raccontiamo, noi dovremmo saperlo chi siamo, noi dovremmo saperlo di essere figli di chi chiedeva la pece ai pini rivestisti della grazie degli dei e i pini li difendeva con la spada in mano. il nostro mondo è stato un mondo dignitoso fino a quando è stato un mondo aperto, che ha vissuto con le regole della solidarietà e della responsabilità. Un mondo forgiato a lama di zappa e a lama di spada.


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