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Beppe Grillo e gli ultrasessantenni

  •   Franco Borrello
Beppe Grillo e gli ultrasessantenni

L’infelice uscita di  Beppe Grillo che propone di togliere il voto agli ultrasessantenni mi ha richiamato alla memoria l’impietosa asserzione con cui, in mancanza di altri argomenti, si cercava di chiudere la bocca agli anziani  quand’ io ero bambino: facivanu bonu na vota chi a sessant’anni nci tagghjavanu la testa!

Agli imbecilli di ora e di allora forse potrebbe essere utile la favoletta che segue:

Re Bestia

Tanto tempo fa, ai tempi di una volta, c’era … Chi c’era? C’era un Re di corona che per intelligenza l’asino gli passava tre punti, ma voleva fare qualche opera  grandiosa o qualche riforma significativa ché tutti ricordassero il suo nome. Pensa che ti pensa, pensò la bestia che era: fece buttare un bando che diceva così:

“I vecchi sono un peso per la società! A tutti i cristiani che hanno superato i sessant’anni sarà tagliata la testa”. E questa era la grande riforma! Le guardie andavano in giro per il regno e tutti quelli che avevano più di sessant’anni li mettevano in prigione in attesa di tagliargli la testa.

Per quanto riguarda la grande opera, dovete sapere che questo Re, che era molto ricco, aveva pensato  di farsi fare un bastimento tempestato d’oro e pietre preziose con le vele di broccato ricamato d’oro.

Quando fu pronto, prima di vararlo, il Re fece chiamare tutti i suoi sudditi a Palazzo Reale per vedere le meraviglie di quel bastimento.

C’era un contadino, un certo Cola, che teneva suo padre di settant’anni chiuso in un cassone per non fargli tagliare la testa e la notte lo faceva uscire e gli raccontava quello che succedeva nel regno.

Quando gli raccontò che doveva andare a Palazzo Reale per vedere il bastimento del Re, il padre gli disse: – Davanti al Re, dovrai dire così: “Vali cchiù n’acqua di Maju e d’Aprili, chi lu to’ bastimentu cu tutti li vili”.

Così fece. Mentre gli altri sudditi lodavano le meraviglie di quel bastimento, lui disse al Re: «Vali cchiù n’acqua di Maju e d’Aprili, chi lu to’ bastimentu cu tutti li vili». A sentir questo il Re imbestialì e lo fece incatenare mettendolo a pane e acqua.

Quell’anno, combinazione, ad aprile e maggio non piovve: i raccolti furono molto scarsi ed il Re, per comprare grano nei regni vicini, dovette vendere il suo bastimento e non gli bastò nemmeno.

Il Re che era quella bestia che era, ma aveva il pregio, raro in chi comanda, di riconoscere il proprio torto, si ricordò di Cola e lo fece portare al suo cospetto.

– Avevi ragione tu – gli disse. Se ci fosse stata una pioggia ad aprile ed una a maggio, i raccolti sarebbero stati abbondanti e non avrei dovuto vendere il mio bastimento. Ti lascio libero! Ma spiegami: come mai tra tanti sudditi ci hai pensato solo tu?

– Per la verità è stato mio padre che ha settant’anni e lo tengo nel cassone, che mi ha suggerito di dirvi in quel modo.

Allora il Re capì che i vecchi anche se non lavorano più, con la loro saggezza e la loro esperienza, possono sempre dar buoni consigli e disse a Cola di far uscire senza paura suo padre dal cassone ché non lo toccava nessuno. Poi fece aprire le prigioni e tutti i vecchi poterono uscire e tornare a casa.

Comunque anche se non tagliò la testa a nessuno, riuscì lo stesso a lasciare ai posteri un ricordo di sé ché la bestialità che stava per fare la raccontano ancora oggi.

Francesco Borrello

Tratto dal libro dello stesso autore: “Fiabe senza orche e senza fate”, 1993, Ed. Periferia, Cosenza.


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