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Oh cara Samantha che ci guardi da lassù

  •   Maria Rosa Rechichi
Oh cara Samantha che ci guardi da lassù

Oh cara Samantha che ci guardi da lassù

ti ho vista domenica sera, staccare i piedi da terra e schizzare verso il blu sempre più scuro, allontanarti col sorriso stampato dietro il casco da astronauta. Sorriso che si faceva sempre più grande, direttamente proporzionale all’allontanamento dalla Terra e all’avvicinamento allo Spazio; sorriso che testimonia il tuo WOW! quotidiano per ogni cosa nuova che scopri a bordo della stazione spaziale. Ti chiamerei Samantha Wow!

Oh cara Samantha che ci guardi da lassù

che bello che è stato vederti partire! Ma sai che stavo rischiando di non vederti? Si, perché ho cercato in tv una diretta curata dalle redazioni dei tg più famosi e niente! Poi ho pensato che forse dovevo cercarti tra i canali del digitale e infatti ti ho trovata lì, nel canale della nostra tv di Stato dedicato alle news. E meno male! Chissà quanta gente ti ha cercato sulla rete ammiraglia e non ti ha potuto vedere! Un servizio pubblico a metà, che dire…

Oh cara Samantha che ci guardi da lassù

da quando sei partita ti penso spesso. Perché la tua partenza non è stata una di quelle che si possono vedere ogni giorno in porti, stazioni, aeroporti. La tua partenza è stata la materializzazione di un grande sogno. Credo che ogni bambino, quando gli viene chiesto “Cosa vuoi fare da grande?”, risponda con parole che sono grandi sogni. Chi dice “voglio fare l’archeologo” in realtà pensa “sogno di fare l’archeologo”, e non lo dimenticherà mai.

Oh cara Samantha che ci guardi da lassù

ho sentito una tua zia in tv che raccontava di te, subito dopo il lancio della Soyuz. Diceva che tu, da piccola, alla domanda rispondevi: “Voglio andare sulla luna”. Ecco, tu sognavi di andare sulla luna e adesso possiamo annoverarti tra i pochissimi che il sogno del “voglio fare da grande” lo hanno realizzato. Non senza sacrifici, certo, ma con la determinazione che sempre ti ha contraddistinto, come hanno confermato anche i tuoi insegnanti.

Oh cara Samantha che ci guardi da lassù

tu forse non lo sai, ma noi donne ti stiamo guardando da quaggiù. Sei un simbolo per noi. Sei l’unica italiana che sia riuscita a sfondare il tetto di cristallo, e non solo in senso figurato. Tu sei lassù non per giocare sulla giostra in assenza di gravità, ma per fare esperimenti scientifici di grande importanza. Una donna italiana che sta facendo ricerca nello spazio. Che solo a scriverlo e leggerlo mi viene la pelle d’oca, tanto da darmi i pizzicotti per capire se, per caso, sono in fase REM. E pure guardo sul web le immagini da satellite per esser certa che l’Italia sia ancora lì.

Oh cara Samantha che ci guardi da lassù

nei sei mesi in cui starai nella missione spaziale noi seguiremo le tue gesta, come seguimmo le gesta degli eroi. Leggeremo il tuo diario di bordo, guarderemo le foto che ci mandi, imprimeremo nella nostra mente e nel nostro cuore ciò che ci dirai, ciò che ci darai, ciò che ci mostrerai. Così da non dimenticarti, così da poterti tenere in memoria oggi e poi domani. Così da poterti raccontare come la prima donna italiana ad essere andata nello spazio. Samantha Cristoforetti, proprio lei, proprio tu.

Perché sai, oh cara Samantha che ci guardi da lassù,  non è tanto questione di ricordare, quanto questione di raccontare.