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Oh cara Roma che sei vestita di Grande Bellezza

  •   Maria Rosa Rechichi
Oh cara Roma che sei vestita di Grande Bellezza

Oh cara Roma che sei vestita di Grande Bellezza

ti ha cantato il poeta, ti ha cantato il musicista, ti ha cantato il regista, ti ha cantato l’attore. E poi il cantastorie, e ancora il ballerino. E pure l’archeologo, lo storico, il ricercatore. Ti ha dipinto il pittore, ti ha scolpito lo scultore. Architetti e ingegneri hanno espresso in te i migliori estri. Ti hanno ammirato da ogni parte del mondo. Forse dall’universo tutto.

Oh cara Roma che sei vestita di Grande Bellezza

delle tue gesta si narra sin dalle pagine della Bibbia. Di te raccontarono egregiamente gli scrittori, di te discussero argutamente i filosofi, da te emanarono leggi i giuristi, da te scaturirono precetti i religiosi; da te ebbero inizio usi e costumi. Culla di civiltà ti appellarono da ogni parte del mondo. Forse dall’universo tutto.

Oh cara Roma che sei vestita di Grande Bellezza

È così che ti ritroviamo nei canti. Non devi “far la stupida stasera”, i turisti ti salutano con un “arrivederci Roma”, qualcuno ti ringrazia che “ci fai piangere abbracciati ancora” e rimane incantato davanti alla “maestà der Colosseo e la santità der Cupolone”, qualcun altro ti chiama “puttana per quattro dischi un gatto e una serata strana”. Così nelle odi, nei libri, nei quadri, nei film, in teatro. Che Grande Bellezza!

Oh cara Roma che sei vestita di Grande Bellezza

sei sempre nelle nostre parole. Ti ritroviamo grande, immensa, caput mundi. Poi ti incontriamo sulla via che tutte le strade portano a te. Per non parlare di quelli che vengono da te e non vedono il Papa. Che, d’altro canto, non sei stata costruita in un giorno. Certo è che chi viene da te la poltrona non la perde più. Non passa giorno, sai, che non ce ne ricordiamo.

Oh cara Roma che sei vestita di Grande Bellezza

Finalmente le tue catacombe son venute alla luce. I tuoi sotterranei segreti hanno visto la superficie. Scava oggi, scava domani, scavo dopo scavo; tra una comunicazione, una telefonata, una lettera, un incontro, una cena e qualche stretta di mano… con paziente attesa ti han fatto emergere l’indicibile, l’inimmaginabile, l’assurdo-anche-da-pensare.

Oh cara Roma che sei vestita di Grande Bellezza

oggi ti penso e la mia mente ha un’unica melodia che le parla di te. Un soffio di Vacanze Romane mi sussurra dentro Roma dove sei? Eri con me. Oggi prigione tu… Roma antica città, ora vecchia realtà…e non sai che pensa mi fai…tu con il cuore nel fango… La tua parte la fai, ma non sai che pena mi dai… E mentre ti vedo decadere come una lupa ferita a morte, ti sogno risorgere come una fenice dalle proprie ceneri.

Perché vedi, oh cara Roma che sei vestita di Grande Bellezza,  non è esattamente questione di agonia e morte, quanto questione di rinascita e risurrezione.