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In Aspromonte
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Mendicino (Cosenza). Si conclude sabato 25 maggio la XV edizione de "Incontro con l’Autore"

I giovani critici letterari della XV edizione de Incontro con l’Autore – Fondazione Carical.

Si conclude con l’attesa manifestazione finale la XV edizione de Incontro con l’Autore. Al Parco degli Enotri di Mendicino (Cosenza), sabato 25 maggio 2019 alle ore 10.30, oltre 300 studenti di istituti di istruzione superiore calabresi e lucani incontreranno gli autori del panorama letterario nazionale le cui opere hanno recensito come autentici critici letterari, grazie all’opportunità offerta dalla Fondazione Carical che, ogni anno, dà in omaggio i volumi alle scuole che aderiscono al progetto.

L’iniziativa – afferma il professor Mario Bozzo, Responsabile del progetto – mira, come ho più volte sottolineato, a incentivare nei giovani il gusto e la passione per la lettura di cui oggi si avverte l’urgenza, se è vero che il corretto uso della lingua italiana sta diventando soltanto una memoria dei tempi andati. Leggere è importante non solo per accrescere le conoscenze, ma anche per acquisire un bagaglio linguistico che consenta di parlare e di scrivere in maniera corretta e con un lessico accurato. Insomma,  la Fondazione  vuole dare un contributo serio al superamento di una grave emergenza che è ormai sotto gli occhi di tutti. E lo fa in solidale sinergia con le scuole, che a questo compito istituzionalmente sono chiamate.

Numerosi gli elaborati pervenuti ed entusiastico il desiderio di conoscere e confrontarsi da vicino con gli scrittori che saranno presenti all’incontro: Francesco Bevilacqua, con Le fantasticherie del camminatore errante(Rubbettino); Maria Letizia Guagliardi, autrice assieme a Francesco Carannante del memoir Sulla linea… la mia vita dietro le sbarre (Ferrari); Paola Mastrocola, con Leone (Einaudi; Bernardo Migliaccio Spina, con Coraìsime (Rubbettino); Sara Rattaro, con Andiamo a vedere il giorno (Sperling and Kupfer). Durante la cerimonia finale saranno consegnati targhe ed attestati di riconoscimento alle scuole partecipanti e agli studenti vincitori. Gli elaborati migliori saranno pubblicati sui due quotidiani partner dell’iniziativa, Gazzetta del Sud e Il Quotidiano del Sud.

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CaiReggio. Sabato 27 aprile sarà presentato il libro di Francesco Bevilacqua “Le fantasticherie del camminatore errante”

  • Published in Eventi

Sabato 27 aprile 2019 alle ore 18:00, presso la sede del Club Alpino Italiano sezione Aspromonte di Reggio Calabria, sarà presentato il libro di Francesco Bevilacqua “Le fantasticherie del camminatore errante” edito da Rubbettino.
Francesco Bevilacqua ha svolto un’intensa attività di studio e di divulgazione sulla Calabria usando un inedito metodo comparativo che mette insieme letteratura, geografia, storia, antropologia sociologia. Descrive il suo modo di viaggiare come stanzialità errante, ha percorso più di 38.000 chilometri a piedi nelle montagne calabresi, dal Pollino all’Aspromonte, individuando centinaia di inediti percorsi pedestri.
L’incontro, dal titolo Montagne: dall’escursione al pellegrinaggio, rientra nel ciclo delle conferenze previsto dal programma sezionale 2019.

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Il potere dei luoghi

Attraversare Cirella è come penetrare un mondo, come passare nell’aldilà. Le vedi da lontano, le montagne. Torri, picchi, gole. Rocce grigie, rosa, di graniti, scisti e strani conglomerati che paiono sabbia grossolana raggrumata. Con pennellate di licheni, gialle ed ocra. Boschi di lecci, roverelle, farnetti, sino alle faggete delle sommità. Le vedi dalle lingue detritiche delle fiumare e dalle colline calancose che stanno subito alle spalle della costa ionica. Per accedere a quel mondo, a quell’aldilà, devi superare i paesi. Case aggrappate a qualche “laccu”, i pianori terrazzati che talvolta interrompono le linee abrupte dei rilievi. A Cirella di Platì, puoi infilarti in stretti budelli fra le case, oltre le quali ti trovi improvvisamente sotto quelle forme fantastiche. Fra i Tre Pizzi, il Pinticudi, il Macalandrà a destra, e Rocce degli Smaleditti, Rocce dell’Agonia e Aria di Vento a sinistra. Devi alzare il naso all’insù per vedere Monte Jacono. Storcere il collo all’indietro, schiacciare la cervicale. E non penseresti mai di poterci salire su in direttissima se non ci fossi già stato tanti anni fa. Quando andavi su, solo perché t’era presa la fissa di seguire le capre. Oggi è un pastore ad indicarci “u viuolo”, ripido e sdrucciolevole, dove sono passati gli animali. E subito è come avessi preso un ascensore trasparente. Che ti spalanca, sotto, le gole di Abbruschiato e lo skyline fiabesco di Monte Pinticudi. E vedi gheppi andare e venire dalle pareti verticali, sberciate, tagliate da fenditure paurose. E sali lungo una cresta pazzesca che ti apre anche l’altro versante. E con cautela giungi sull’anticima. E il vento ti assale furioso. E vedi la rupe nocchieruta della vetta. E giri lo sguardo tutt’intorno. E il paesaggio è una vertigine. Pensi che non puoi tirare la corda con gli atri “erranti”, ignari e attoniti di fronte a tanta potenza. Soggiogati: ecco la parola giusta. Siamo soggiogati, incantati, intimoriti. Questa parte dell’Aspromonte ti fa perdere il respiro. Non è solo per le forme. Non è un fatto estetico. E’ perché sai che quel dedalo di abissi e di rupi, quel labirinto di foreste, per secoli, è stato battuto dagli uomini. Di cui oggi restano gli epigoni di una cultura, di una civiltà. In basso a sinistra, sotto quello che Caterina ha chiamato “the wall”. C’è uno stazzo e un piccolo “laccu”, con qualcuno intento a lavorare. E’ il momento di scendere. Non è facile aggirare la serie di muri obliqui che potrebbero sbalzarti giù in men che non si dica. Diventa un’erranza. Ecco un terrazzo con i resti di un rifugio di pietre. Dev’esserci un sentiero laterale che porta verso lo stazzo. Ma in mezzo ci sono frane e canaloni. Passiamo come anime pencolanti nel vuoto. Ci accoglie la dolcezza dei capretti dagli occhi acquosi, lasciati al sicuro nel loro caldo ricovero. Il resto del gregge è chissà dove a scorrazzare fra le ginestre spinose e le eriche. Lo stazzo, come immaginato, ha una via comoda che scende verso la valle. Riconosco la stradina. Una curva ed eccoci nel bel mezzo di una rovina incaica. Non piramidi e templi, ché qui nessuno ha mai visto ori e ricchezze. Ma delle case che s’affacciano come un piccolo Machu Picchu sulle gole della Ficara Ianca. Uno dei luoghi più belli al mondo! Il Colaciuri, visto da qui, è un altro Pinticudi, una piramide, lui sì, ma naturale. E poi un semicerchio di rupi e valloni. Sovrastati! Qui siamo sovrastati. Ciò non di meno, eccoci a percorrere la mulattiera scavata nella roccia che ci porta a vagare nelle gole di Malacaccia. Per ore, persi nei nostri pensieri fusi con il potere dei luoghi. 
Nelle immagini: scorci di Monte Jacono e delle gole della Ficara Janca, Aspromonte orientale, Calabria.

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