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Melito: Arrestati quattro componenti della cosca Iamonte

I Carabinieri di Reggio Calabria, in esecuzione di due diversi provvedimenti restrittivi, hanno arrestato con l'accusa di associazione per delinquere di tipo mafioso quattro persone, presunte affiliate alla cosca di 'ndrangheta degli Iamonte, che ha la sua base operativa a Melito Porto Salvo, nel reggino. Gli arrestati sono Carmelo Iamonte, 49 anni (nella foto), Gianpaolo Chilà, 36 anni, ed i cugini Bartolo e Francesco Verduci, di 28 e 26 anni.

I primi due sono stati arrestati il 16.07.2014, in esecuzione di un Decreto di Fermo di Indiziato di Delitto emesso dalla Procura Distrettuale di Reggio Calabria, convalidato dal locale G.I.P. il 20.07.2014, che ne disponeva la custodia in carcere. Gli ultimi due, invece, sono stati tratti in arresto il 22.07.2014, in esecuzione di un'Ordinanza di Applicazione di Misura Cautelare emessa dallo stesso G.I.P. sempre su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria.

Le indagini dei Carabinieri, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, hanno consentito di confermare e documentare che la cosca, nonostante i colpi inferti recentemente con le operazioni "Crimine", "ADA" e "Sipario", abbia persistito in un'infiltrazione pervasiva all'interno della comunità, riuscendo a condizionarne le attività economiche e le scelte politiche. Le investigazioni hanno focalizzato l'attenzione sulle attività della cosca ed hanno consentito di accertare che la potente organizzazione criminale, con strumenti, condotte e dinamiche tipiche e consolidate della criminalità organizzata avrebbe condizionato le attività imprenditoriali nel settore edilizio, sia pubblico che privato, attraverso il controllo di imprese locali e, più in generale, tutte le attività produttive, subordinando al proprio benestare e consenso l'inizio di qualunque attività economica, attraverso il pagamento del pizzo e l'imposizione delle forniture e della manodopera; ed ha, in alcuni casi, indirizzato l'aggiudicazione delle gare d'appalto e lavori in favore di imprese riconducibili alla cosca.

Alla base del provvedimento di fermo della Procura Distrettuale vi è il pericolo di fuga dei primi due indagati, che erano al corrente del rapporto di collaborazione instaurato da Giuseppe Ambrogio con la magistratura anche prima dell'esecuzione dell'operazione "Sipario". Nel corso dell'indagine è emersa, inoltre, la facilità con cui gli affiliati asseriscono di poter accedere ad informazioni a carattere riservato, unitamente alla consapevolezza degli stessi, ed in particolare di Gianpaolo Chilà e Carmelo Iamonte, di divenire oggetto di provvedimenti di carcerazione. Iamonte Carmelo, infatti, temendo di essere nuovamente colpito dall'ennesimo provvedimento giudiziario di carcerazione, provvedeva periodicamente alla bonifica della propria abitazione.

L'attività di indagine, avviata nel dicembre del 2013, si inserisce in una più ampia manovra investigativa condotta negli anni dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Reggio Calabria nel contrasto della 'ndrangheta nelle articolazioni territoriali storicamente egemoni nel comprensorio di Melito di Porto Salvo (RC) ed ha consentito di documentare che attualmente Carmelo Iamonte è il capo indiscusso dell'omonima cosca. In relazione alla figura di quest'ultimo, dalle investigazioni è emerso in sintesi che è lo stesso Iamonte che si attribuisce il ruolo di capo assoluto del sodalizio, nella misura in cui afferma che, se lui fosse stato libero, non sarebbero di certo stati commessi i gravi errori nella gestione del sodalizio che avevano condotto all'operazione "ADA"; Iamonte è partecipe dei destini della sua organizzazione, anche quando le vicende giudiziarie non lo toccano direttamente; il carisma di Iamonte è tale che a lui si sarebbe rivolto perfino un avvocato reclamando di non avere nessun imputato da difendere per il processo "ADA"; è lo stesso Iamonte ad avallare la credibilità del collaboratore Giuseppe Ambrogio, nel momento in cui critica i personaggi più autorevoli che avrebbero condiviso notizie riservate dell'associazione con Ambrogio, soggetti quali il fratello Remingo, Antonino Tripodi "barrista" e lo zio del collaboratore, Lorenzo Marino.

Per quanto attiene la figura di Chilà, lo stesso viene indicato da Ambrogio come affiliato alla cosca Iamonte, appartenente alla "società minore" della "locale" di Melito Porto Salvo.

L'esecuzione dell'operazione "Sipario", maturata a termine del lavoro investigativo teso a riscontrare le dichiarazioni rese da Giuseppe Ambrogio, si presenta come un evento già annunciato, atteso che gli affiliati sono risultati essere già al corrente del rapporto di collaborazione instaurato da Ambrogio con la magistratura.

Le conversazioni telefoniche nonché quelle ambientali intercettate a bordo dell'autovettura di Chilà, nelle ore immediatamente successive all'esecuzione degli arresti, sono indicative dell'appartenenza di quest'ultimo all'organizzazione criminale facente capo alla famiglia Iamonte: Chilà appare in palese stato di agitazione ed esterna il disappunto nei confronti di Demetrio Iachino, colpevole di non averlo notiziato subito dell'accaduto.

Dalle intercettazioni emerge, inoltre, come tra le priorità cui Chilà deve subito far fronte vi sia la gestione del circolo "La Fontana" - che Chilà condivideva con Giuseppe Romeo Iaria - e dietro al quale, alla luce di quanto rivelato da altri indagati, si celerebbero gli interessi economici degli appartenenti alla medesima cosca.

In relazione alla condotta dei due cugini Verduci, le indagini avrebbero consentito di dimostrarne l'intraneità alla cosca Iamonte, emersa già dal contenuto di alcune conversazioni telefoniche captate nell'ambito dell'operazione "ADA", di cui, successivamente, uno dei due conversanti - Ambrogio, divenuto collaboratore di giustizia - avrebbe confermato contenuto, significato e rilevanza specifica rispetto a quanto già dedotto all'epoca dagli investigatori.

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Tito Nastasi, PD, invita il Ministro Lorenzin a visitare l'Ospedale di Melito

Tito Nastasi (PD di Melito di Porto Salvo) si sofferma sulla questione “Ospedale Tiberio Evoli”.

Nastasi afferma: “Il PD a qualsiasi livello deve farsi carico con impegni precisi, di attenzionare la questione e cercare di portare proposte nei tavoli istituzionali competenti (Regione e Governo) affinché vi sia un’azione di rilancio opportuna per il nostro nosocomio”.

Nella nota si legge: “Senza tornare troppo lontano nel tempo e riprendere dolorosi argomenti che riguardano l’Ospedale, come la chiusura del punto nascite in primis, ciò che da’ il vero senso della politica del centro-destra in Regione Calabria o per meglio dire della politica che ha attuato Scopelliti è quello che in “campagna elettorale“, con l’ennesima presa per i fondelli, lui ha perpetrato nei confronti dell’Ospedale di Melito P.S. e di tutti coloro che ne devono usufruire.

Mi riferisco al Poliambulatorio inaugurato con tanto di passerella e di belle parole, con operai che hanno lavorato anche di notte in quei giorni per terminare il tutto, e che ancora oggi è una struttura chiusa, non utilizzabile e che porta il segno dell’ennesima beffa perpetrata dal centro-destra regionale nei confronti dei calabresi!

Chiedo ufficialmente che il mio partito, il PD, e mi rivolgo in particolare al segretario provinciale e al segretario regionale, prenda l’impegno di portare nei tavoli istituzionali la questione “SANITA’ CALABRESE“. Non è possibile che per curarsi bisogna andare fuori regione o fare delle file da svilimento in quei pochi Ospedali che ancora tra mille difficoltà garantiscono le cure idonee al paziente.

E’ inconcepibile che nella provincia di Reggio, due Ospedali come quello di Melito P.S. e di Locri vengano depotenziati o ridotti ad Ospedali di passaggio, e intasare l’ospedale Riuniti di Reggio Calabria o altri ospedali che stanno per implodere, non garantendo la possibilità di curare il paziente in modo opportuno, con condizioni lavorative per i medici e per tutto il personale non consone al tipo di attività da svolgere.

La cura dei malati va messa al primo posto dalla politica, non possiamo più aspettare, le esigenze dei malati sono tante e tali che ci vogliono soluzioni immediate!

La politica, e in particolar modo quella calabrese, ha il dovere di proporre soluzioni che portino la nostra sanità a livelli decorosi e che mirino in modo strategico a garantire ai nostri territori, ospedali che hanno i servizi necessari per far sì che la gente dell’entroterra per curarsi non debba fare 50 chilometri con il rischio di non arrivare in tempo”.

Nastasi conclude: “Invitiamo come circolo del PD di Melito P.S. il Ministro della salute Lorenzin a venire a visitare l’Ospedale di Melito, a constatare che un’area così vasta come quella della jonica non può non avere ospedali che garantiscano i livelli essenziali di assistenza. Non possiamo essere considerati popolo da terzo mondo, abbiamo gli stessi diritti degli altri cittadini italiani.

La politica deve finirla di ricordarsi della Calabria solo ed esclusivamente quando vi sono le tornate elettorali, siamo stanchi di tutto questo, vogliamo risposte, vogliamo essere considerati per la dignità umana che portiamo. La Calabria e la provincia di Reggio Calabria non possono essere escluse da un progetto di rilancio che Renzi e il suo governo stanno attuando per l’Italia tutta.”

Tito Nastasi (PD Melito Porto Salvo)

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'Ndrangheta, Melito: Arrestato Carmelo Iamonte

Ritorna in carcere il presunto boss della 'ndrangheta Carmelo Iamonte, di 49 anni. 

Iamonte, nella notte di mercoledì scorso (16 luglio 2014 ndr), è stato colpito da un decreto di fermo emesso dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, eseguito dai Carabinieri della locale Compagnia diretta dal capitano Gennaro Cascone, che ha fatto finire in manette anche Gianpaolo Chilà. 

Su Carmelo Iamonte pesano la dichiarazioni del collaboratore di giustizia, Giuseppe Ambrogio. Per lui l'accusa è  di associazione per delinquere di stampo mafioso, reato che lo aveva già visto finire nel mirino degli inquirenti all'epoca dell'operazione "Rose Rosse" e in "Ramo Spezzato".

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