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Locri. Relazione del preside Bruno Pelle alla presentazione del libro di Fortunato Nucera su P. Stefano De Fiore

  •   Redazione
Locri. Relazione del preside Bruno Pelle alla presentazione del libro di Fortunato Nucera su P. Stefano De Fiore

Relazione del preside Bruno Pelle.

Locri - Archivio di Stato 22/9/2018.

«P. Stefano De Fiores, Sanluchese di origine, è stato un mariologo di fama internazionale, un profondo conoscitore della teologia, un critico d’arte, un eccellente professore di università, un autore di numerose pubblicazioni ed articoli: una personalità poliedrica, eccezionale, non facilmente  riducibile nelle coordinate di un libro. 

”Scrivere di lui - afferma P. Spagnolo - è compito arduo. Non è facile per nessuno”.

F. Nocera lo sa. Tuttavia sente il bisogno, per attaccamento alla sua terra e per l’importanza del personaggio, diventato, sotto il profilo sociale e religioso, simbolo di una S. Luca destinata a rinascere, di scrivere una biografia “se non altro per tracciare un segno seguendo il quale, qualcuno più capace…possa un giorno comporre una biografia più completa, documentata e aggiornata”.

E “Nocera - scrive ancora Spagnolo -  lo fa, anche se in modo dimesso. Lo fa con il cuor, senza grandi pretese”.

Ed una biografia è, una biografia con immagini, io direi per immagini, perché attraverso di esse si coniuga meglio e si potenzia il dire dell’autore.

Una biografia scandita quasi con il calendario in mano, dalla culla alla tomba, minuziosa, scavata nei documenti, talvolta inediti e testimonianze autorevoli, e , pertanto, preziosa ed utilissima a chiunque si voglia cimentare a scrivere dell’argomento. Anzi chi volesse scrivere sull’argomento, ritengo, non potrebbe fare a meno di riferirsi a questo lavoro, costruito in chiave oggettiva e con onestà intellettuale.

Il volume, stampato nel maggio 2018 presso Grafiche Spataro snc di Ardore, si compone di 154 pagine, divise in 14 capitoli, più un’introduzione, una premessa ed una appendice di giudizi e dell’elenco delle opere di P. Stefano con ben 104 fotografie.

Si apre con una preghiera di P. Stefano allo Spirito Santo, artefice delle cose impossibili. Dice tra l’altro, rivolgendosi allo Spirito Santo:

“…Tu solo strappi dall’uomo peccatore il cuore di sasso/ e gli trapianti un cuore di carne…” e si chiude con una poesia per P. Stefano di F. Nocera, della quale si sottolinea il sentimento popolare alla sua morte: “ci sentiamo orfani / della sua rassicurante figura,/dell’amore sconfinato per noi,/del suo illuminato esempio,/della sua sapienza e mansuetudine./Ma sappiamo che dal suo scranno  celeste /ci osserva con tenero sguardo...”.

Un vuoto per la scomparsa, ma la certezza della sua protezione dall’alto.

Significativa la copertina: un autoritratto di P. Stefano e un sottotitolo “una vita per la Theotokos”: dire P. Stefano e dire l’innamorato della Theotocos (la vergine Maria) è la stessa identica cosa.

Quasi a proposito l’autore tra le prime foto mette un simbolo dei pellegrinaggi polsiani, il ponte della Sedia ,costruito dall’impresario De Fiores, padre di P. Stefano e si chiude con il richiamo al popolare  e secolare canto in onore della madonna di Polsi “bonasira vi dicu a vui madonna”,tanto caro a P.Stefano e, pertanto,cantato dalle donne, alla conclusione del suo rito funebre  nella chiesa di S.Luca, quasi a coronare tutto il suo percorso di vita da Polsi a Polsi. Si perché Polsi è il luogo  che ha visto bambino De Fiores, dove la famiglia  nel 1946 si era trasferita, al servizio della Madonna, per un voto alla vergine, e lo ha foggiato nella sua vocazione umana e sacerdotale, indirizzandolo alla famiglia monfortana, sotto la guida del Superiore Don Antonino Pelle, molto attento alla promozione e cura delle vocazioni.

Polsi e P. Stefano stanno in una continua simbiosi.

L’autore,quindi, segue passo passo la carriera di studente del Nostro a Redona di Bergamo, a Castiglione  Torinese e a Loreto dove, nel 1959, viene ordinato sacerdote.  Con l’ordinazione l’apostolato: professore di Storia dell’arte nello Scolasticato monfortano di Roma, incarico che mantiene dal 1963 al 1964.

Ma il suo obiettivo erano gli studi e le ricerche mariologiche e teologiche, per le quali era necessaria, a suo avviso, anche la conoscenza della lingua tedesca. Si scrive pertanto al Goethe Institut di Roma per frequentare i corsi di lingua tedesca e poi va in Germania a perfezionarli. E intanto continua per conto suo  gli studi di Storia dell’arte, musica e storia della letteratura italiana.

“Per potere porgere in maniera proficua il Vangelo ci vuole cultura”, soleva dire Don Antonino Pelle, e P. Stefano, sua creatura spirituale, lo ha seguito.

Il 1968 è un anno importante:la pubblicazione di Maria nel mistero di Cristo e della Chiesa,un libro di esordio che stupisce molti  critici della materia ed è accolto favorevolmente. Tale pubblicazione certamente favorì l’ingresso di P. Stefano nella storica Associazione mariana francese di ricerca e riflessione teologica sulla figura di Maria.”

Dal 1972 ha inizio il suo itinerario di docente universitario presso la Pontificia Facoltà teologica Marianum, che manterrà fino al termine dei suoi giorni.

Continua, intanto, i suoi studi, conseguendo il dottorato in Teologia spirituale summa cum laude nella Pontificia Università Gregoriana (1973). Dal 1975  diviene membro della Pontificia Academia mariana internationalis; dal 1976 al  1982 è superiore e direttore del Centro Mariano monfortano e dal 1976 al 1986 è direttore del Collegamento Mariano nazionale. Nel 1986 viene eletto Padre Superiore provinciale della Provincia monfortana italiana fino al 1989, incarico che lo porta nelle comunità missionarie della sua Congregazione di diversi paesi dell’America latina e dell’Africa.

Contemporaneamente cura parecchie pubblicazioni.

Polsi, però, è nel suo cuore. Nel 1988 vi torna per un convegno, partecipandovi con una importante relazione su “Polsi nel settecento alla luce dei documenti inediti nell’archivio di Stato di Ascoli Piceno” , sottolineando una scoperta sensazionale,il fondo del Tufo ( 55volumi manoscritti riguardanti la diocesi di Gerace, di un ampio epistolario indirizzati al vescovo di Gerace Mons. Del Tufo).Mantiene intanto i rapporti con La Calabria ed in particolare con Corrado e Don Massimo Alvaro, scrivendo ed organizzando momenti di studio. La ricerca delle nostre radici e della nostra terra è necessaria oltre che doverosa. Così scrive in Memorie storiche 1989:                                               

“…Sono convinto che non si può vivere senza conoscere  le proprie radici e la propria storia. E a nessuno è consentito costruire un futuro migliore senza misurarsi con il tempo  trascorso, che a sua volta proietta luce sull’oggi”  . 

Molti i riconoscimenti ricevuti.

In sintesi c’è nel libro tutta la vita  di P.Stefano de Fiores, raccontata con dovizia  di particolari e con una minuziosità certosina, con chiarezza  e senza eccessi, quasi in punta di piedi, come è nello stile rigoroso del nostro studioso.                                                 

Ritengo che in particolare l’autore abbia voluto sottolineare due aspetti    importanti  per cogliere appieno la figura di P. Stefano:

1) La centralità di Polsi, che lo ha visto bambino al fonte battesimale, che lo ha    motivato ed avviato al sacerdozio, che lo ha seguito nel suo iter formativo e che, soprattutto, ha impresso in lui il senso di attaccamento alla Theotokos, cosa che ha determinato, certamente, le sue scelte di indagini critico - teologiche e di mariologia.  Mi si consenta una battuta:il posto ideale e naturale per accogliere i resti  mortali di P. Stefano è la chiesa di Polsi, così come quelli di Don Antonino Pelle, nel rispetto dei loro desiderata , della loro  fede profonda e “ l’amore per Maria - dice P.Stefano - un amore filiale necessario per arrivare a Cristo”.                                                          

2) Il legame con la Calabria  e con la sua S. Luca, con la cultura e con la fede.

Così in una intervista alla Gazzetta del Sud:

 “…Pur essendo lontano, la Calabria mi è molto cara e vi ritorno volentieri per  veicolare, attraverso la duplice via della cultura e della fede,  i valori umani e cristiani della sua tradizione. Da una Calabria rinnovata e pacificata potrebbero sorgere ancora, come in passato, “torri di giustizia e castelli di utopia” per dirla con Corrado Alvaro, come furono Gioacchino da Fiore,  S.Francesco da Paola e Tommaso Campanella” .

Ha colto bene la portata  storico - religioso - sociale di P. Stefano  il compianto Prof.  Pasquino Crupi quando  di  Lui scrisse:

“…Passerà alla storia come un gigante del pensiero meridionalista - pensiero europeo ,pensiero mediterraneo - che ha restituito alle manifestazioni totali della fede del popolo onore, dignità, decoro,splendore della civiltà cristiana. Contro ogni immaginazione della teologia togata”.

Manca, è vero, nel libro uno spaccato critico del pensiero teologico del mariologo P. Stefano, ma non era  certamente negli obiettivi di Fortunato Nocera, che, scrive bene P. Spagnolo, da buon fotografo ”fa vedere attraverso flasch e fotografie la vita e la vasta opera del mariologo di fama internazionale”..

Nel cinquantesimo del suo sacerdozio la Fondazione Corrado Alvaro, per i tipi di Arti Grafiche Edizioni, curò in  omaggio a P. Stefano la pubblicazione del libro Da Polsi a Loreto con Maria nel cuore.

Sarebbe ora  doveroso chiudere il cerchio, scrivendo Da Loreto a Polsi, e sottolineare il grido di P. Stefano, in nome e con la forza della Theotocos, di Maria che portava nel cuore, di un  “no forte alla ricerca della ricchezza portatrice di sanguinose faide paesane, difficili da cicatrizzare. Il caro vecchio paese di S. Luca non poteva essere sfigurato dal male, dalla ndrangheta vendicatrice e assassina. Solo se si cambiava rotta aveva ancora un senso celebrare la novena della Madonna e andare in pellegrinaggio a Polsi ”(stralcio di un’omelia di P. Stefano riportata da Gianni Carteri) 

Questo lavoro di Fortunato Nocera è, senza dubbio , un libro degno di essere letto se si vuole conoscere la personalità e  l’opera di P. Stefano, figlio illustre della nostra terra . 

Grazie Fortunato per avermi fatto rivisitare una figura, che ho avuto la gioia di conoscere in quel di Polsi, nella semplicità del suo essere persona come tutti, ma dal profondo sentire teologico, che sapeva sbriciolare  nei parametri della comprensione anche dell’uomo della strada.

.                                                                                                 Bruno Pelle