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La Fontana di Sant'Anna a Staiti

  •   Redazione
La Fontana di Sant'Anna a Staiti

di Fortunato Stelitano - Il XIX secolo si concludeva per Staiti positivamente. La lunga controversia demaniale contro i baroni De Blasio sul possesso di un quarto delle foreste Aizzana e Linarè si era intanto spostata presso la Corte di Appello di Catanzaro e Raffaele Alfonso Ricciardi pubblicava le sue importanti Memorie storico – feudali sul paese. Da più parti si cominciava a parlare della costituzione di un Corpo Musicale cittadino e della necessità di costruire un Palazzo municipale, durante gli anni del lungo mandato amministrativo del cavaliere Luca Violi.

Il Novecento iniziò sostenuto da un progressivo incremento demografico, ma già nel 1907 cominciarono i problemi: la Pretura venne trasferita alla Marina, così come la sede notarile l'anno successivo. Il terremoto del 23 ottobre 1907, con epicentro Ferruzzano, segnò profondamente anche Staiti: si registrarono danni alle abitazioni, alla Chiesa matrice, al campanile e una frana minacciava l'abitato; in parte avranno anche influito le lesioni che il patrimonio edilizio aveva subito con le precedenti scosse del 1894 e del 1905.

Per i terremotati vennero costruite le prime baracche poco sotto la chiesa di Sant'Anna, lungo la vecchia strada di collegamento con la pianura e la costa e ben presto sorse il problema di fornire di acqua potabile il nuovo agglomerato.

Il 28 maggio 1908 in Consiglio comunale venne presentata la proposta per il “trasporto dell'acqua della fontana Grotti alla Chiesa di Sant'Anna”, ma venne in quella sede rigettata. Venne il terremoto del 28 dicembre 1908 e le condizioni dei terremotati peggiorarono. L'anno dopo, la stessa proposta fu all'ordine del giorno della seduta del 26 settembre durante la quale il Consiglio deliberò la costruzione della tanto attesa fontana. Dalla Delibera del 9 dicembre 1909 sappiamo che era intervenuto anche il genio civile che “portò l'acqua delle Grotti a Sant'Anna dove eran costruite le baracche per i terremotati”.

La sorgente scaturiva poco sotto la Fontana della Rocca, insieme alla quale, per i tre secoli precedenti, aveva costituito il punto di rifornimento più vicino per la popolazione, al tempo in cui le abitazioni erano ancora sprovviste degli allacci individuali. La buona qualità delle loro acque emerge già nell'Apprezzo del 1689, dal quale risulta che alle loro sorgenti attingevano anche gli abitanti dei paesi vicini.

Il manufatto rispecchia quella che doveva essere una classica fontana con pilastro principale dal quale si originano tre cannelle per la fuoriuscita dell'acqua. L'acqua della cannella principale va ad alimentare il grande piatto sottostante dal quale, attraverso due canaletti di debordamento, defluisce nelle due vasche laterali che fungono da abbeveratoi, fondamentali per l'abbeveraggio delle greggi e degli animali da soma, numerosissimi in un tempo in cui l'allevamento e l'agricoltura costituivano, insieme all'artigianato, le attività principali dalle quali la popolazione traeva sussistenza.

Da allora la fontana di Sant'Anna rimase continuamente in funzione rifornendo di acqua potabile la popolazione e sostenendo, tra l'altro, la sopravvivenza degli allevamenti e degli orti delle abitazioni vicine, grazie anche a una portata quasi sempre regolare in un territorio povero di sorgenti soprattutto durante la stagione estiva.


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