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Serra San Bruno: Comune vende alberi secolari per fare cassa, cittá in rivolta

  •   Redazione
Serra San Bruno Serra San Bruno

Il Comune di Serra San Bruno ha deciso di fare cassa vendendo anche gli alberi secolari. In tempi di crisi, l'amministrazione del sindaco Bruno Rosi ha deciso di non andare troppo per il sottile e di tagliare uno dei boschi più pregiati del territorio serrese. Una scelta che ha subito scatenato una rivolta che sta attraversando il web.

Secondo una delibera comunale, il 25 marzo prossimo avrà luogo l'asta pubblica, con il sistema delle offerte segrete, per la vendita di materiale legnoso ottenuto dal taglio di tre lotti appartenenti al demanio comunale "Archiforo".

Si tratta di boschi che si trovano nel cuore del Parco naturale regionale delle Serre, indicato "come sito di importanza comunitaria - zona di riserva generale orientata".

Nel dettaglio, il bando di gara riguarda l'abbattimento di 2.603 piante di cui ben 1.090 esemplari di rarissimo abete bianco, conosciuto come il "principe dei boschi". Questi giganti della montagna saranno trasformati in legna per l'industria nel tentativo di risanare il deficit di Bilancio, ma per il territorio significherà privarsi di un patrimonio più unico che raro.

Basta pensare che fra i tronchi "martellati" (cioè marchiati dai tecnici comunali per essere tagliati), c'è quello di un esemplare che potrebbe essere il più grande d'Europa: un abete bianco alto più di 55 metri e che ha un tronco di 5,5 metri di circonferenza.

Per avere un termine di paragone, i naturalisti della zona come Pino Pisani ricordano che il Corpo forestale dello Stato, in una ricerca effettuata alcuni anni fa in Trentino, ha classificato l'Avez del Prinzipe di Lavarone (in provincia di Trento) - un abete bianco di 50 metri di altezza e con una circonferenza di 4,8 metri, dunque poù piccolo dell'esemplare calabrese - come albero monumentale più grande d'Europa.

Tra l'altro, i boschi secolari delle Serre non sono nuovi a massicce operazioni di taglio. Solo negli ultimi 13 mesi sono stati abbattuti 9.291 alberi.

La scelta dell'amministrazione comunale di Serra San Bruno ha fatto saltare sulla sedia anche l'ex sindaco Bruno Censore, oggi parlamentare del Pd, che assieme a Ermete Realacci ha presentato un'interrogazione al ministro dell'Ambiente, Gianluca Galletti, per chiedere il blocco della procedura. Censore, tra l'altro, ha anche già scritto alla Forestale e ad altre autorità a cui ha chiesto di vigilare sulle decisioni dell'amministrazione per "scongiurare un ulteriore danno all'ambiente oltre che alla comunità delle Serre".

Lo stesso Giuseppe Graziano, comandante regionale del Corpo forestale, ha auspicato "un passo indietro" della giunta comunale: "Attualmente stiamo verificando le caratteristiche di questa pianta e il suo stato vegetativo affinché venga censita.

I Patriarchi, capostipiti dei nostri boschi, rappresentano un patrimonio per la biodiversità e per le generazioni future che devono essere individuati e tutelati, e che rappresentano per la Calabria un patrimonio da rispettare, salvaguardare e godere".