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In Aspromonte
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Trame. 8, quarta giornata. Tizian: "politica sostenga progetto del tribunale dei minori di Reggio"

Paci: «scelta scorta non può dipendere da valutazioni politiche». 

De Grazia: «coalizione con 11 liste, se non è mafia è metodo che ci si avvicina».

Dalla riflessione sul terzo scioglimento del consiglio comunale lametino alle ramificazioni della 'ndrangeta in Emilia scovate grazie alle inchieste di un gruppo di liceali, all'esperienza portata avanti dal tribunale dei minorenni di Reggio Calabria guidato dal giudice Roberto Di Bella, che dal 2012 ha dato il via alle procedure di allontanamento dei minori da contesti familiari segnati da metodi educativi mafiosi. Un'altra serata ricca di temi e protagonisti a Trame. 3, che si concluderà questa sera a Lamezia Terme.

"Il lavoro del giudice Roberto Di Bella al tribunale dei minorenni di Reggio Calabria vuole salvare la quarta generazione della 'ndrangheta, i figli di quei trentenni e quarantenni che oggi sono alla guida di potenti cosche calabresi. Allontanare i minori da situazioni familiari in cui vi sono concrete possibilità che un bambino diventi un futuro "padrino", offrire a questi ragazzi un'opportunità di cambiare, è l'unica speranza per questa terra", così il giornalista Giovanni Tizian che a Trame.8 ha presentato il libro "Rinnega tuo padre" (Laterza), un viaggio-inchiesta tra storie di figli che rinnegano i padri e di madri coraggiose che hanno scelto di abbandonare al proprio destino i mariti fedeli solo alle leggi del clan. E proprio sul tribunale dei minorenni, Tizian dichiara "l'ottimo lavoro del Tribunale dei minorenni di Reggio Calabria non è appoggiato da nessun intervento normativo a livello nazionale. Si basa tutto sul lavoro dei volontari e delle associazioni. Per questo quando sentiamo parlare di lotta alla mafia da parte di esponenti politici, lascia perplessi il fatto che nessuno si sia ancora interessato a questo progetto. Su 50 casi di bambini allontanati da famiglie di 'ndrangheta dal 2012 ad oggi, molti hanno avuto una concreta possibilità di cambiare vita. A Roma devono capire tutto questo."

Del caso Lamezia, primo Comune  con più di quindicimila abitanti ad essere sciolto per tre volte, si è parlato nell'incontro sul libro dell'avvocato lametino Mario De Grazia "La notte della città. Storie di ordinaria collusione e di tre scioglimenti" presentato insieme al sociologo Vittorio Mete e al giornalista Attilio Bolzoni. Per Mete "i tre scioglimenti di Lamezia ci dicono che non è soltanto un problema di infiltrazioni mafiose, ma è questione di come viene gestita la politica locale e di meccanismi deviati di raccolta del consenso". Su questo De Grazia ha aggiunto " se una coalizione imbarca undici liste e quasi trecento candidati al consiglio comunale, se non è mafia è un metodo che ci si avvicina". "La  legge sugli scioglimenti – ha concluso De Grazia - è una risposta importante rispetto alle collusioni della 'ndrangheta con la politica, ma per farla funzionare bisogna lavorare sul post scioglimento. Questa legge interrompe la malattia, ma non cura il malato che rischia di ammalarsi di nuovo".  

A partire da vicende quotidiane, come il caso di una discoteca collegata ad un'esponente delle 'ndrine, il giovane Elia Minari ha scoperchiato il vaso di pandora della 'ndrangheta in Emilia, descrivendo nelle pagine del libro "Guardare la mafia negli occhi" (Rizzoli)  un contesto in cui "sono gli stessi imprenditori emiliani a bussare alle porte della 'ndrangheta, a voler a tutti i costi negare la realtà nel segno di una sorta di omertà nordica".  L'incontro con Minari conclude il progetto #Trameoff, percorso promosso dalla Fondazione Trame insieme all'Associazione Antiracket Lamezia Onlus, che ha coinvolto gli studenti di tutti gli istituti superiori lametini. #Trameoff si inserisce nell'ambito del progetto "Ti Leggo", promosso dalla Treccani dal 2016, di cui Lamezia è uno degli avamposti in tutta Italia. Sulla questione delle scorte, l'intervento del procuratore aggiunto di Reggio Calabria Gaetano Paci per il quale "assegnare un sistema di protezione personale a qualcuno è una scelta che si basa sulla valutazione di un rischio, concreto o potenziale,  fondato su elementi oggettivi. Sicuramente ci saranno stati abusi in passato, ma certamente la scorta non è una scelta che può essere oggetto di valutazioni politiche".

Tra gli altri incontri della giornata, un quadro sul terrorismo internazionale con il giudice della Corte penale internazionale Rosario Aitala e lo scrittore Andrea Di Consoli.  Innovazione sociale  e valorizzazione dei beni culturali nel focus con il direttore del Museo Archeologico di Reggio Calabria Carmelo Malacrino, il direttore del parco valle dei templi di Agrigento Giuseppe Parello, il fondatore del Farm Cultural Park Andrea Bartoli. Ha presentato il suo ultimo noir "La morte nomade. Yeruldegger" Ian Manook, terzo romanzo della trilogia del romanziere franco-armeno tradotto in più di dieci lingue.  A concludere la giornata, lo spettacolo del giornalista Attilio Bolzoni, realizzato con la collaborazione dell'attore Marco Gambino e per la regia di Manuela Ruggiero, dal titolo "Parole d'onore. Le voci della mafia", performance teatrale in cui personaggi come Tommaso Buscetta, Totò Riina, Michele Greco e altri esponenti di Cosa Nostra hanno preso vita attraverso la magistrale interpretazione di Gambino che ha riproposto sul palco le loro testimonianze rese ai giudici nei tanti processi di mafia.

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Il mio migliore amico è razzista

di Gioacchino Criaco - È cominciato non fermandomi più a parlare con i vecchi. Sapete, quegli anziani che s’incontrano nelle file: alle poste, alle casse dei supermercati, negli sportelli accettazione degli ospedali. Con loro l’empatia era immediata, profumavano quasi sempre di detersivo, di panni appena usciti dalla lavatrice. Ce l’avevano con i negher, gli zingari, gli altri, tutti quelli strani, insomma, che turbavano un mondo altrimenti perfetto. Qualche anno fa i toni erano pacati, ti lasciavano lo spazio di un ragionamento, lo spiraglio per il dubbio che le cose stessero diversamente. I vecchi di rado, adesso, odorano di panni appena levati dallo stendino. Sanno dell’acido del bicarbonato e attaccano improperi infiniti contro chiunque sgarri dalla loro normalità. Ed è un soliloquio chiunque s’incontra in giro: vecchio, giovane, donna, uomo. C’è un mondo “normale” che si sente in pericolo. E il sollievo dura poco pure quando t’imbatti in qualcuno che si oppone all’andazzo, perché anche se si difendono zingari e neri, ravanando ravanando anche i più buoni una categoria su cui convergere sparando la trovano. Ma non è che l’epica dell’odio sia un’infezione arrivata di colpo a infettare una società santa. La fiele c’è sempre stata, basta guardare al passato, tutto, senza la polvere dell’ipocrisia. La società umana naviga da sempre nell’intolleranza, la sopraffazione, fermandosi solo ogni tanto in porti di quiete. Oggi quello che è caduto è il velo della vergogna: essere cattivi non è un peccato. Pare quasi una virtù, che unifica i normali. Odiare è bello, legittimo. Perché l’odio ce lo hanno insegnato per anni politici di ogni colore, sacerdoti di ogni credo e intellettuali di ogni collocazione. E ora è tardi per imputare  agli ultimi arrivati la deriva del male. Tutti ci hanno giocato a indicare bersagli da abbattere, dimenticando che la fede, la cultura, la politica dovevano essere la diga all’odio che nel popolo e in chi viene tenuto in condizioni precarie rappresenta un elemento naturale. Tutti hanno caricato di male la gente, così tanto, che ora sarà complicato riportare la malvagità negli alvei di una normale tendenza umana. Il popolo è normalmente razzista e odiatore, ora da vittima ora da protagonista, come lo è sempre stato, solo che si sperava che il trascorrere del tempo portasse migliorie automatiche. Il bene, invece, non è un automatismo, è un frutto a coltivazione lenta, è la speranza evolutiva. Non è il popolo a essere cattivo o razzista, è semplicemente incapace di produrre politici, sacerdoti e intellettuali in grado di portare l’umanità fuori dalla caverna. Il governo attuale non è il frutto di un mondo che è stato perfetto fino a ieri; è il figlio dell’indecenza di un’intera classe politica, intellettuale e clericale, che per cinquant’anni il popolo lo ha solo disprezzato. A me, spiace che il morbo dell’intolleranza sia cieco, e colpisca a taglio paro, così con l’odio assiso a valore, scopri ogni giorno facce livide che ti sono sempre state familiari. E non ti resta che sperare: che non siano cattivi o razzisti, ma solo confusi. E che il morbo che s’è preso pure il tuo migliore amico sia guaribile.      

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Viola Reggio Calabria: Precisazione in merito al trasferimento di Agustin Fabi alla Benacquista Latina

  • Published in Sport

La Viola Reggio Calabria è ,come ben noto a tutti gli organi di comunicazione, in silenzio stampa da oltre un mese, nelle more di un giudizio ad oggi pendente ed in attesa di risoluzione presso l'Alta Corte del Coni. Silenzio stampa doveroso nel rispetto dell'attività degli organi giudicanti.

Siamo tuttavia costretti ad interrompere tale silenzio per fare delle precisazioni sull'ennesima vergognosa speculazione ai danni della Viola Reggio Calabria.

Apprendiamo da un comunicato ufficiale della U.S Benacquista Latina che il giocatore Agustin Fabi avrebbe firmato con la suddetta società un accordo annuale con l'opzione per il secondo anno. Un'azione irrispettosa perché in violazione dell'accordo attualmente in essere tra le parti oltre che dei doveri connaturati al tesseramento presso la predetta società, in quanto il giocatore è ad oggi un tesserato della Viola Reggio Calabria in virtù di un contratto ancora vigente con scadenza al 30 Giugno 2019.

La società ha dato mandato ai suoi legali riservando ogni azione di tipo legale e/o disciplinare.

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