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In Aspromonte
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Escursioni. Domenica 11 febbraio "Gente in Aspromonte" andrà sul Crinale "da Rocca Ntronata" (Platì)

  •   Redazione
Escursioni. Domenica 11 febbraio "Gente in Aspromonte" andrà sul Crinale "da Rocca Ntronata" (Platì)

Il Crinale "da Rocca Ntronata"

Sulle cime più conosciute dell’Aspromonte ci sono anche valli nascoste e poco frequentate di magica bellezza con ampie viste a 360° gradi. Questo splendido sentiero a due passi dai centri abitati si sviluppa tutto in cresta con un percorso che raggiunge più angolazioni con relativa facilità e permette di spaziare su panorami immensi in un ambiente totalmente integro. Uno spartiacque tra il borgo di Cirella e il paese di Platì. Si cammina lungo le mulattiere che un tempo collegavano questi piccoli borghi con il centro abitato. La cornice migliore di questo sentiero è il lentisco, una pianta aromatica, rustica, con poche esigenze, utilizzata da secoli nell'antica medicina tradizionale, ricca di acidi grassi essenziali ed utile come anti arrossante, cicatrizzante, astringente, idratante e nutriente. Si adatta a qualunque tipo di suolo, sopporta agevolmente periodi di siccità,i frutti sono piccoli drupe che assumono diversi colori secondo il grado di maturazione, passando dal verde, al rosso chiaro, al rosso scuro quasi nero, quando sono maturi.

ASSOCIAZIONE ESCURSIONISTICA “Gente in Aspromonte” FEDERAZIONE ITALIANA ESCURSIONISMO DAL PROGRAMMA ESCURSIONI 2018

Il Pettine dell’Aspromonte Domenica 11 febbraio.

Itinerario Naturalistico Panoramico Storico ad anello.

Ore: 9.30 Raduno sulla 106 Centro commerciale Bovalino

Ore: 9,45, trasferimento in auto verso il Ponte di Bollarino

Ore: 10.15 partenza escursione

Il Crinale "da Rocca Ntronata"

Tempo Ore:  5.00                                                   Località: Bollarino

Dislivello: 170 slm 380 –                                       Comuni : Platì –

Difficoltà:  T. Turistico

Raduno : a Bovalino presso il parcheggio del centro commerciale Center Gross. Si prosegue verso Natile Nuovo per poi dirigersi verso Platì e, percorsi alcuni chilometri si devia a destra lungo una carrabile che, dopo alcune centinaia di metri, in corrispondenza di un piccolo ponte in cemento, conduce ad uno spiazzo dove si parcheggiano le auto.

Escursione di grande impatto visivo ed emotivo in un angolo dell’Aspromonte Orientale ricco di panorami, nobile nelle architetture e nei paesaggi, che consentirà di entrare con stupore in luoghi tanto vicini quanto splendidi ed ignorati, di ammirare il territorio dall’alto di crinali, circondati da immense solitudini e panorami a perdita d’occhio; l’escursionista si vedrà improvvisamente e quasi inavvertitamente immerso nella maestosità di un mondo agricolo-pastorale che va scomparendo con tutti i suoi bagliori, i suoi colori, i suoi contrasti e le sue ombre.

La cornice ideale di questo sentiero, che si snoda agevole lungo le mulattiere che un tempo collegavano i borghi di Cirella e Platì, è rappresentata dalle siepi di lentisco che per lunghi tratti lo affiancano con il loro verde lussureggiante. Il lentisco è una pianta aromatica, rustica, con poche esigenze, utilizzata da secoli nell’antica medicina tradizionale, ricca di acidi grassi essenziali ed utile come anti arrossante, cicatrizzante, astringente, idratante e nutriente. Si adatta a qualunque tipo di suolo, in virtù delle sue foglie piccole e coriacee sopporta agevolmente lunghi periodi di siccità, i frutti sono piccole drupe che assumono diversi colori a seconda del grado di maturazione, passando dal verde, al rosso chiaro, al rosso scuro quasi nero a piena maturità.

DESCRIZIONE SENTIERO. Si procede in salita lungo una carrareccia fiancheggiata per alcuni tratti da siepi di lentisco e per altri da recinzioni con pali in legno che delimitano aree adibite a pascolo inframmezzate da coltivi ad olivi; siamo sul Serro della Greca; man mano che si sale lo sguardo spazia verso Sud-Ovest, con ampie vedute sulla fiumara di Careri e sul monolite di Pietra Cappa.

Risalta evidente come Pietra Cappa si stacchi, con la sua plastica inconfondibile, come episodio ben isolato dal contesto topografico e morfologico che la accoglie.

Si continua sempre in salita lungo la sterrata che diventa sempre più esile e procede con ampi zig-zag tra aree adibite a pascolo, ricche di sulla e delimitate da ampie siepi di lentisco, fino a raggiungere la parte più alta del crinale a 320m. s.l.m..

Il panorama a questo punto spazia a 360°, inglobando in direzione Nord-Est anche gli abitati di Cirella e Ciminà, con alle spalle l’imponente sagoma del Tre Pizzi e, sullo sfondo, la rupe di Gerace. Volgendo indietro lo sguardo è possibile ammirare tutto il crinale fin qui percorso, che appare come un nastro marrone che si snoda, con le sue ampie spire, tra il verde acceso dei campi di sulla. Si procede poi agevolmente lungo il crinale denominato Serro Longo o Petrorosso, un vero e proprio spartiacque tra il borgo di Cirella e il paese di Platì, attraverso un’antica mulattiera, fino a giungere alla Rocca ‘Ntronata che, attraverso le sue profonde fenditure, mostra i segni indelebili legati all’incessante azione degli agenti atmosferici.

Si continua con agevoli sali-scendi lungo il Serro Polito con un panorama mozzafiato che spazia a 360°, inglobando a Nord-Ovest l’orlatura della successione di rilievi delle Rocce dell’Agonia, Rocche degli Smalidetti, M. Colaciuri, M. Iacono; verso Sud-Est invece lo sguardo spazia su un vero e proprio mosaico di piccoli appezzamenti a seminativo o pascolo, punteggiati da ciuffi isolati di alberi e delimitati da siepi di lentisco, su caseggiati rurali disseminati nelle C. de San Pietro, Gioppo, Lauro, Senoli i cui comignoli fumanti attestano la vivace laboriosità dei residenti, intenti alla preparazione di latticini o all’affumicatura di salumi.

Questi punti di osservazione privilegiata forniscono preziosi elementi per interpretare certi comportamenti dell’uomo nell’uso e nell’organizzazione del territorio; si delinea una sorta di traccia per ricondurre l’estrema varietà e frammentarietà del paesaggio ad alcune linee essenziali. L’uso che gli uomini istintivamente hanno fatto del territorio in rapporto alle risorse che questo spontaneamente offriva, si manifesta con una partizione abbastanza netta tra le terre più basse dove insistono alcune colture specializzate, anche in serra, e quelle più elevate dove il bosco, il pascolo e le magre colture cerealicole sono i pochi elementi con cui il paesaggio si configura. L’approccio dell’uomo a questi territori interni è complicato anche dai lineamento orografici, sia perché generano un frazionamento ed una dispersione accentuata dei terreni utili, sia perché rendono alquanto disagevole la circolazione; infatti il territorio all’interno risulta accidentato senza che vi si riconosca una successione ordinata tra pianura, collina e montagna, con alternanze inaspettate ed una caratteristica frammentazione e commistione.

Agli occhi dell’escursionista attento risalta evidente l’assetto produttivo agrario che si è protratto inalterato nel corso del tempo : nei grandi appezzamenti di pianura colture specializzate ad indirizzo agrumicolo ed olivicolo; sulle colline e sulle basse pendici montane, predominio del maggese, antica pratica agricola che prevede cicli di coltivazione a graminacee e cicli di riposo durante i quali la terra viene adibita a pascolo; salendo poi di quota si hanno in successione, molto spesso poco netta e confusa, il querceto, il castagneto e, sulle montagne vere e proprie, la foresta d’alto fusto mista di latifoglie e conifere.

Lungo il percorso è facile imbattersi in qualche anziano pastore che a piedi conduce al pascolo il proprio gregge, mantenendo ancora vivo un rapporto tradizionale con la natura, intriso di umiltà, rispetto, nascondimento quasi mimetico, a differenza dei giovani che, guardandosi bene dall’affaticarsi a camminare, controllano le bestie dal chiuso delle cabine delle loro automobili o le inseguono a cavallo di qualche moto roboante.

Giunti ad un bivio, si devia a dx., seguendo la mulattiera che procede agevole in discesa, attraverso un alternarsi di tratti sterrati e tratti selciati, fino a giungere al bel selciato che, fiancheggiato da siepi di lentisco, zig-zagando in discesa, si immette sulla vecchia strada asfaltata, ormai in disuso, che da Bollarino conduceva a Cirella. Si devia a dx. sulla strada asfaltata che in leggera salita, procedendo tra appezzamenti coltivati ad ulivi ed altri adibiti a pascolo o seminativo, conduce, dopo Km. 10,3 di percorso totale, su un pianoro panoramico dove avverrà la sosta pranzo.

Consumato il “frugale” pasto, si procede poi agevolmente, sempre in discesa lungo la carrabile, fino a giungere al luogo di sosta delle auto, punto di partenza dell’escursione.

Inf. Santino Panzera : Tel. 340 3885483


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